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Se strappo la pergamena di laurea sono più libero?

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Se strappo la pergamena di laurea sono più libero?

Ogni volta che sfogliamo un giornale, fosse anche di gossip, che vediamo una trasmissione, anche trash, apprendiamo di politici che vanno a prostitute o sono inquisiti per aver preso tangenti; ascoltiamo storie di indagini e processi che, nove su dieci, se non vengono spezzettati ed annientati, finiscono con prescrizioni, ritiri di querele, non luogo a procedere, insomma, nel buio che inghiotte.
Le storie, sono sempre le stesse: mazzette spartite, trame per favorire nomine ed assegnazioni, raccomandazioni, suggerimenti, segnalazioni, benedizioni, unzioni…tutto tranne che la possibilità per tutti di partecipare alla gara della vita partendo dallo stesso nastro di partenza e giocando secondo regole che valgano per tutti.
Nessuna morale, sia chiaro, ma avremo almeno il diritto di ragionare? Certo che sì, allora ragioniamo!
Le vicende politiche di questi tempi, sono importanti perché stanno smascherando tutti i vizi e, fino ad ora, nessuna virtù delle persone cui noi abbiamo delegato il potere di amministrare nell’interesse di tutti. Ci stanno spiegando che si sta andando oltre il semplice campanilismo di partito, la semplice gestione degli interessi ed equilibri di corrente o coalizione e, invece, si sta segnando una netta distinzione tra quelli che hanno il potere di amministrare e quelli che subiscono l’amministrazione. E’ una distinzione che ha molto il sapore della contrapposizione di interessi. L’interesse di chi comanda, ormai, coincide soltanto con il suo interesse privato e quello dei suoi sodali, mentre, alla gente, in nome della crisi, neanche più fumo negli occhi!. Così accade, per esempio, che la mancata rivalutazione delle pensioni ha effetto immediato ma l’adeguamento-riduzione delle retribuzioni dei politici parte (forse) dalla prossima legislatura, che famiglie e imprese pagano da subito più tasse ma le auto blu le regolarizziamo da quando si esaurisce il parco macchine attuale.
Proprio così, la gente da una parte e loro dalla sponda opposta!
Ma non dovremmo avere tutti pari dignità sociale senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione e di appartenenza politica (art. 3 Cost.)?
Certo, dovremmo ma troppo spesso così non è, e la colpa è anche un po’ la nostra. Si perché quando votiamo dimentichiamo che stiamo esercitando la possibilità di esprimere in modo forte, chiaro e determinante il nostro volere e consideriamo il voto come qualcosa di ininfluente rispetto al volere di chi decide. Così non è! I referendum sono una prova. Lo stesso atteggiamento arrendevole, pronto a piegarsi alle logiche di sistema, ci porta a cercare di ottenere ciò cui abbiamo diritto, per esempio il lavoro, non attuando consapevolmente il nostro diritto ma cercando la soluzione di sistema che ci garantisca, senza troppi sacrifici, lo stesso diritto. Dunque siamo noi a legittimare ciò che legittimo non è. Siamo noi ad essere preoccupati di raggiungere l’immediato risultato, costi quello che costi. Questo significa vendere la libertà, ovvero, annullare la possibilità di cercare di essere nella vita come ci si sente di essere dentro, dunque, di non essere ciò che desideriamo e di divenire ciò che ci dicono di essere.
Libertà, vuol dire, prima di tutto avere la possibilità di esprimere con le parole e le azioni ciò che si è nel cuore e nell’anima.
Questo può significare accettare lavori, inventati o trovati senza l’aiuto di nessuno, lontani dal proprio percorso di studi, anche umili, può voler dire cestinare la laurea conquistata con il sudore e la passione. Ed è normale arrivare a parlare di lavoro, perché, è tramite esso che si riesce a vivere e senza a morire.
Accettare di fare in autonomia quello che non avresti mai pensato o desiderato di fare nella vita, purchè sia espressione della libera laboriosità è una scelta difficile e dolorosa ma anche l’unica strada per essere liberi, per essere persone libere, quasi si trattasse di vivere una resistenza civile capace di diffondere una cultura diversa, significa pensare e vivere i propri pensieri.
Dite un po’, dopo aver vissuto una esperienza come quella appena richiamata, raccomandereste mai qualcuno? Accettereste di favorire qualcuno? Accettereste di sopraffare qualcuno? No. Decisamente no.
Cosa c’è di più bello? E potrebbe essere un buon modo per cambiare le sorti di un sud, umile, laborioso, civile dove i giovani accettino di non fuggire e divenire risorsa e futuro attraverso la difficile concretezza del presente!

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