Arte, cultura e spettacolo

Tim Burton gioca con la tradizione gotica e la fonde col moderno. “Dark Shadows” convince e ci fa credere nell’amore che non muore.

Tim Burton gioca con la tradizione gotica e la fonde col moderno. “Dark Shadows” convince e ci fa credere nell’amore che non muore.

di Giuseppe Ceddia
Dopo alcuni episodi poco convincenti a mio avviso (La fabbrica di cioccolato, Sweeney Todd, Alice in Wonderland) Tim Burton ritorna in quelli che sono i luoghi e i tempi a lui più congeniali. Con quest’ultimo Dark Shadows respiriamo ancora la secchezza di un’aria gotico-romantica che esterna la sua estetica smaltata di ironia, di passato che non muore, di amore che dura più della morte.
Ancora l’attore-feticcio Johnny Depp si incastona perfettamente nel lugubre e giocoso teatro della tradizione vampiresca creando una versione moderna del mito del vampiro dove la M non è più quella di Mefistofele ma quella del ben più pericoloso McDonald. Burton omaggia certo cinema del passato, quando Depp entra in scena con quelle unghie, quel pallore, quel sole che brucia la sua pelle come carne viva, come non pensare a Max Schreck e al Nosferatu di Murnau, grande capolavoro del muto e punta di diamante dell’espressionismo filmico tedesco.

La reinvenzione di un mito è sempre azzardo pericoloso, si rischia il già detto, il già visto, la rielaborazione spuria di una storia che, al contrario, vive per quelli che sono i parametri già snocciolati dal tempo e dalle sue variazioni. Approcciarsi a una figura come quella del vampiro, dandy romantico-ossianico condannato all’eternità per troppo amore (stessa sorte del Satana miltoniano, amante e rivale di Dio, sua estensione maligna e faccia della medaglia dannata ma tremendamente sublime) diventa per Burton un espediente per giocare con i mali della modernità e per sostenere, forse, che l’amore che non muore è quello eterno che si bagna nelle acque della trasgressione e della magia, del tempo che non cancella l’amore che un strega dal cuore di vetro prova per colui il quale ha reso vampiro, anche qui per troppo amore. Quadri che grondano sangue, statue che prendon vita si scollano dal loro impianto e si fondono con Barry White nel ballo decadente e post-modernista di una tradizione che permea il sub-strato del presente e unge di romanticismo esasperato, cimiteriale, meravigliosamente angosciante, il presente onnivoro e mangiauomini.
Barnabas Collins è davvero emblema caricaturale ma tristemente emblematico della tristezza di un’esistenza che, nel passato, scruta solo gli angoli bui della solitudine e della morte dei genitori, dei secoli passati in una tomba ad aspettare il risveglio dell’amore, il ritorno dell’ardente passione di byroniana memoria. Depp (anch’egli misteriosamente sempre giovane e bravissimo) si cala nei panni di Barnabas con il solito grande mestiere che lo rende, a mio avviso, uno dei più camaleontici attori contemporanei. Eva Green è una straordinaria strega dalla quale tutti, credo, accetteremmo la corte, anche a rischio di farci tramutare in non morti con canini affilati.

Josette è contraltare angelicato della suddetta, colei che contiene il balsamo che rende a Barnabas l’acqua della vita, la volontà di amare per l’eternità, la sublimazione cosciente della sfrontatezza di un sentimento, la presa di coscienza che le lacrime – un tempo composte dalla densità del sangue – ancora sono presenti, questa volta salate, a dominare l’esistenza della (non) vita romantica e teatralmente vera, pura, giocosamente tenuta sul filo della tradizione con un piede nella drammatica realtà odierna.
Collinwood è luogo dell’anima che in sé incastona la tragedia di una famiglia, gli spiriti del passato che chiedono aiuto, la rivalsa dell’amore che ritorna, anche a costo di sfidare una millenaria strega ormai imprenditrice moderna.
Barnabas è un pesce fuor d’acqua che si scontra con gli hippy di fine anni Sessanta e li uccide per nutrirsi, non è il benevolo contraltare al vampiro truce di certe altre pellicole, Burton lima il suo vampiro e lo rende giocosamente inquietante, e il vero male (anche se “figlio” del perduto amore) è quello che non si vede, che si cela dietro un aspetto rassicurante e quasi buffo, grottesco, imbarazzato, timidamente incapace di gestire la propria attrattiva.
Non voglio rivelare altro di un film che va visto e che (ri)porta la coppia Burton-Depp dalle parti de Il mistero di Sleepy Hollow, Ed Wood e forse anche di quel gioiello che fu Beetlejuice. Se esiste una versione moderna del mito romantico, o meglio gotico, dell’amore, Burton lo rende al meglio e Depp, con quelle unghie e quei canini, è davvero un vampiro che non si dimentica, perché moderno ma con un occhio al passato, un vampiro parlante che rende grazia al cinema muto di un tempo e decide anche di vampirizzare Sigmund Freud.

Aggiungi un commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Arte, cultura e spettacolo

Giuseppe Ceddia, nato a Bari nel 1977, laureato in Lettere Moderne è attualmente Dottorando di Ricerca in Italianistica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Si occupa di letteratura fantastica in Italia. Giornalista-pubblicista, collabora con diverse testate cartacee e on-line, cura due blog e la rubrica “CortoCircuiti” su www.inchiostrolibri.it ; collabora con la rivista letteraria “Narrazioni”. È autore di racconti, alcuni dei quali pubblicati su www.puglialibre.it e sulla rivista “L’Immaginazione” (Manni Editori). Scrive anche di cinema.

Altro in Arte, cultura e spettacolo

noreka

ARS, tra cultura e divertimento

Francesco Tiberio4 dicembre 2018
stan-lee2

Muore Stan Lee, padre dei supereroi

Francesco Tiberio15 novembre 2018
Michele Pinto Wendie Webfest

Cinema e vino: eccellenze pugliesi al Wendie Webfest 2018 di Amburgo

Tiziana Di Gravina14 settembre 2018
Enzo Avitabile al Talos Festival

La musica dei popoli di Enzo Avitabile *Intervista*

Tiziana Di Gravina8 settembre 2018

Libri giganti sul porto di Trani con Fondazione Megamark

Tiziana Di Gravina23 agosto 2018
bgeek2018

Bgeek 2018: Il festival barese punta sempre più in alto

Francesco Tiberio13 giugno 2018
"In vino veritas"

“In vino veritas” riscopre il rapporto fra Dio, uomo e natura

Tiziana Di Gravina12 giugno 2018
Leonardo Alberto Moschetta al Bifest 2018

Leonardo Alberto Moschetta, da Andria alla “Napoli velata”

Tiziana Di Gravina1 maggio 2018
Bernardo Bertolucci

Bifest2018: la storia del cinema di Bernardo Bertolucci

Tiziana Di Gravina30 aprile 2018

Il primo magazine online di informazione regionale, nazionale ed estera, libero ed indipendente.

Testata registrata n. 1093/2011, reg. 16, Tribunale di Bari.

Direttore responsabile: Antonio Cesare Catacchio

Invia articoli

© 2009-2016 Il corriere delle Puglie - Edito da Associazione InformAEticamente - http://www.informaeticamente.it