Cronaca

Stupro di gruppo: per la Cassazione il carcere non è obbligatorio.

Stupro di gruppo: per la Cassazione il carcere non è obbligatorio.
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
Con la sentenza n. 4377 del 1 febbraio 2012, la Suprema Corte di Cassazione, III Sez. Pen., ha statuito che per i componenti del branco accusati di violenza sessuale di gruppo, non sussiste l’obbligo di disporre l’arresto ma si deve procedere a valutare la possibilità di ricorrere alla applicazione delle misure alternative al carcere.
Con questa sentenza, gli ermellini hanno bocciato un’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato il carcere come unica misura applicabile per due imputati accusati di violenza sessuale di gruppo, operando una interpretazione estensiva della sentenza n. 265 del 2010 della Corte Costituzionale. Questa sentenza ha dichiarato l’incostituzionalità della c.d. legge Carfagna (d.l. 23 febbraio 2009), nella parte in cui vietava la gradualità della misura cautelare e prevedeva che tutta la pena fosse espiata in carcere.

La Corte Costituzionale ha chiarito che tale legge risulta essere in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione. La Consulta ha, dunque, così stabilito che le misure alternative alla custodia cautelare in carcere debbano essere valutate nell’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. Tale statuizione non tollera né automatismi né presunzioni e prevede che sia il giudice ad apprezzare e motivare i presupposti e le condizioni per l’applicazione della singola misura in relazione alla situazione concreta.
Tale eccezione ai principi costituzionali risulta compatibile per i reati di tipo mafioso in relazione alla speciale gravità e pericolosità degli illeciti ma questa compatibilità non viene valutata legittima nell’ipotesi di reati, come quelli sessuali, che non presentano nella norma legami qualificati tra l’indagato e l’ambiente.
Il vero problema della legge Carfagna, che ha portato alla successiva sentenza di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale, ci viene spiegata proprio dagli ermellini che hanno affermato come la ragionevolezza del regime introdotto nel 2009 non può essere fondata sull’esigenze di risposta di allarme sociale per il moltiplicarsi di delitti a sfondo sessuale, esigenza che non può essere peraltro annoverata tra le finalità della custodia preventiva e non può essere considerata una sua funzione.
Operando, dunque, tale interpretazione la Corte di Cassazione ha esteso la possibilità di applicare misure diverse dalla custodia carceraria agli indagati sottoposti a misura cautelare per il reato dell’art. 609-octies c.p. così come stabilito dal comma 3 dell’art 275 c.p.p.

Il termine “abuso sessuale” può avere diverse interpretazioni. Aspetto fondamentale della materia è quello rappresentato dalla condizione della vittima, impossibilitata a scegliere o a comprendere correttamente quello che sta accadendo o che viene proposto. Si è in presenza di un abuso sessuale quando la persona coinvolta nella relazione sessualizzata non è in grado di cogliere il profondo significato di quanto viene effettuato su di lei, oppure le conseguenze reali e durature a cui può portare. Si parla di abuso sessuale anche nei casi in cui la persona non viene mai fisicamente toccata, ma viene esposta alla visione o all’ascolto di vicende a contenuto sessuale non adeguate all’età o alla relazione con l’abusante.
Nelle vittime di violenza sessuale sorge una sindrome denominata “Rape Trauma Syndrome” con la quale la vittima sperimenta una situazione di crisi, con la conseguente manifestazione di sintomi somatici, psicologici e comportamentali.
I sintomi principali che le vittime di una violenza provano, possono qualificarsi in due momenti. Il primo è identificabile in una “fase acuta” in cui si manifesta una forte paura seguita dalla negazione di ciò che è accaduto, rabbia, senso di colpa per non aver evitato la violenza, mal di testa, senso generale di dolore, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali e genito-urinari con un indebolimento generale. Il secondo momento, invece, è definito come “fase a lungo termine” in cui iniziano a sorgere delle vere e proprie fobie, seguite dal disgusto per i rapporti sessuali, disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia) e disturbi del sonno (incubi, insonnia ecc.), paura di stare sola o di uscire di casa.
Tutti questi sintomi portano inevitabilmente la vittima a modificare il proprio stile di vita.

Immedesimandosi nella vittima, focalizzando, anche se non si riuscirebbe mai a farlo pienamente, lo stato di paura e di angoscia che questa vive, si finisce col criticare aspramente, come è stato fatto, questa sentenza. L’errore di fondo, a mio avviso e come è stato affermato anche dalla Corte Costituzionale, è stato predisporre una legge sulla spinta emotiva che ha impedito di vedere con fredda lucidità la situazione reale.
Ricordiamo che qui non parliamo di persone condannate per stupro, ma di persone che sono solo indagate per questo reato. Le misure cautelare – in generale – vanno applicate solo se ci sono almeno una delle seguenti tre condizioni: pericolo di fuga dell’imputato, pericolo di inquinamento delle prove o pericolo di ripetizione del reato. La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo quando ogni altra misura risulti inadeguata.
La sentenza di Cassazione non impedirà alla vittima di vedere la condanna, se questa ci sarà, dei suoi aggressori, ha solo chiarito un principio di diritto che è sempre esistito.

(Dott. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)
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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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