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IN D’IO, Quando una giovane donna incontra l’Arte

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IN D’IO, Quando una giovane donna incontra l’Arte

 

Ένθεος γάρ έστι
E’ ricolmo infatti del dio Platone,
Simposio
, 180 b4

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Colori, forme, spazi animati, sogni, nature e figure convogliano nell’arte di Chiara Donadei come in una danza. La giovane artista pugliese (1980) ha da pochi giorni concluso con meritato successo di pubblico e critica In D’io la sua prima Mostra personale d’arte contemporanea (Auditorium Diocesano Vallisa, 19-24 Giugno 2011).
Tutti i suoi lavori, potentemente guidati da una ricerca mai esausta del proprio io, riportano l’osservatore ad altri mondi possibili dove nulla è dato per scontato, nulla è acquisito per sempre. Credo si possano individuare, nell’arte di Chiara Donadei, tre nuclei tematici fondamentali: la natura e le sue infinite varietà di forme e colori, la donna e le rappresentazioni reali e fantastiche del sé, l’uomo in quanto cittadino del mondo. Le raffigurazioni naturalistiche dei luoghi e dei paesaggi non si connotano per la semplice descrittività: prati, fiori, alberi ed animali sembrano assumere una propria identità ed unicità nel momento stesso in cui “emergono” dalla tela, catturando l’attenzione dell’osservatore con una sfumatura inaspettata (Iris, 2008), un gioco di prospettiva inatteso (Pennello con donna, 2011), uno sguardo ferino che ammalia ed avvolge (Occhio alla tigre, 2010).
L’uomo o, più di frequente, la donna appare nei quadri della giovane pittrice come simbolo di quell’universo femminile alla ricerca di un sé mai ingabbiato, ma pur sempre coinvolto nel mondo (Profondo rosso, 2011).
Tutto è vivo sulla tela, tutto occupa uno spazio ed un volume non solo in senso tecnico, ma ben presto anche nell’animo di chi ammira i dipinti. Gli alberi prendono vita autonomamente e le loro radici contorte rappresentano quel rapporto mai interrotto di amore dell’Autrice per la natia Puglia (Passione, 2009). Essi sono simboli di passione e di vita. Neppure le nature morte lo sono mai realmente. Infatti, quasi a sorpresa, sulla tela appare spesso una figurina umana stilizzata o un insetto che “animano” a danno rinnovato spessore a frutti ed utensili (Natura morta bacata, 2007). La stilizzazione della figura umana assume ancor maggior rilievo in una serie di dipinti nei quali l’onirico prende il sopravvento sulla realtà.
La donna, in essi, è “vela maestra” (Vela, 2007) di se stessa, fonte di vita in un paesaggio morto (Natura morta con nudo con paesaggio, 2010), forza rinnovatrice nella bruttura del mondo (Scorie, 2010), elemento di bellezza straordinaria e mistero (Donna magma, 2011), ironia e voluttuosità (Le due vacche, 2010). Il tratto pittorico di Chiara Donadei è sempre netto e nitido. Ella accompagna l’osservatore delle sue opere con sguardo gentile e mano ferma. L’osservatore, allora, diviene “spettatore” della rappresentazione che è sulla tela e vi partecipa emotivamente: l’attesa diviene speranza condivisa (L’attesa, 2008), il gioco diventa riflessione attiva (Ironia del sé, 2009), la casa di mattoni nella radura è rifugio dell’anima (La casa del sé, 2008).

 

Galleria fotografica (clicca sulle foto per ingrandirle)

Photos by: Giorgia Cutino

L’uomo contemporaneo, sembra suggerirci Chiara Donadei, è annichilito e gettato in un mondo i cui significati restano oscuri, ma una ricerca autentica del senso dell’essere e l’amore per la libertà di pensiero, espressione ed azione possono divenire “strade maestre” per condurlo ad una rinnovata visione dell’esistenza.
Il tempo umano, angoscioso ed affannato, si ricompone nella quiete e nella lucentezza dei colori (Regenia, 2011). La dispersione trova senso in una farfalla che danza (Persa, 2011), in un fiore che sboccia (E vissero felici e contenti, 2011), in uno sguardo scevro da paure e retaggi e volto al futuro (Il cigno grigio, 2011).
Il divenire pittorico di Chiara Donadei è nella sua stessa creatività, “dono” che la pittrice considera appartenente ad ogni essere umano: ovvero, di colui che ri-emergendo dalle proprie angosciose sofferenze intraveda quella luce che lo faccia sentire, creatura unica e parte dell’immensa, irripetibile storia umana, in D’io.

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1 Commento

  1. maria teresita ferrari

    30 giugno 2011 at 15:21

    Un articolo molto intenso, ricco di osservazioni. Penso che abbia veramente colto le problematiche esistenziali del sentire e le tante sfumature della complessa personalità di Chiara Donadei, esponendole però in modo semplice e pienamente raggiungibile anche da chi non è addetto ai lavori.

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