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“Paradiso amaro”, l’amarezza di un addio.

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“Paradiso amaro”, l’amarezza di un addio.
Claudio Santovito

Trovarsi di colpo una moglie in coma irreversibile, tenuta in vita solo dalle macchine, per colpa di un incidente in barca, è davvero un brutto colpo per Matt King (George Clooney), ricco avvocato tutto dedito al lavoro al punto da trascurare la famiglia.

La prossima dipartita della moglie lo porta a prendere contatto con una realtà fino ad allora quasi sconosciuta, quella del padre (e non del genitore “di riserva”, quello che sta in panchina): le due figlie, di 10 e 17 anni, appaiono abbandonate a se stesse, in particolare Alexandra (Shailene Woodley), chiusa in un collegio.

Proprio da lei Matt apprende che la moglie lo tradiva e, al dolore per l’ormai prossima morte, subentra un senso di frustrazione e di colpevolezza, derivante dall’aver trascurato la compagna Elizabeth, nucleo della storia, sebbene inerme nel letto della sua stanza d’ospedale che diviene il centro del mondo della famiglia King, fatto di scuse e accuse, distanze da colmare, conti da chiudere.
Il compito di Matt, adesso, è quadruplice: avvisare amici e parenti, trovare l’amante di sua moglie, ricucire il rapporto con le figlie e decidere cosa fare della proprietà di famiglia su un’isola hawaiana di cui è fiduciario.
“Lascia ai tuoi figli un po’ per fare qualcosa ma non abbastanza per non fare niente”, il suo motto.

Attraverso un viaggio per certi versi “on the road”, saltando da un aereo all’altro per raggiungere le numerose isole dell’arcipelago hawaiano, il processo di ricongiungimento – apparentemente compromesso – con la famiglia si compie, con la morte che, anziché dividere, unisce i superstiti.

Le Hawaii, simbolo – nell’immaginario collettivo – di gioia, vacanza, libertà e spensieratezza, diventano, nella sceneggiatura di Alexander Payne, una sorta di locus amenus custode dei sentimenti comuni e dolorosi di tutti gli uomini, sebbene apparentemente nascosti da un cielo azzurro e da un mare cristallino.

Mare in cui la moglie diventa cenere sparsa, come nella migliore tradizione hawayana. La morte, dunque, è serve a qualcosa: Matt riprende il ruolo del genitore, sebbene adesso unico; Alexandra comprende che nella vita si può anche perdonare e redimersi; la piccola Scottie capisce che si può crescere, anche senza la mamma e il rituale del picnic nel terreno di loro proprietà.

E la questione della proprietà, a lungo dibattuta con i cugini, diventa il tramite naturale per (man)tenere insieme la famiglia, ne a rende interessanti gli aspetti semplici e quotidiani che la morte impedisce e, la mancata cessione della stessa, rivela il desiderio di insieme e di tensione alla continuità della stessa.

“Paradiso amaro” (titolo originale “The Descendants”) ha ricevuto cinque candidature ai premi Oscar.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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