Cronaca

I rifiuti? Una ricchezza a buon mercato

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I rifiuti? Una ricchezza a buon mercato

Sarò breve per non tediare troppo i miei lettori, ma la tentazione è forte. Perché devo pagare l’imposta sui rifiuti se faccio la raccolta differenziata? In fondo, per dividere i miei rifiuti tra carta, plastica, vetro, metalli, umido, ecc… impiego tempo e fatica. La mia fatica dovrebbe, dico dovrebbe, essere ripagata con almeno uno sconto sulla tassa, in quanto la selezione alla fonte è attuata personalmente. E, invece, no: tutto aumenta. Oggi, poi, la tassa si basa sulle superfici e non si sa come mai una struttura sanitaria privata, che conferisce i rifiuti che produce, come rifiuti ospedalieri trattati (ROT) ad un idoneo centro di smaltimento privato, debba pagare su 116 metri quadrati 600 euro annui di tarsu. Da bambino in città la mattina passavano motocarri carichi di rottami di ferro e metalli in genere o di cartoni e mi sono sempre chiesto cosa ne facessero fino a quando una volta presa la patente seguendone uno non andai a finire in una fabbrichetta che li raccoglieva, li macinava e ne faceva materia prima. Pensai pure che questi “raccoglitori”, che cercavano alla fine di sbarcare il lunario come potevano, non avessero nulla in cambio. Non era così, i cartoni e la carta da macero, compreso l’invenduto dei giornali, a diecimila lire al quintale, i metalli a ventimila.

Ora quelle persone che vedevi rovistare vicino all’immondizia o che ritiravano con il sorriso i cartoni dai negozi, che fine hanno fatto? Li ritrovi, senza lavoro, la sera nelle stazioni al caldo ad ingrossare le file dei senza dimora. Quindi, la raccolta differenziata ha comportato la perdita di molte realtà lavorative quasi autosufficienti e un aumento da parte nostra di esborsi per le perenni esigue casse comunali. Nei paesi ci sono ancora le vecchie abitudini, i raccoglitori di materie di seconda mano per le fabbrichette svolgono il loro compito e per il solo fatto di raccogliere e portare la materia per il riutilizzo evitano inquinamenti ambientali. Non sapendolo il riutilizzo attua il primo principio di Newton sulla termodinamica, “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Tra l’altro, detto in confidenza, le municipalizzate che raccolgono i rifiuti fanno il loro stesso lavoro e portano il differenziato a chi può trarne materia in cambio di denaro. Quindi, i guadagni per i conferitori sono molteplici, dai cittadini e dai centri di riutilizzo. Ma non si capisce bene come mai dalla plastica si facciano tavolini, mattoncini e sedie per il giardinaggio che hanno scarsa richiesta invece di farne filato di poliestere per l’abbigliamento. In Italia, poi, dalla carta da macero solo una piccola parte diventa carta da scrivere, forse i metalli e il vetro vengono ancora riusati per la maggior parte. Senza parlare dei rifiuti organici che sono fonte di humus e terriccio per le piante. Alcuni Comuni oculati, come quello di Fasano, per esempio, ha pensato bene di dare a chi abita in campagna un bidone per fare il compost e cercare di tagliare i costi della raccolta dei rifiuti che diventano anche ingombranti se sono residui di sfarci di erba o di potature. Per l’organico, soprattutto per evitare cattivi odori, c’è la raccolta porta a porta, ma i costi del personale aumentano, ma si risparmia in tasse regionali, però si rischia il malcontento popolare. E allora che si fa? Forse per risparmiare bisognerebbe farlo alla fonte, i Comuni dovrebbero pensarci bene e trovare soluzioni fattibili a basso costo.

In Italia, si sciopera, si protesta, ma sono solo manifestazioni, incontri similarculturali, un modo per incontrarsi, per identificarsi in un gruppo, dire “c’ero anch’io!” e pensare di risolvere così i problemi quotidiani. Le manifestazioni poi vengono organizzate dai sindacati (che sopravvivono dai lavoratori), devono essere autorizzate e sono scortate dalle forze dell’ordine per evitare che qualche facinoroso staccandosi dal gruppo per iniziative del tutto personali faccia qualche danno. Penso ai poveri pastori sardi che arrivati a Montecitorio per protestare sui prezzi esigui del latte per le industrie del pecorino romano sono stati allontanati dalla polizia richiamati dal sindacalista del settore gridando “non sono dei nostri, non li conosciamo!” In fondo, il pastore, con il suo antico retaggio culturale scandito dal tempo, è un ambientalista, in quanto cerca di conservare e al tempo stesso preservare quelle realtà naturali che sono fonte di sussistenza e molto spesso di sopravvivenza anche per intere famiglie. Una canzone diceva “Cosa ne sarà di noi?”, saremo sommersi dall’immondizia perché le discariche sono stracolme? Faremo come i pastori sardi, con intelligenza e parsimonia si troverà la soluzione, anche perché il rifiuto è ricchezza. Qualcuno voleva farne petrolio, ma ha avuto molti guai ed è dovuto scappare dall’Italia. E di quella fabbrichetta che ne è stata, ora produce acetone. Allo straniero l’Italia rimane il Paese dei paradossi: dalle piante e dai rifiuti organici Madre Natura nei millenni ha creato il petrolio e il gas naturale, noi sappiamo fare solo lo smacchiatore per le unghie.

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Biologo con laurea specialistica a ciclo unico in Scienze Biologiche nel 1991, Specialista in Applicazioni Biotecnologiche e con Dottorato di Ricerca in Scienze del Mare, sempre all'Università di Bari; Giornalista Pubblicista, Medical Doctor (MD) presso Harvard Medical School, Boston MA, Multispecialist. C.T.U. n.14 del Tribunale di Bari alterna i suoi impegni professionali dedicandosi al lavoro nel suo ambulatorio specialistico di Patologia Clinica convenzionato S.S.N. a Fasano (BR), nato come Istituto di Ricerca Biomedica e chiamato "Laboratorio scientifico", ma anche facendo consulti on line ai colleghi in U.S.A., animando la sua pagina fb e il blog dedicato al padre Gianni Custodero e collaborando con alcune testate nazionali oltre che come refery per alcune riviste scientifiche internazionali. Mantiene il suo contatto con la natura coltivando i suoi hobby all'aperto e impegnandosi nella socializzazione e nel rispetto tra i popoli di ogni razza e credo religioso.

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