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Napoleone, il mistero della morte e del corpo trafugato.

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Napoleone, il mistero della morte e del corpo trafugato.
Claudio Santovito

Parigi, cattedrale di Saint-Louis des Invalides. Esattamente sotto la cupola dorata, circondato da dodici statue raffiguranti le dodici vittorie, riposa il corpo di Napoleone Bonaparte, protetto da sette bare. Questo almeno è ciò che vogliono farci credere. Recentemente, infatti, sono emersi i risultati di importanti studi circa l’autenticità del feretro. Ma partiamo dal 5 maggio 1821, giorno della sua (presunta) morte.
Riguardo al decesso, sono state formulate varie teorie: si è parlato di un cancro allo stomaco, nella fattispecie di un carcinoma scirroso che, probabilmente, giustificherebbe la sua mano costantemente appoggiata sul petto, poi ritratta in numerosi dipinti. Si è ipotizzato un avvelenamento da arsenico: sostanza che, a Sant’Elena, isola vulcanica, è possibile rinvenire nell’acqua o nei prodotti della terra (es. nelle patate). Ma dal momento che anche il suo seguito si nutriva degli stessi alimenti, perché ne morì solo lui che una volta, all’Elba, assunse una dose di veleno che avrebbe ucciso due uomini e alla quale, invece, resistette? È vero anche che nei suoi capelli furono ritrovate tracce di arsenico, che, all’epoca, veniva utilizzato per la conservazione delle pelli e quindi potrebbe aver conservato il corpo (sia che l’abbia assunto, sia che gli sia stato somministrato).

Non solo. C’è chi ha denunciato l’eccessiva eccitazione e la mancanza di lucidità per le troppe cure a Bonaparte, caratterizzate da numerosi clisteri e da una purga di mercurio. Non si è escluso anche un possibile omicidio, sospettando, oltre che del generale inglese Hudson Lowe, anche del fido Montholon (la cui moglie avrebbe intrattenuto una relazione d’amore con l’Imperatore), il quale potrebbe aver posto in essere un ordine dei Borboni o potrebbe aver accelerato l’accesso alla sua parte di eredità. Oppure, voleva semplicemente porre fine a un esilio lungo e umiliante.
Al momento del decesso, il corpo fu rasato in testa e in faccia, chiuso dentro tre bare e sepolto sull’isola, nella valle dei Gerani, senza iscrivere alcun nome sulla lastra tombale che adesso è posata nei giardini di Les Invalides. Nel 1821, a causa del clima, il corpo era all’inizio della decomposizione; al momento dell’esumazione, invece, il corpo fu trovato intatto, come se fosse stato mummificato, ma di questa operazione non risulta traccia. La sensazione degli astanti fu che avesse “parvenza di vita”: notarono le punte degli stivali aperte e le unghie lunghe, l’assenza delle calze, la barba e i capelli lunghi. Inoltre le bare aperte furono quattro e non tre: ai piedi del corpo mancavano le due anfore contenenti cuore e fegato, sistemate invece tra le gambe.

Ma ci sono altre incongruenze: la maschera funeraria realizzata dal medico Antonmarchi ha misure che non corrispondono a quelle rilevate in precedenza, anche in relazione alle dimensioni di quelle raffigurate in statue e dipinti: Constant, suo domestico in Francia, rilevò che la circonferenza fosse di 59,40 cm, mentre il medico di Sant’Elena misurò 56,20 cm. E il cranio non può essersi rimpicciolito.
A Londra, tuttavia, è presente una maschera funeraria di Napoleone molto più somigliante rispetto a quella conservata a Parigi. Georges Rétif de la Bretonne, grande studioso de “l’énigme des Invalides”, propone due ipotesi: una accidentale, secondo cui, durante il trasporto, la tomba si fosse danneggiata e pertanto fu restituito un finto Napoleone; e una politica, secondo cui gli inglesi non volevano che i sostenitori del grande corso si impadronissero del corpo.
Il ritorno della salma in Francia nel 1840, dopo 19 anni, fu essenzialmente un simbolo di riconciliazione tra i due paesi, a prescindere se il corpo fosse realmente di Napoleone (il fatto che sulla lapide non ci fosse scritto nulla avvalora la tesi sull’incertezza dell’identità).

Anche riguardo a questo tardivo rientro c’è un mistero: durante la traslazione dall’isola a Parigi, il chirurgo Guillard asportò un pezzo di pelle del viso dell’imperatore, mentre un ufficiale, Edmond de Bovis, tagliò una ciocca di capelli (ma non era stato rasato??). I due cimeli sono conservati rispettivamente al Musée de l’Armée e a Beçancon.
“Desidero che le mie ceneri riposino sulle rive della Senna, a fianco al popolo che ho tanto amato…”, fu uno degli ultimi desideri di Napoleone. Chissà se gli inglesi l’hanno accontentato.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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