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“Habemus Papam”, la semplicità del dubbio. Moretti incanta e vola a Cannes.

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“Habemus Papam”, la semplicità del dubbio. Moretti incanta e vola a Cannes.
Claudio Santovito

C’è un passaggio intermedio tra l’elezione del pontefice e l’annuncio sulla Loggia delle Benedizioni: la stanza delle lacrime. E lì dentro, anche chi riveste il ruolo più importante del mondo cattolico, nutre gli stessi dubbi di un comune mortale: perché io? Ce la farò?
Non ci è dato sapere, come per la gran parte di ciò che avviene in Vaticano, se mai un cardinale eletto Papa abbia avuto dei ripensamenti, se abbia rifiutato l’ufficio che il Conclave (o lo Spirito Santo?) gli ha assegnato. Dante ci parla di Celestino V come di colui “che fece per viltade il gran rifiuto” (anche se avere a che fare con Bonifacio VIII sarebbe stato difficile per chiunque), ma in quel caso si parla di dimissioni post-elezione.
La fumata bianca è salutata con giubilo, è il momento in cui l’umanità ha di nuovo la sua guida spirituale, dopo il vacuum. Ma non rivela se qualche cardinale abbia rifiutato l’ufficio.
Nel film di Moretti, il cardinale Melville (Michel Piccoli) viene eletto al soglio di Pietro, ma proprio mentre il cardinale protodiacono recita la formula “Nuntio vobis gaudium magnum”, ha uno scatto di nervi e si ritira, lasciando la folla sgomenta – e ancor di più gli altri cardinali – mentre il drappo rosso della Loggia rimane in balia del vento.

Occorre, perciò, uno psicologo/psicoanalista, e chi meglio del professor Brezzi (Nanni Moretti), “il più bravo di tutti”? Peccato che non possa chiedere al Santo Padre del suo passato, dei suoi sogni, delle donne, dei problemi con il sesso, e dei suoi problemi con la fede (!). Nessuno dei cardinali ha chiesto a Brezzi se è credente: infatti non lo è. Sentendosi limitato nel suo agire scientifico, decide di rinunciare, suggerendo di contattare la persona che, dopo di lui, è la migliore di tutti: la sua ex-moglie (Margherita Buy), con la quale si è separato perché “lei non reggeva il confronto” e che ha un difetto, quello di ricondurre tutte le patologie al “deficit di accudimento”.
Il Papa viene accompagnato dalla dottoressa ma dopo il colloquio, approfittando di una distrazione della scorta, sparisce in cerca di un periodo di riflessione e della completa solitudine. “Ci sono troppe cose da fare”, “Tutti vogliono troppo da me”, “Ho troppi pensieri”, “Sono molto stanco”, si ripete continuamente, confessandosi con un qualcosa di incorporeo che sembra circondarlo.
Intanto Brezzi, avendo conosciuto l’identità del Papa, è costretto a consegnare il cellulare e ad alloggiare (fino a nuovo ordine) in Vaticano dove, per trascorrere il tempo, vagabonda da una stanza all’altra.

E qui, il Moretti autor-auctor (reminiscenza dantesca ma con le dovute proporzioni), mette in evidenza tutti i limiti dei porporati: la tentazione di uscire dalle mura per andarsi a gustare i bomboloni alla crema; la Bibbia (“l’unico libro che mi avete fatto trovare sul comodino”) visto come un libro che trasuda depressione; il suo aggirarsi per le sale dicendo che “qui va sempre tutto bene”; la visita alla farmacia del Vaticano in cui “ci sono tutte le medicine che non si trovano a Roma” e, per finire, la trovata geniale, la sfida a pallavolo tra i cardinali, suddivisi per continente.
Melville, intanto, vagabonda per Roma: in lui Moretti vede la solitudine di un uomo a cui basterebbe un gesto per avere tutto e tutti a propria disposizione e invece, quando si spengono le luci, è un uomo solo, unico come tanti altri. Un uomo con un passato che rimbomba nelle tempie, con dei problemi irrisolti che lo attanagliano, per il quale la fede anziché essere energia e sostentamento, è addirittura limite e ostacolo. Un uomo che vaga senza essere riconosciuto, in totale solitudine, scambiato per “toccato” sull’autobus quando, costeggiando il lungotevere e scoperto a parlare da solo, si giustifica dicendo che deve tenere un discorso davanti a tanta gente.
È l’emblema di una Chiesa che ha difficoltà a capire le cose, una Chiesa che deve aprirsi e che deve scegliere bene i suoi rappresentanti, visto che al momento della votazione tutti – contrariamente a quello che si può immaginare – pregano, sì, ma per non essere eletti.
Moretti coraggiosamente ripropone il secolare dualismo scienza/fede, con una chiave di lettura ironica e originale, che gli è valso il plauso della critica – meno che di quella vaticana, chiaramente –, oltre che un riconoscimento importante, quello cioè di presiedere la giuria al Festival di Cannes 2012, che si terrà nella città francese dal 16 al 27 maggio.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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