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Morto Carlo Petrini: calciatore senza morale che denunciò gli scandali del calcio

Morto Carlo Petrini: calciatore senza morale che denunciò gli scandali del calcio

di Giovanni Sgobba
Si è spento ieri all’età di 64 anni, nell’ospedale di Lucca, Carlo Petrini, ex calciatore coinvolto nelle pagine più sporche del calcio italiano. Non so se di lui si conserverà un ricordo positivo o negativo, infondo, nemmeno lui aveva stima di se stesso, di quell’essere così sbagliato, vigliacco, che ad un certo punto ha deciso di sputare tutto quello che aveva vissuto e di mostrare al mondo, attraverso un libro autobiografico “Nel fango del dio pallone”, quel segreto di pulcinella che da decenni aleggia attorno al mondo del calcio.

Fece nomi e cognomi, tirò in mezzo staff del Genoa, del Milan, parlò dell’allora allenatore della Juventus Trapattoni e dei giocatori della Vecchia Signora e di tutte le combine alle quali prese parte, tra tutte la clamorosa partita tra Bologna – Juventus, finita 1-1.  Nel 1980 fu coinvolto nello scandalo del calcioscommesse, subendo una squalifica di tre anni e sei mesi, amnistiata dopo la vittoria dell’Italia al Mondiale del 1982.
Ma, lui giocatore del Bologna, non andò mai in carcere e il perché stesso lo svelò lui: se fossero andati in prigione i giocatori del Bologna, allora anche quelli della Juventus avrebbero dovuto farlo, ma il sistema calcio lo impedì.

Parole fortissime, ma quel libro non voleva essere un modo per espiare le proprie colpe, un tentativo ultimo ed estremo per lavarsi di dosso le macchie del doping degli anni 60′, dei tradimenti, delle scommesse e dei soldi ricevuti in nero. No, era consapevole che prima o poi avrebbe dovuto pagare tutto, fino all’ultimo. Lui, che ha riscoperto la fede solo nel recente passato, sapeva che non si sarebbe potuto sottrarre al giudizio supremo e ha accettato una grave forma di glaucoma, che gli ha procurò la quasi completa cecità dell’occhio sinistro e la seria compromissione del destro, ha accettato il tumore al cervello ed al naso, punizioni per una vita storta, senza morali nella quale ha deteriorato se stesso e danneggiato gli altri. Si è definito, infatti, un verme allorché, rifugiatosi in Francia per sfuggire dagli usurai e dai cravattari mafiosi, nel 1995 decise di non rientrare in Italia, nonostante l’appello che suo figlio Diego, diciannovenne ed in fin di vita per un tumore al cervello, lanciò ai media italiani per poterlo rivedere per l’ultima volta dopo anni di buio totale.

“Nel fango del dio pallone” uscì nel 2000 ed è facile immaginare il polverone che sollevò. Tutti si defilarono, presero le distante da un libro lebbroso, non volevano essere contaminati dalle dicerie di un malato, di un visionario senza vista, ma Petrini, nonostante tutto, aveva un suo pensiero che ha sempre difeso: “Le scommesse? Nulla è cambiato tranne le pene. Oggi non usano più la mannaia e c’è molta più ipocrisia”. E ancora: “Il marcio nel calcio esiste e sempre esisterà. Che sia condizionato da scommesse e malavita lo sanno tutti. Da sempre”.

Prima calciopoli, ora la nuova inchiesta sul calcio scommesse. Del resto, chi meglio di lui, coinvolto, invischiato e colpevole, poteva dirci che la storia si sarebbe ripetuta. E’ stato, infine, profetico, ma le orecchie sorde del sistema non l’hanno voluto ascoltare: il Dio pallone , come un’araba fenice, supera bufere e tempeste, ma sempre rinasce dalle ceneri (degli altri).

Di seguito un’intervista di Carlo Petrini nella quale emergono in maniera più dettagliata i racconti sulle pratiche dopanti, i nomi dei calciatori coinvolti nel giro delle scommesse e sulla sua vita privata.

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