Istruzione & Scuola

Riflessioni a margine… sui continui raid vandalici all’istituto Falcone di Palermo

Riflessioni a margine… sui continui raid vandalici all’istituto Falcone di Palermo

di Nunzia Schiavone
E’ importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti“.

Questo il pensiero di un uomo che Palermo la conosceva bene: Padre Puglisi.

Un uomo che di fronte all’ennesimo atto vandalico che colpisce le scuole di una delle tante periferie della sua città, come quella che ha colpito sabato scorso l’istituto comprensivo Giovanni Falcone del quartiere Zen, avrebbe certamente affermato di continuare a mantenere vivo l’impegno.

Non era la prima vola che l’istituto fosse soggetto ad atti di vandalismo, non sempre, infatti, giungono alla cronaca le innumerevoli situazioni di degrado e di ingiustizia che quotidianamente la comunità palermitana è “costretta” a subire.

Pensiamo alla realtà di un’altra grande periferia palermitana, ovvero Brancaccio. Si tratta di periferie urbane assai compromesse, da un punto di vista sociale e culturale, realtà in cui nonostante la presenza di drammatiche situazioni, c’è chi continua a credere nella possibilità di offrire modelli diversi che consentano di emanciparsi dalla povertà e dalla subcultura mafiosa che dilaga come un veleno invisibile in ogni dove…

In questa situazione purtroppo non basta una visita del Ministro dell’Istruzione a cambiare lo stato delle cose.

Ciò che conta sono le azioni, come diceva Padre Puglisi. E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto.

Ciò che conta è l’impegno delle istituzioni, locali e nazionali, che dovrebbero offrire risorse ed energie, svincolandosi con coraggio e soprattutto volontà dalle logiche mafiose, tanto invisibili, quanto potenti, che dettano principi e regole; ciò che conta è promuovere, forse proprio a partire dalla scuola un intervento massiccio, affinchè esse diventino dei veri e propri presidi di educazione alla legalità, alla promozione della civile convivenza e del bene comune.

Fino a quando tutto questo mancherà, tutto il resto saranno solo “cattive parole”.

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2 Comments

  1. emanuele

    5 marzo 2012 at 08:53

    …bellissimo concetto espresso da Padre Puglisi…profondo, sociologico e, purtroppo, tipicamente italiano…

    • Bill

      20 aprile 2012 at 10:53

      Ma vai a cagher! Terun!

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