di Claudio Santovito
La Cassazione ha confermato le condanne d’appello per i vertici della polizia riguardo ai fatti della Scuola Diaz: dopo l’irruzione, furono 29 i poliziotti rinviati a giudizio. In primo grado ci furono 13 condanne e 16 assoluzioni, in appello le condanne diventarono 25. Ora i poliziotti, accusati di falso aggravato, dovranno lasciare l’incarico e saranno interdetti dai pubblici uffici per cinque anni.
Ecco il dettaglio: Giovanni Luperi e Francesco Gratteri condannati a 4 anni; 5 anni a Vincenzo Canterini; 3 anni e 8 mesi per Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. Prescritti i reati di lesione che erano stati contestati agli agenti della Mobile, Tucci, Cenni, Basili, Ledoti, Compagnone, Stranieri, Lucaroni e Zaccaria.
I fatti.
Nell’estate del 2001 a Genova si tenne il G8: non mancarono i normali episodi di guerriglia urbana, scontri e tafferugli, culminati però con la morte di Carlo Giuliani. La sera del 21 luglio, tra le 22 e le 24, polizia e carabinieri (il questore stimò che gli agenti interessati furono 346 poliziotti e 149 carabinieri) fecero irruzione nella Scuola Diaz, nel quartiere di Albaro, pestando a sangue e massacrando i no global del Genoa Social Forum che si erano pacificamente accampati lì dentro.
I giovani si trovavano a Genova per protestare contro le politiche del capitalismo neoliberista e contro lo strapotere di Capi di Stato, Fmi e Bce. Il bilancio fu di 61 feriti (di cui uno in coma) e 93 arrestati. Furono poi tradotti nella caserma di Bolzaneto. All’interno dell’edificio la polizia rinvenne due molotov; successivamente si scoprì – grazie alla paziente indagine del giornalista inglese Mark Covell che ha ricostruito tutto il percorso fatto dalle molotov, isolando un frame di un video in cui si vede un poliziotto con un sacchetto in mano che contiene due bottiglie – che erano state sistemate lì intenzionalmente per giustificare l’irruzione.
I fatti di Genova sono stati definiti da Amnesty International “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Dalle testimonianze si è evinto come nella scuola sia stato picchiato anche un vecchio militante della CGIL.
All’indomani della conferma delle condanne, il capo della Polizia, Manganelli, ha dichiarato che questo “è il momento delle scuse”.
L’accusa delle vittime riguarda però un dato importante: perché la giustizia ha punito i maggiori esponenti della polizia ma non il capo di allora, vale a dire Giovanni De Gennaro?

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