La resurrezione del teatro Abeliano

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di Maria Curci
Finalmente uno dei maggiori contenitori culturali della città di Bari, il Teatro Abeliano, è ritornato alla ribalta della cronaca e stavolta non per decretarne il decesso – come sembrava dovesse avvenire, date le attuali e datate vicissitudini – ma piuttosto per sancirne la rinascita.

Il 31 ottobre scorso, non a caso, è stata indetta nella sala giunta di Palazzo di Città una conferenza stampa apposita per inaugurare il nuovo corso e presentare gli appuntamenti in cartellone in vista della stagione 2011/2012 del Gruppo teatrale, alla presenza del direttore artistico Vito Signorile oltreché degli assessori Abbaticchio e Giannini. Come è stato spiegato, la rassegna “Music Poetry”, facente parte della fase iniziale della stagione cartellonistica (novembre 2011- gennaio 2012), avrà come location l’Auditorium del Teatro Vallisa, mentre le restanti manifestazioni e le consuete attività laboratoriali si svolgeranno a partire da febbraio prossimo nella nuova sede del Teatro, in via Padre Kolbe nel quartiere Japigia.

Il nuovo Abeliano (ri)sorge alle spalle della Chiesa della Resurrezione e ciò è stato possibile anche grazie al contributo e all’interessamento di don Enrico D’Abbicco che – venuto a sapere dei vari trascorsi, non sempre scintillanti, del teatro e delle difficoltà economiche del medesimo – ha generosamente offerto uno spazio che egli stesso, con la sua comunità, aveva acquistato in modo tale da creare un luogo d’integrazione socio-culturale che desse un po’ di lustro al quartiere. Così il direttore artistico, Signorile, per ricambiare cotanta generosità ha deciso che tutto l’apparato del vecchio teatro sarà donato alla parrocchia di don D’Abbicco.

Una storia a lieto fine insomma per uno dei storici teatri baresi che in questi anni s’è visto “sballottare” da un locale all’altro – a causa dello sfratto per fine locazione ricevuto per la precedente sede in via della Costituente, oltre che per divergenze col Teatro Pubblico Pugliese – e che, speriamo, possa essere di buon auspicio per i restanti principali teatri locali i quali attualmente, come si sa, non versano in ottime condizioni e permetta alla città di continuare a dar linfa vitale alla cultura (strategie politiche e territoriali permettendo).

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