Cronaca

Per non dimenticare…

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Per non dimenticare…

Sembra che il caso Claps sia passato in sordina, perché?
Senza dilungarci in florilegi che ora possono risultare di dubbio gusto, per la crisi, anche di valori, che ci attanaglia ogni giorno, rimane quasi una forma di angoscia, a dir poco, esistenziale, che il colpevole o i colpevoli sono ancora in giro. Qualche giorno fa, a Roma, si è manifestato con cartelli significativi lo sconcerto sul perpetuarsi della violenza sulle donne, soprattutto tra le mura domestiche, con la richiesta del riconoscimento di un nuovo tipo di omicidio, il femminicidio. Violenza e abusi sulle donne fatta da uomini che cercano di prevaricare l’identità personale e il loro bisogno di pensare, senza dimenticare che in una famiglia la donna gioca un ruolo decisivo nell’economia e nell’educazione dei figli.

Il maschilismo, però, un retaggio del passato, non dobbiamo confonderlo con la rudezza di carattere di noi uomini esseri liberi. La donna, che rimane, in fondo, carica di sentimento anche nel lavoro, “non si tocca neanche con un fiore”, magari ci si apre al confronto o uno scontro verbale, per democrazia.

Vi ho portati su un terreno minato per farvi capire l’origine della mentalità della violenza sulle donne, ma Elisa rimane lì, dimenticata. Una povera piccola che pensava di sentirsi al sicuro nella sua parrocchia e che si fidava di quella persona che si è poi rivelata quel bruto che ha troncato il suo bisogno di libertà e forse un giorno di creare una famiglia. Non posso pensare al dolore di quei genitori che sopravvivono ai loro figli, in quanto vittime quasi inconsapevoli in questa società malata in cui con il potere del denaro una vita può essere comprata o semplicemente affittata.

12 settembre 1993 ad oggi, sono passati meno di 19 anni. 19 anni…. sono un po’ pesanti da digerire! Soprattutto, perché ad oggi non si sa ancora chi è stato. A livello investigativo, purtroppo, molte cose sono cambiate. Senza fare inutili polemiche, siamo qui per costruire giammai per demolire, molte menti investigative sono in pensione o non ci sono più, i meccanismi di acquisizione delle prove sono cambiati come lo sono certi informatori che avevano un ruolo decisivo nel risolvere casi delicati. Molto spesso anche tra la malavita c’é chi pensa che certi delitti sono opera soltanto di esseri che di umano hanno solo l’apparenza e, quindi, le voci corrono in fretta, sta solo a chi di competenza carpirle e darne un significato utile. “I bambini non si toccano”! Sappiamo cosa vuol dire, come lo sa chi è in carcere e delle guardie penitenziarie che per legge devono difendere anche “certi personaggi” mettendoli in isolamento per cercare di evitare azioni punitive (ma solo educative!).
La cosa più meschina che ho potuto sentire dai mezzi di informazione è stata la notizia che il parroco e l’addetto alle pulizie avevano trovato un corpo e per paura (omerta?) avevano fatto finta di niente, ma qualcuno l’aveva detto a qualcun’altro e almeno i resti sono stati ritrovati, mentre della povera Emanuela Orlandi nulla, tutto tace ancora. C’é chi asserisce averla vista da qualche parte: può essere una somiglianza o il bisogno di dare ancora una speranza o di rendere ancora vivo il dolore. Il dolore, parola che si sente spesso pronunciare ma che non si sa con certezza cosa possa essere se non lo si prova in prima persona quando si perde una persona cara e ci si trova a dover fronteggiare situazioni nuove e atteggiamenti della gente nell’ottica che la vita scorre, va avanti. Tu sai che ciò non è, perché vivi ancora il ricordo di chi ti voleva bene e che adesso non puoi condividerne gioie ed esperienze anche se fisicamente non puoi percepirlo, ma forse solo fisicamente.

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Biologo con laurea specialistica a ciclo unico in Scienze Biologiche nel 1991, Specialista in Applicazioni Biotecnologiche e con Dottorato di Ricerca in Scienze del Mare, sempre all'Università di Bari; Giornalista Pubblicista, Medical Doctor (MD) presso Harvard Medical School, Boston MA, Multispecialist. C.T.U. n.14 del Tribunale di Bari alterna i suoi impegni professionali dedicandosi al lavoro nel suo ambulatorio specialistico di Patologia Clinica convenzionato S.S.N. a Fasano (BR), nato come Istituto di Ricerca Biomedica e chiamato "Laboratorio scientifico", ma anche facendo consulti on line ai colleghi in U.S.A., animando la sua pagina fb e il blog dedicato al padre Gianni Custodero e collaborando con alcune testate nazionali oltre che come refery per alcune riviste scientifiche internazionali. Mantiene il suo contatto con la natura coltivando i suoi hobby all'aperto e impegnandosi nella socializzazione e nel rispetto tra i popoli di ogni razza e credo religioso.

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