Cronaca

La riforma fiscale, liberalizzazione all’italiana

La riforma fiscale, liberalizzazione all’italiana

di Emanuele Bruno
Leggendo l’edizione on line di un noto quotidiano nazionale, il mio sguardo è inciampato su un articolo firmato dalla Redazione che anticipa una parte possibile, eventuale e decisamente ipotetica della riforma fiscale del ministro dell’economia Tremonti: “La Liberalizzazione delle professioni”.

Si legge, testualmente: LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI – La bozza della manovra prevede anche che: «Le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle professioni, diverse da quelle di architetto, ingegnere, avvocato, notaio, farmacista, autotrasportatore, sono abrogate quattro mesi dopo l’entrata in vigore dal presente decreto». Il testo lascia aperto però uno spiraglio anche altre professioni: «Alcune professioni – si legge – possono essere esentate con regolamento da emanare su proposta del ministro competente entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge qualora, fatto salvo il principio di proporzionalità, un prevalente interesse pubblico richieda il mantenimento delle precedenti disposizioni normative».

Ma quale professione resterebbe escludendo notai, avvocati, architetti, ingegneri, farmacisti ed autotrasportatori?. E’ simpatico pensare che l’autotrasportatore, per essere tale, deve essere iscritto ad un albo, ovvero deve possedere taluni requisiti, allineare la sua condotta professionale a principi di adeguatezza formativa e deontologia, mentre nulla è detto per altre professioni quali ad esempio quelle operanti nell’ambito sanitario (infermieri, fisioterapisti…). E’ altrettanto ridicolo pensare che in Italia nasce sempre prima l’eccezione e poi la regola: ad eccezione di questo lungo elenco liberalizziamo le professioni. Risultato: non liberalizziamo. Oggi più di ieri, gli ordini professionali sono luoghi ombrosi, feudi in cui arcigni ed antichi padroni distribuiscono regalie e coltivano orticelli. Dunque, liberalizzare dovrebbe significare annientare questi centri di potere e consentire l’esercizio libero della professione, lasciando al cliente la libertà di apprezzare o screditare il lavoro svolto oppure anche di ottenere la giusta (anche per rapidità) punizione-risarcimento per il professionista che ha sbagliato. Però, in Italia non ho visto una liberalizzazione che ha reso effettivamente più libero un determinato settore o attività. Come sarebbe bello! Tutto diventerebbe più semplice, piccole grandi lobby si sgretolerebbero come ghiaccio al sole, grande impulso avrebbe la società, l’economia…diverrebbe davvero possibile un nuovo “grande sogno italiano”. Nulla di tutto questo accadrà. La gente comune, vera forza motrice della società, preferisce sopportare qualche evidente presa per i fondelli pur di vivere una quotidiana serenità… difficile dar loro torto. Quindi, per un attimo entusiasmati dalla potenziale novità, volteremo il capo riportandoci chini al nostro quotidiano peregrinare, torneremo a vivere genuflessi dinanzi allo spirito comune del “tanto decidono sempre loro”. Non sarebbe male cominciare a pensare… e magari, perché no, a vivere quotidianamente ispirati alla ricerca di ciò crediamo giusto, non di ciò che riteniamo normale-scontato. Non sarebbe neanche male iniziare a leggere la Costituzione Italiana come si fa con il quotidiano o con un romanzo…. lì ci sono molti valori, infinita libertà ed uguaglianza e poche eccezioni.
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