Cronaca

La sindrome del lobo medio

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La sindrome del lobo medio
Antonio Catacchio

Che i napoletani, e spesso i campani in genere, vantassero e fossero storicamente ed indiscutibilmente dotati di un’innata sensibilità creativa, su questo non v’è mai stata ombra di dubbio, ma che si arrivasse ad utilizzare in modo così disinvolto e smaliziato un episodio falso, completamente inventato, un finto “caso umano“, pubblicizzandolo via etere al solo fine di procurare un vantaggio economico all’autore del proclama, è indice non solo del gravissimo momento economico che attraversiamo, ma ancor di più, della disperazione che può portare finanche allo sfruttamento di un minorenne, quandanche si tratti di un proprio figlio, pur di vedere il proprio conto in banca aumentare di giorno in giorno con la barbara convinzione, inculcata forse nelle coscienze di tutti gli italiani negli ultimi 30 anni, che “Il Dio Denaro” sia l’unico Dio in grado di poter sconfiggere qualsiasi male.

Ed è proprio mediante il coinvolgimento di una minore “addestrata” (più che istruita) a fingere, come se tutta la vicenda inventata fosse stata “…o vero!“, che spacciando per malata la figlia, la piccola Adelaide, mamma Luisa all’interno di programmi televisivi su reti nazionali, versava lacrime per l’imminente tragedia che sarebbe accaduta alla bimba se questa non avesse tempestivamente subito l’intervento necessario a salvarle la vita; per questo tutti eravamo chiamati a comprare il suo libro, per aiutare questa povera mamma sfortunata, ma ancor più la sua innocente creatura!

Con l’ormai nota vicenda della patologia inesistente di qualche settimana fa, dalle presunte finte insufficienze respiratorie e dai millantati continui collassi della bimba sono stati gabbati tutti: Caterina Balivo, Gigi D’Alessio, Federica Panicucci, Umberto Veronesi, Alessandro Cecchi Paone e per ultima, ma solo per casuale ordine di citazione, Barbara D’Urso!

La questione non è però sfuggita all’occhio attento di una iena che, evidentemente su segnalazione o forse semplicemente guardando una delle apparizioni televisive della signora Luisa Pollaro, deve aver scorto qualcosa di incomprensibile nella vicenda, come ad esempio il fatto che la tempestività dell’intervento era determinante ma le apparizioni televisive si susseguivano con date cadenzate, quasi al pari dei comizi di piazza che precedono una campagna  elettorale. Ed infatti, proprio attraverso un servizio televisivo (Un falso caso umano) con la puntata del 09.03.2011 delle iene, veniva smascherata la truffa anche se, probabilmente, erano già in corso indagini preliminari a carico della Pollaro, tanto che poco dopo la messa in onda del servizio giornalistico sono state formulate a suo carico le accuse di: truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico e falso materiale. Ma da quanti anni la signora Pollaro andava avanti con queste storielle?

E’ evidente che, in periodi in cui la crisi del mondo del lavoro è ai suoi massimi storici, ci si ingegna come meglio si può per sbarcare il lunario, travalicando ed arrivando sino al punto di eccedere così tanto da non rendersi, forse, neanche conto della gravità delle proprie azioni; nel caso di specie è chiara la condotta illegale e l’offesa al pubblico decoro posta in essere nell’ “addestrare” una bambina, di certo incapace d’intendere e di volere, nel raccontare fandonie, nell’invitare gli italiani a comprare un libro per sostenere una vita minacciata da una malattia inguaribile; ma le iene e i giornalisti d’assalto, vegliano attenti le ingiustizie, osservando nell’ombra ed attendendo pazientemente il giusto tempo per “donare” pubblico sdegno alle vicende che lo meritino, e così di fatto, il giornalismo d’assalto spesso diventa quasi più efficace della c.d. “macchina della giustizia” (i cui tempi di attivazione, per opinione diffusa, sono molto lenti) e funge da arma impropria di difesa di pubblici valori, tutelando l’etica e la morale attraverso la “pubblica gogna” di piazza. Resta però il dilemma… e se la signora Pollaro in realtà, coscientemente, fosse stata più che consapevole della propria condotta immorale ed illegale ma, schiacciata da meccanismi più grandi di lei, innescati ed oramai avviati a pieno regime, non fosse più riuscita a “tirarsi fuori” dal carretto mediatico che iniziava a farla saltare di salotto televisivo in salotto, di riflettore in riflettore, in un “mondo” (quello dello spettacolo), che agisce sugli adulti come un luna park sui bambini, mentre il suo conto in banca andava su, non grazie ad un lavoro come accade per il 99% dei lavoratori dei paesi europei, ma solo grazie ad una sorta di insolita fantasia criminale e per aver innescato qualcosa di abietto ed impensabile?
Si sa, l’audience in TV fa comodo a tutti e certo del fatto che si sia trattato di una truffa, viene però da pensare che di libri ne siano stati venduti molti, le trasmissioni televisive che hanno raccontato questa storia, prima quelle che in buona fede ne hanno parlato per aiutare la bimba e poi quelle che per “giustizialismo” hanno smascherato l’inganno, abbiano registrato milioni di telespettatori, ma alla fine l’unica a dover pagare le conseguenze di questa buffonata è solo la signora Luisa Pollaro oppure anche altri che hanno lucrato su questa vicenda?

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Antonio Catacchio
@tonykataklios

Nato a Bari nel freddo gennaio del 1979, non ha intrapreso esclusivamente l'Università della vita, come molti oggi vanno orgogliosamente sostenendo. Oltre a quella infatti si è anche laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari nel 2009 con una tesi in diritto penale dal titolo "La frode informatica". Dopo aver sostenuto gli scritti per l'esame di avvocato nel dicembre 2011, si inerpica come un dedalo, nella realizzazione di un magazine online iniziando a studiare SEO, SEM e aprendo account online su social media d'ogni genere per iniziare a carpirne funzionamento ed evoluzioni. Tra un lavoro occasionale ed un altro a tempo determinato, dirige e conduce gli aspetti organizzativi del progetto corrieredellepuglie.com, di cui è il maggiore artefice. Nel 2013 fonda insieme a Claudio Santovito, Roberto Loizzo e Teresa Manuzzi l'Associazione InformAEticaMente.it, editrice del corrieredellepuglie.com.

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