Cronaca

La voce delle donne… scende in piazza

La voce delle donne… scende in piazza

di Nunzia Schiavone

Domani partirà, in almeno sessanta  piazze italiane, la mobilitazione denominata “Se non ora quando” promossa da un movimento di opinione femminile che da tempo manifesta attraverso appelli, documenti, lettere e blog la propria indignazione contro tutto ciò che lede quotidianamente la dignità delle donne nel nostro paese e che offende più in generale la loro crescita intellettuale e culturale. Tuttavia la mercificazione del corpo femminile è solo uno dei molteplici elementi di degrado che ha colpito il nostro paese, ma soprattutto rappresenta il segnale di un indebolimento sempre più forte dell’etica pubblica.
Le rappresentazioni e le credenze più diffuse, soprattutto fra le giovani generazioni, sono quelle legate al desiderio di avere un corpo perfetto e un fisico attraente che diventano i mezzi per ottenere una rapida scalata sociale connessa ad un guadagno economico non irrilevante.
Nel 2009 è stato prodotto un documentario diretto da Lorella Zanardo assieme a Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, dal titolo “Il corpo delle donne” che è stato fatto circolare in rete e da cui poi è nato un libro. Quel documentario realizzato selezionando le immagini televisive che avevano in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne restituisce bene lo stereotipo di una donna “perfetta”, tale grazie a invasivi interventi di chirurgia estetica. Donne che professano di essere libere ma che in realtà sono schiave della loro stessa immagine.
Le eccezioni ci sono e riguardano coloro che  hanno avuto la “fortuna” di crescere ispirandosi a modelli differenti rispetto a quelli dominanti, donne consapevoli che per raggiungere dei traguardi  è necessario attendere perché acquisire competenza e professionalità in un settore necessita tempo. Si tratta di quelle donne che non usano il loro corpo come scorciatoia per il successo.
Ma al contrario di quello che spesso viene dichiarato, tutto ciò non è solo una questione politica o lo è solo in parte. Perché non basta denunciare la disapprovazione contro certi costumi. Un modello cresce e diventa sempre più forte in mancanza di alternative. Occorre agire, promuovere modelli diversi, valorizzare il senso critico, recuperare vecchi ideali e individuarne nuovi. Occorre un impegno reale e non solo dichiarato, un impegno serio generatore di cambiamento.
Iniziative come quelle di domani potranno essere efficaci se saranno accompagnate da interventi quotidiani che sostengono  l’affermazione di quel pensiero da cui nasce la denuncia.
Un pensiero connotato dal desiderio di affermazione di unì identità femminile non rappresentata da un immagine grottesca, volgare e umiliante delle donne.
Anche la città di Bari è coinvolta nella mobilitazione che avrà inizio alle ore 10.30 in Piazza del ferrarese.

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