Arte, cultura e spettacolo

Rappresentazione della passione secondo Luca: intervista al Maestro Sebastiano Giotta.

Rappresentazione della passione secondo Luca: intervista al Maestro Sebastiano Giotta.

di Carmen Laruccia
Intervista al Maestro Sebastiano Giotta nell’ambito della rappresentazione della Passione secondo Luca, Oratorio per soli, 3 cori ed Orchestra, tenutasi  recentemente a Milano.



Maestro, di ritorno dalla trasferta milanese, ci descrive brevemente il contenuto dell’opera rappresentata ?
Si tratta della Passione secondo Luca (Oratorio per soli, 3 cori ed orchestra) per la prima volta in lingua italiana, eseguita nella imponente cornice della Chiesa di Sant’Angelo a Milano. Un avvenimento eccezionale (anche per il numero di artisti coinvolti: più di 250 elementi tra solisti – 7 nello specifico – cori ed orchestra) fortemente voluto dagli organizzatori di Passio Novara e delle Diocesi di Novara e Milano, realizzato grazie a Rosanna Virgili, biblista e scrittrice, e al compositore Alberto Sala, organista titolare del Duomo di Novara. È il tentativo di riflettere sul mistero della Passione, interpretato dalla poesia e dalla musica. Un’operazione già realizzata nelle più grandi opere della civiltà musicale europea e che si è tentato di ripetere, oggi, alla luce della sensibilità odierna con un linguaggio musicale nuovo. La Virgili medita sul testo evangelico in brani di alta poesia, gravidi delle sfide dell’oggi, e Sala ne riveste le parole con melodie, dal sapore nuovo e insieme antico, che dicono il legame con la tradizione e la ricerca di nuovi equilibri ed effetti espressivi. La direzione è stata affidata al M° Paolo Monticelli, già direttore della Cappella Strumentale del Duomo di Novara, fondata nel XVI sec. e ricostituita nel 1995 dal Vescovo Mons. Renato Corti.


Lei è l’unico artista pugliese all’interno della compagine lombarda? Con quali modalità è stato scelto per interpretare il ruolo di Ponzio Pilato e Giuda?
L’organico, prettamente lombardo e piemontese, si avvaleva di solo due collaborazioni pugliesi: la mia e quella del soprano Teresa Di Bari. Sono stato ascoltato dai Maestri Sala e Monticelli che hanno ritenuto avessi le capacità tecniche per affrontare i ruoli di Giuda e di Pilato (ma anche del Buon Ladrone, Discepolo e Centurione). La scrittura musicale dell’Oratorio per tutti i solisti è assai complessa. Richiede, infatti, un preciso controllo tecnico della voce e ottime capacità interpretative.
Crede che siano necessarie queste trasferte milanesi per sopperire alla penuria di occasioni nella Sua Regione? O è una libera scelta dettata dalle sue inclinazioni artistiche?
Entrambe le cose: le mie inclinazioni artistiche mi portano, certo, a privilegiare scelte musicali di questo tipo piuttosto che altre, ma c’è da dire che, in effetti, nella nostra Regione si stenta ad organizzare eventi musicali di questa portata anche per l’onere economico non indifferente che tutto ciò comporta. Sono convinto, tuttavia, che il substrato culturale per apprezzare un’opera di questo tipo, ci sia , anche nella nostra Puglia.

Questi periodi di austerity, colpiscono anche lo svago e la cultura, avverte questa contrazione di interessi, da parte della gente comune anche nel suo settore?

Paradossalmente avverto un vivo e rinato interesse per la musica e per l’arte in genere, specie in questo periodo. D’altronde, l’arte, in tutte le sue forme, può davvero aiutarci a risalire la china in questa determinata fase storica in cui la cultura sembra arrancare sotto il peso dei numeri e dell’economia. La gente, un po’ a tutti i livelli, inizia a comprenderlo. Certo, sono i mezzi che scarseggiano. E di questo bisogna prendere atto.
Lei è molto giovane ed è conosciuto anche come interprete di musica sacra, quali sono le ragioni di questo interesse? Ritiene sia una scelta indotta dal fatto che chi vive a sud, trova maggior spazio principalmente nell’ambito della musica sacra?
Non credo ci siano ragioni geografiche in questo senso. Penso, piuttosto, siano state le mie inclinazioni, la mia sensibilità e il tipo di studi portato avanti, sia durante, che dopo, il Conservatorio, ad avermi aperto questa strada. D’altronde, fino a qualche secolo, fa la maggior parte della musica veniva composta prettamente in ambito sacro. Oggi, questo è solo uno dei tanti generi di un universo musicale assai ben variegato che può coesistere perfettamente con tutti gli altri e che non è esente da contaminazioni di vario tipo.
Maestro, Lei è anche direttore di coro e insegnante di canto: come concilia queste attività? E quale consiglio darebbe ai giovani che iniziano ad intraprendere questo lungo percorso di studi?
L’insegnamento e la direzione corale (anche di compagini molto grandi) fanno in realtà parte di un’unica dimensione, quella della voce umana, che mi ha sempre affascinato. E’ come guadare le varie sfaccettature dello stesso diamante. Una cosa è complementare all’altra. Credo non ci sia differenza neanche tra il canto lirico e quello moderno, almeno nell’aspetto più profondo: il canto è semplicemente espressione di sé. E ognuno sceglie la modalità per esprimersi al meglio. Certo, qualora si decidesse di fare del canto il proprio ambito lavorativo…allora un bravo maestro dovrebbe insegnare ai propri allievi (oltre alla tecnica e allo spirito di sacrificio che percorsi così lunghi comportano) la prudenza, l’obiettività ma anche il coraggio. Perché ce ne vuole davvero. E’ quello almeno che cerco di fare io con i miei.
Maestro , la ringraziamo per le sue risposte, augurandole buon lavoro.
Di nulla, buona giornata.

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