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Piazza della Loggia, un massacro impunito.

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Piazza della Loggia, un massacro impunito.
Claudio Santovito

Esiste un filo invisibile che lega determinati eventi. Esiste una mano invisibile che spara e un’altra visibile che non riesce a capire chi ha sparato (o non vuole farlo). Al centro di tutto ciò, come sempre, ci sono degli innocenti.
La strage di Piazza della Loggia si consumò alle ore 10.12 del 28 maggio 1974 a Brescia, durante una pacifica manifestazione contro il terrorismo neofascista e causò 8 morti e 102 feriti. La bomba fu nascosta in un cestino portarifiuti e fatta esplodere a distanza.
Il 14 aprile 2012, a distanza di ben 38 anni, la Corte d’assise d’appello di Brescia ha assolto gli imputati Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e il generale dei carabinieri Francesco Delfino: tutti, in precedenza, erano stati assolti con formula dubitativa. Le parti civili sono state condannate al pagamento delle spese processuali.

Quelle che ritornano sono le classiche domande: il chi e il perché. Se il perché – con un grosso sforzo – è possibile immaginarlo, il chi rimarrà (sempre?) un mistero.
Chi autorizzò la pulizia della piazza senza prima aver terminato le procedure di repertamento, utili a comprendere il tipo di esplosivo e il detonatore adoperati? A chi è imputabile la scomparsa dei reperti – organici e non – rilevati sui corpi dei feriti e delle vittime?
E perché uno degli indagati, Delfo Zorzi, ha ottenuto, nel 1989, il passaporto giapponese, assumendo perciò lo stato di cittadino giapponese non estradabile e pertanto impossibilitato a essere processato in Italia? C’è una curiosa storiella che lo riguarda e che si apprende su Wikipedia: pare abbia assunto il nome di “Hagen Roi, che in giapponese significa ‘origine delle onde’, secondo alcuni (ma senza prove) in assonanza col tedesco Haken-kreuz; in italiano croce uncinata, svastica.”

A parte questo, la strage di Brescia costituisce l’ennesima pagina nera della storia d’Italia, un’Italia pervasa dal sangue, che non trova risposte e che non può non mettere in relazione la strage di Piazza della Loggia con quella di Piazza Fontana, avvenuta solo cinque anni prima e per la quale lo stesso Zorzi fu imputato.
Molto probabilmente le due stragi non sono state compiute dalle stesse persone fisiche, ma si può immaginare, all’origine, una matrice comune. Sicuramente si deve rilevare l’impotenza o l’inadeguatezza delle forze preposte alle indagini, fermo restando una giustizia incapace di prevenire depistaggi e insabbiamenti, così lampanti in questi casi e che costringono il nostro Paese ad assistere, per quasi quarant’anni, a un’ignobile rappresentazione dell’orrore e a far perdere, una volta di più, la fiducia nelle istituzioni.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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