Cronaca

La questione libica

La questione libica

di Leonardo Rinella
Riconosco la mia profonda ignoranza in politica, specie a livello internazionale, ma credo di conoscere bene la Costituzione repubblicana che all’art. 11 afferma solennemente che l’Italia “ripudia” la guerra come offesa alla libertà degli altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazioni. Il termine “ripudia” è un termine forte che vuol dure molto di più che “rifiuta”; significa “scaccia”, “allontana con sdegno”.

Mi chiedo allora perché l’Italia partecipi ad interventi armati in Libia, dove il capo dello Stato, osannato alcuni mesi fa nel nostro Paese (fino al baciamani) respinge il tentativo, all’interno di quello Stato, di alcuni insorti, di rovesciare quel regime col quale l’Italia ha intessuto rapporti e trattati di amicizia. Questa non è offesa alla libertà del popolo libico che ha il diritto di scegliersi liberamente e con qualsiasi mezzo il governo dal quale intende farsi governare? Si dice che il nostro non è un atto di guerra ma un intervento umanitario per evitare le stragi di inermi civili da parte di Gheddafi e dei suoi sostenitori.

A parte che non mi sembra mai “umanitario” il lancio di bombe, si da il caso che le bombe umanitarie dell’Italia e dei suoi alleati abbiano provocato morti anche fra innocenti civili. Inoltre non  si comprende come mai analoghi interventi umanitari non avvengano in altri paesi dove rivalità etniche e religiose stanno provocando migliaia di morti fra donne, bambini, uomini inermi.

Sarà un caso, ma l’umanità si rizela in quei paesi (Iran e Libia) dove si trovano pozzi di petrolio. Andreotti aveva ragione: pensar male è un peccato ma qualche volta si va molto vicini alla verità.

(Leonardo Rinella, Procuratore Generale Onorario della Cassazione.)

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