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Ucciso dalla polizia turistica messicana perchè non aveva liberato la stanza d’albergo

Ucciso dalla polizia turistica messicana perchè non aveva liberato la stanza d’albergo
Redazione

Playa del carmenTorna a far discutere il caso del giovane bancario trentaquattrenne di Lecce, Simone Renda, morto in Messico a Playa Del Carmen, nel marzo del 2007. Dopo l’apparizione televisiva di ieri della madre del ragazzo, in molti hanno manifestato comunanza di intenti sulla necessità di sensibilizzare ancora l’opinione pubblica sul caso, affinchè venga fatta giustizia per una morte avvenuta in circostanze indubbiamente poco chiare.

I suoi presunti aguzzini sono di recente stati rinviati a giudizio in udienza preliminare a Lecce, grazie all’applicazione della Convenzione di New York del 1988, che prevede la possibilità di richiedere che, nel caso di trattamenti disumani e degradanti, i responsabili siano processati secondo le norme del paese di appartenenza della vittima.

C’è chi avanza una ipotesi di reato di concussione da parte della polizia turistica messicana che, dopo esser stata contattata dai gestori dell’albergo in cui Simone alloggiava, lamentando che quest’ultimo non avesse ancora liberato la stanza allo scadere della permanenza ed entro l’orario stabilito, avrebbe dapprima chiesto alla vittima dei soldi per chiudere un occhio sull’accaduto, ed in un secondo momento, a seguito del rifiuto di simone avrebbero condotto il giovane presso il più vicino comando di polizia in cui, da quel momento in poi, non è dato sapere di preciso cosa sia effettivamente accaduto.

Fatto certo è che Simone è morto dopo tre giorni passati in una cella di isolamento, alcuni dicono per disidratazione, altri per un infarto, altri sostengono a causa delle percosse subite dalla polizia messicana, non dopo aver rifiutato di pagare il suo riscatto, ma solo dopo aver dichiarato di essere in possesso di pochi spiccioli e di una carta di credito inservibile intestata alla madre, da cui non avrebbe potuto comunque effettuare alcun tipo di operazione di prelievo per pagare il prezzo della sua libertà, e si presume che quest’ultimo sia il vero ed unico motivo scatenante della follia criminale degli agenti e di coloro che hanno disposto l’eccessivo e spropositato provvedimento restrittivo della libertà di circolazione del giovane.

Oltre i dubbi e l’annebbiato epilogo e oltre quello che possa essere effettivamente accaduto resta un’ unica certezza, mentre Simone ha perso la vita in una vacanza esotica e per motivi ancora ignoti, il giudice messicano di custodia cautelare, Hermila Balero González, ha sempre dichiarato di aver dato l’ordine di scarcerazione ma che questo, per un motivo che non si conosce ancora, non sia stato mai eseguito.
Nel frattempo si attende l’esito del procedimento penale instauratosi a Lecce, nella speranza di poter ottenere, oltre che giustizia, almeno una certa verità processuale su quanto effettivamente accaduto.

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