Cronaca

Dopotutto, domani è un altro giorno!

Dopotutto, domani è un altro giorno!

di Andrea Abate
Come tutti sanno, escludendo coloro che si informano solo mediante trasmissioni televisive che accettano la censura, i quattro referendum hanno raggiunto il quorum necessario e c’è stata la vittoria schiacciante dei sì. Tralasciando le ovvie spiegazioni politiche che cosa ci possiamo aspettare ora? Il risultato dei referendum non costringe di certo il governo a scendere di sella ma può essere una importante spia di controllo sul suo consenso popolare evidentemente in declino. Gli esponenti del governo questo lo sanno già. Proprio per questo il governo, a dire della Santanchè, ha vinto il referendum sul nucleare (la moratoria salta-fosso!). Proprio per questo si intravedono riforme fiscali magari accompagnate da politiche monetarie accomodanti che completino il ciclo politico economico iniziato subito dopo le ultime elezioni politiche. Il problema è che la politica fiscale è sotto il controllo dello Stato mentre la politica monetaria è controllata dalla BCE. Dunque magie non sono più possibili (il canale del tesoro è chiuso). Aumentare la spesa non si può a causa del deficit primario. L’unica via possibile è quindi una politica fiscale redistributiva che renda meno poveri i tantissimi più poveri e renda meno ricchi i pochi più ricchi. Purtroppo i pochi più ricchi sono al governo. Per ciò che riguarda l’orizzonte politico l’unico pericolo per il governo non è rappresentato da Di Pietro, o dal PD, o dal terzo polo nè tantomeno dal gruppo dei sedicenti “responsabili”. L’unico pericolo è la Lega Nord. Solo la Lega Nord potrebbe far cadere questo governo. La Lega Nord dovrà scegliere tra il consenso popolare e il potere esecutivo (a cui sono da aggiungere poi i vantaggi della collaborazione con il PDL). La verifica parlamentare, dopo il rimpasto di governo di inizio maggio con posti per i “responsabili”, richiesta dalla Presidenza della Repubblica, è prevista alla Camera dei Deputati il 22 giugno mentre al Senato si sta pensando al 21 giugno. Nessuno ha intenzione di chiedere le dimissioni del governo. Si sa, è tempo di vacche magre in Italia, qualcuno forse preferisce giocare in contropiede. Riuscirà il governo del “bunga bunga” ad arrivare a fine legislatura? Nel frattempo, senza alcun il-legittimo impedimento, andrò a bermi un bicchiere d’acqua pubblica, denuclearizzata e a basso costo. Dopotutto, domani è un altro giorno…
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