Cronaca

La webfarm va a fuoco e le aziende… si infiammano!

La webfarm va a fuoco e le aziende… si infiammano!
Antonio Catacchio

ArubaMolti dei nostri lettori avranno notato che venerdì 29 aprile scorso, quasi per l’intera giornata, il nostro apprezzatissimo giornale online “Il Corriere delle Puglie” non era raggiungibile. Provando, infatti, ad accedere alla homepage del sito questa risultava inesistente! Il motivo è presto detto. Tutti quelli che si occupano di internet sanno che le tragedie accadono anche nelle migliori famiglie, come quella di aruba ad esempio, azienda leader in Italia nel settore di servizi per il web. Nel comunicato stampa di aruba di venerdì 29 aprile 2011, ore 11.25 a.m., si legge infatti quanto segue:

“Si è verificato un principio di incendio nel Powered center della server farm principale che ha coinvolto le batterie degli UPS senza intaccare le sale dati.

Il sistema antincendio si è attivato facendo scattare l’ energy power off togliendo per sicurezza energia all’intera struttura come da procedura.

Confermiamo che le macchine server e le sale dati non hanno subito alcun danno.

Durante le fasi di ripristino e’ stata privilegita la sicurezza delle persone coinvolte prendendoci maggior tempo per ripristinare, in quanto, una riaccensione effettuata senza le dovute verifiche metterebbe in pericolo le persone coinvolte e potrebbe causare nuove ricadute.

in questo momento e’ in corso il ripristino della prima sala dati per la riattivazione dei servizi principali.

Seguiranno aggiornamenti”

ServerOvviamente la nostra preoccupazione è stata quella di pensare a cosa sarebbe accaduto se non avessimo mai creato un file di backup, con tutti i contenuti del nostro sito, nel momento in cui l’incendio avesse distrutto anche gli apparati che custodiscono dati.

Fortunatamente“… l’incendio divampato nella webfarm di aruba alla 04.30 del 29 aprile, è stato causato da un corto circuito, avvenuto all’interno degli armadi batterie a servizio dei sistemi UPS, che ha innescato il sistema antincendio ed è stato proprio quest’ultimo ad impedire che potessero derivare dall’ episodio fatti e danni più gravi, soprattutto se teniamo in considerazione che aruba detiene complessivamente 1.650.000 di domini registrati e mantenuti (tra cui molti di aziende commerciali); 1.250 siti attivi in hosting; 5.000.000 di caselle e-mail Class Action(di cui gran parte sono PEC), più di 10 mila server gestiti e 3000 metri quadri di data center.

Molti adesso parlano di una probabile iniziativa di “Class Action” da parte del codacons, che starebbe studiando come proporre “battaglia” per quanto accaduto anche se, a dire il vero, tutti i sostenitori ed i clienti di aruba conoscono benissimo quelle svariate clausole contrattuali di manleva di cui i principali servizi offerti sono dotate.

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Antonio Catacchio
@tonykataklios

Nato a Bari nel freddo gennaio del 1979, non ha intrapreso esclusivamente l'Università della vita, come molti oggi vanno orgogliosamente sostenendo. Oltre a quella infatti si è anche laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari nel 2009 con una tesi in diritto penale dal titolo "La frode informatica". Dopo aver sostenuto gli scritti per l'esame di avvocato nel dicembre 2011, si inerpica come un dedalo, nella realizzazione di un magazine online iniziando a studiare SEO, SEM e aprendo account online su social media d'ogni genere per iniziare a carpirne funzionamento ed evoluzioni. Tra un lavoro occasionale ed un altro a tempo determinato, dirige e conduce gli aspetti organizzativi del progetto corrieredellepuglie.com, di cui è il maggiore artefice. Nel 2013 fonda insieme a Claudio Santovito, Roberto Loizzo e Teresa Manuzzi l'Associazione InformAEticaMente.it, editrice del corrieredellepuglie.com.

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