di Angela M. Lomoro
“Contiene argomenti islamofobici, razzisti, antisemiti e omofobici. E per queste ragioni deve essere eliminata dai programmi scolastici”.
Incredibile, ma vero: il soggetto in questione è la Divina Commedia.
Incredibile perché stiamo parlando dell’opera più rivoluzionaria, immensa, visionaria, commovente e semplicemente meravigliosa della letteratura italiana. Opera universalmente considerata come capolavoro della letteratura mondiale.
Vero perché, in maniera del tutto inaspettata, l’organizzazione Gerush92 (comitato dell’O.N.U. per i diritti umani) ha proposto che l’opera di Dante venga eliminata dai programmi di insegnamento, in quanto portatrice di valori negativi. I canti sotto accusa utilizzerebbero, a detta degli studiosi dell’organizzazione, termini che nella nostra società risultano offensivi.
Forse i numerosi e validissimi studi condotti da Gerush92 hanno omesso una piccola premessa. Piccola, ma a questo punto, davvero fondamentale.
L’opera, fonte del male, che si vuole condannare fu scritta da Dante agli inizi del 1300. Abbastanza coraggioso, e forse un tantino ingiusto, estrapolare il poema dal suo contesto naturale, originale e originario.
Le presunte tematiche ambigue andrebbero, forse, spiegate ai ragazzi alla luce del loro contesto storico e sociale. Un contesto che, a suprema attestazione dell’eccellenza di questa opera, riesce sempre a sposarsi molto bene con la nostra quotidianità, rendendo la lettura agevole e attuale:
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”
Senza poi contare tutti i debiti che la nostra cultura ha collezionato nei confronti di Dante, o di Padre Dante (come era solita chiamarlo Alda Merini).
Se anche non bastasse il fatto che la Divina Commedia propone un cammino di redenzione per l’uomo, o ancora che il viaggio di Dante regala degli incontri e dei dialoghi di singolare eccezionalità, cosa sarebbe oggi la nostra lingua, senza questa culla al tempo stesso così materna e così grandiosa?
Il nostro patrimonio culturale, il bagaglio delle nostre idee, la forma mentis di noi, come uomini, non sarebbe la stessa. E non mi sembra scorretto affermare che sarebbe più misera, più scarna e più povera.
Non solo il successivo panorama letterario è stato fortemente influenzato dai temi e dallo stile di queste tre cantiche, ma anche la pittura e la scultura, la musica, il teatro, la televisione ( soprattutto con la toccante “lectura Dantis” di Roberto Benigni) hanno tratto ampio respiro dal poema. In tempi più recenti perfino i videogiochi si sono ispirati alle “avventure” di questa storia divina!
Insomma, appare evidente che Dante non abbia bisogno di un principe del foro e che la Divina Commedia non necessiti di un’apologia.
Ma se Dante oggi volesse intervenire, probabilmente risponderebbe così:
“non ragioniam di lor, ma guarda e passa.”

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non toccate la divina !