Cronaca

La crisi che… UCCIDE.

La crisi che… UCCIDE.
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
22 APRILE; 13 APRILE 2012; 12 APRILE 2012; 9 APRILE 2012; 5 APRILE 2012; 4 APRILE 2012; 2 APRILE 2012; 29 MARZO; 28 MARZO 2012; 27 MARZO 2012; 23 MARZO 2012; 21 MARZO 2012; 20 MARZO 2012; 15 MARZO 2012; 9 MARZO 2012; 27 FEBBRAIO 2012; 26 FEBBRAIO 2012; 21 FEBBRAIO 2012; 15 FEBBRAIO 2012; 12 DICEMBRE 2011; 10 FEBBRAIO 2011; 13 SETTEMBRE 2010; 2 MARZO 2010.

No, non sono una serie di date messe a caso e, se qualcuno volesse digitare su di un motore di ricerca queste date finirebbe col trovare un palinsesto televisivo, o i risultati delle partite di calcio.
In realtà queste date nascondono un segreto molto più terribile, che ha poco valore se prese singolarmente ma che hanno invece il sapore di una vera e propria tragedia, una strage, se prese insieme.
Nessuna previsione Maya, nessun avvistamento di U.F.O., nessun nuovo calcolo sulla fine del mondo (o forse sì).
Persone comuni, padri di famiglia, giovani ragazzi che, in quelle date, in un momento della loro giornata, invece di fare una telefonata come facevano sempre, o di prendersi un caffè con un amico o un collega, o concludere un contratto o un colloquio di lavoro, hanno deciso ti dire basta alla loro vita.

In quelle 22 date, altrettante persone hanno deciso che, non potendo sostenere il peso della difficoltà economica in cui si trova l’Italia e che, di conseguenza, li ha travolti, era meglio farla finita.
Il loro gesto è accompagnato da un biglietto, una frase, un saluto ai loro familiari, in cui spiega quella azione riferendola all’impossibilità di pagare i debiti, a far fronte ai prestiti delle banche, alla difficoltà di trovare un posto di lavoro.

Alla base di tutto c’è l’aumento delle tasse e la mancanza di liquidità, che mettono a dura prova le imprese e soprattutto le neoimprese. Quasi una su due di queste ultime, secondo quanto si legge  in un rapporto reso noto dalla C.G.I.A. di Mestre,  cioè il 49,6%, chiude i battenti entro il primo quinquennio di attività. In 5 anni, dal 2004 al 2009, il tasso di non sopravvivenza è aumentato del 4,2% nel nostro Paese, raggiungendo il 5,5% in Veneto.

Secondo un’indagine fatta dall’Eurispes, il suicidio legato a motivi economici è passato da un valore di 69 nel 1990 ad un valore di 1.205 nel 2011. Un innalzamento enorme che ci porta a comprendere come le morti dovute per suicidio legato a fattori economici ha raggiunto un valore che da solo è in grado di superare quello per le morti violente.

Il tutto, sempre secondo l’Eurispes, è dovuto ad una forte interdipendenza con la crisi economico – occupazionale. La crisi non ha, quindi, effetti solo sulla produttività e sull’economia su vasta scala, ma incide profondamente nella vita dei singoli, minandone la fiducia, la salute e il benessere psicofisico al punto tale che, in certi casi, l’unica via di fuga possibile sembra essere quella di togliersi la vita. Un preoccupante effetto domino che gli esperti chiamano “effetto Werther”.

Non c’è dubbio che uno dei problemi più sentiti dalle imprese sia il ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Ha sostenuto Giuseppe Bortolussi, presidente C.G.I.A., che <<se lo Stato pagasse i 70 miliardi di euro di debiti accumulati verso i suoi fornitori, il rapporto debito/Pil sfiorerebbe il 125%. Ciò comporterebbe, inevitabilmente, un aumento della spesa pubblica e il rischio di una caduta di credibilità e di fiducia dei mercati finanziari nei confronti del nostro Paese>>.

Gli studiosi contemporanei del suicidio sono convinti che non esiste una struttura di personalità ed una specifica psicodinamica connessa ad esso. Molti configurano il suicidio nella prospettiva di un cambiamento associata, però, ad una consapevolezza di non poterlo realizzare, ma non è possibile attribuire una struttura della personalità ad una specifica psicodinamica connessa al suicidio.

Il suicidio, causato da congiunture sociali ed economiche, riguarda tutti e non dobbiamo restare spettatori passivi, poiché è possibile cogliere i segnali d’allarme lanciati da una persona che medita il suicidio, quali, ad esempio, chi ripete da tempo che la vita non val più la pena di essere vissuta, o mostra agitazione e insonnia, o ancora trascura il proprio aspetto fisico o l’alimentazione, oppure vende beni o cose che gli sono care, come se facesse una sorta di testamento; ma anche repentini e immotivati cambi d’umore possono essere causa di allarme.
(Dott. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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