Arte, cultura e spettacolo

“Scritture in città“… e una chiacchierata con Claudio Santovito

“Scritture in città“… e una chiacchierata con Claudio Santovito

di Daniele Di Lella
Martedì 5 luglio si è tenuto l’evento “scritture in citta’” presso il palazzetto dello sport di via turati a Bari, in realtà la manifestazione si sarebbe dovuta svolgere sede a parco 2 giugno, ma poi ,causa pioggia, l’evento si è tenuto al coperto. La manifestazione è stata organizzata dalla circoscrizione Carrassi -San Pasquale, dall’assessorato sport e cultura della stessa e dal Comune di Bari, con il forte sostegno del Sindaco, in collaborazione con “Temperamente” sito di recensioni letterarie che comprende nuove uscite e testi classici, e “Puglialibre”’associazione culturale che valorizza e promuove la piccola e media editoria pugliese.
“Scritture in città” è un riconoscimento a scrittori pugliesi che attraverso i loro testi hanno scelto la nostra città come sfondo delle loro storie, della loro poesie o dei loro saggi e che nel darle visibilità l’hanno raccontata, l’hanno descritta.
I premi e i riconoscimenti sono stati divisi per categoria: per la narrativa il riconoscimento è andato a “Il tempo che ci vuole” di Francesca Palumbo, e “Tempo da dimenticare” di Claudio Santovito; per la poesia a Michele Campione con “Più forti della non speranza”, per saggistica e inchiesta a “La città del sesso” di Leonardo Palmisano e “Il grido e l’impegno” di Francesco Minervini.
Presenti alla manifestazione solo un centinaio di persone, forse perché poco pubblicizzata, forse perché ancora legata ad un evento, definibile di “nicchia”; la manifestazione si è estrinsecata in un’ iniziale chiacchierata con gli autori dei libri, dove il centro della discussione è Bari, in particolare con gli aspetti che in ogni libro emergono della città e all’interno di questo contesto si parla della vicenda e del libro in sé.
Superata questa fase entra in scena la figura delle “persone-libro” ispirata al libro “Fahrenheit 451” si tratta di persone che “dicono a memoria” brani di un libro, senza recitare. Seguono intermezzi musicali tra una categoria e l’altra; la manifestazione si conclude con la premiazione.
Ciò che emerge prepotentemente da tutta la serata è la descrizione di aspetti, positivi e negativi, della città messi a nudo dalle opere. Bari viene descritta come una città in cui manca il verde ma anche come luogo di ospitalità per il forestiero, luogo in cui restare o tornare, dove riscoprire la bellezza dell’ ordinarietà, la difficoltà di fare inchiesta, le problematiche legate alle armi, alla droga, alla prostituzione, alla criminalità organizzata.
In questo contesto ho avuto la possibilità di fare due chiacchiere con uno dei premiati: Claudio Santovito, autore del libro “Tempo da dimenticare” edito da sentieri meridiani:

D- Di cosa parla “Tempo da dimenticare?
C- Il mio romanzo è un giallo, ma anche racconto di formazione, noir e soprattutto rosa. Tre storie diverse con un minimo comune denominatore, il protagonista Marco il quale cerca di recuperare uno straccio di rapporto, oltre che con il suo amico di sempre, Federico, anche con se stesso, con le schegge della sua vita e cerca di tener con sé – per sempre, o fino a quando – Marta partendo da un presupposto, secondo cui il tempo vince sempre perché ha due alleati: il passato e il ricordo.

D- E’ stato facile riuscire a pubblicare il libro? che difficoltà hai trovato? raccontaci qualche aneddoto
C- Non è stato facile: perché le difficoltà sono molteplici: intanto trovare qualcuno che legga realmente la tua opera (molte case editrici non lo fanno, leggono venti pagine a campione e sputano giudizi). poi, la distribuzione: vedere nei grandi distributori centinaia di copie della parodi, della clerici, di vespa e di follet, fa capire che la lotta è impari. in italia non abbiamo più la figura del libraio (colui che legge e suggerisce un libro), abbiamo solo venditori di libri. e allora utilizzo la rete.

D- Le istituzioni in particolare, ma anche fondazioni associazioni ecc… investono sulla cultura?
C- Non investono, e come potrebbero? L’università è in ginocchio da anni, il colosseo sta crollando, le ricevute fiscali stanno diventando merce rara. Siamo il paese con il maggior numero di opere d’arte, certo, mantenerle costa. Se poi i soldi si sperperano in auto blu, campagne elettorali (500 milioni di euro a partiti che non esistono più), missioni di pace, ecc… auspico una razionalizzazione delle spese, una maggiore valorizzazione dei talenti italiani che migrano all’estero perché qui non c’è prospettiva. Mi chiedo se siamo ancora in grado di distinguere un talento da una persona comune. Forse un giorno saremo costretti a vendere ad altri paesi “l’ultima cena” o la valle dei templi…

D- La realtà pugliese da un punto di vista legato alla sensibilità verso la cultura in senso lato, a che punto è?
C- La Puglia è molto avanti, solo che non se ne accorge. vive una specie di sindrome di Peter Pan. Dal punto di vista della scrittura, basta ricordare su tutti De cataldo, Carofiglio e Desiati, tuttavia, la situazione è drammatica a livello nazionale: se da un lato non ci sono fondi, dall’altro si cerca di dare luce solo a chi “fa cassa” o si spoglia. Sarebbe bello, per una volta, dare luce a chi “fa cultura”.

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Laureato in Scienze Politiche settore politico internazionale conduttore radiofonico daniele0779@tiscali.it

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