Arte, cultura e spettacolo

Intervista a Roberto Paterlini, vincitore del premio letterario “La Giara”.

Intervista a Roberto Paterlini, vincitore del premio letterario “La Giara”.
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
È Roberto Paterlini il vincitore della prima edizione del premio letterario “La Giara” organizzato dalla Rai, definito da Dacia Maraini un concorso che “unisce la valenza letteraria a un forte radicamento sul territorio”. Trentun’anni, bresciano, alle spalle già una pubblicazione (“Il ventiquattrenne più vecchio del mondo”), un premio al “Sonar Script Festival” nel 2006 per una sceneggiatura intitolata “23 anni”, ha trionfato nella serata conclusiva tenutasi ad Agrigento.
Dopo una prima scrematura, in funzione della quale i comitati di lettura delle sezioni Rai regionali hanno nominato un unico finalista per la regione di appartenenza, la finalissima ha visto come palcoscenico quella che il poeta greco Pindaro definiva “la più bella tra le città dei mortali”.
Sembra quasi sia stato catapultato involontariamente in un sogno che, attimo dopo attimo, assume le fattezze del reale. Riservato, elegante, discreto, come l’incipit del suo romanzo:

“Era incastrata tra due cassetti. Ci pensi? Potrebbe essere lì da anni,” disse Federico con gli occhi che gli volevano uscire dalle orbite, luccicanti ed entusiasti come se fossero stati davvero di fronte a un tesoro.
Catania 1987, riportava la scritta a biro sull’etichetta appiccicata al lato lungo dell’audiocassetta, ingiallita e staccata ai bordi.
“Perché tutta questa eccitazione?” smorzò la sua euforia Giacomo concedendogli appena la coda del suo occhio, con il solito fare particolarmente concreto della mattina appena sveglio. “Sarà solo una compilation di schifosa musica anni ’80.”

È rientrato nella sua Lombardia brandendo la prestigiosa Giara d’oro e l’attesa per la ormai prossima pubblicazione del manoscritto. Noi del Corriere delle Puglie gli abbiamo chiesto di svelarci qualche retroscena.

C: Claudio Santovito
R: Roberto Paterlini

C: Ventuno regioni, migliaia di concorrenti, ventuno finalisti (uno per regione) e alla fine un unico vincitore: Roberto Paterlini. Cosa significa tutto questo?
R: Tutto questo è straordinario, incredibile. Quando si dedica tanto tempo alla scrittura, e si fanno anche delle scelte poco ortodosse per poter scrivere, dopo un po’ di anni viene il sospetto di aver sbagliato tutto, essersi incaponiti in qualcosa di irrealizzabile, e aver confuso l’ambizione con le potenzialità… Intendiamoci, con questo premio non credo certo di essere arrivato, la strada è ancora lunga, ma quanto meno so di non aver buttato del tempo.
C: Hai vinto la prima edizione di questo prestigioso premio letterario. La premiazione ha avuto come sfondo la splendida Agrigento, che ha dato i natali a Luigi Pirandello. Possiamo dire che il tuo successo ha un valore storico?
R: Ricevere un riconoscimento nel nome di Luigi Pirandello, e per giunta nella sua città, è stato un grandissimo onore. Se sia o meno storico, non lo so, vedremo tra una cinquantina di anni… Al momento posso solo sperare che l’accostamento del mio nome al suo non risulti troppo offensivo…
C: Di cosa parla “Cani randagi”?
R: Cani Randagi parte da un’intervista raccolta nel 1987 da un giornalista romano ad un uomo siciliano vittima, durante il fascismo, del confino di polizia in quanto omosessuale. A partire da quell’intervista, il romanzo si divide in tre parti: la prima racconta le vicende dell’uomo siciliano prima, durante e dopo il confino. La seconda, invece, segue il giornalista romano durante i giorni dell’intervista: siamo negli anni ’80 e anche la sua vita è stata scossa dall’AIDS. La terza, infine, è ambientata ai giorni nostri, quando il nipote del giornalista trova il nastro di questa intervista.
C: Lo hai scritto per il concorso oppure lo hai ideato e realizzato a prescindere?
R: Ho iniziato a scriverlo non meno di 3 anni fa. Però non è stato il lavoro di tre anni, perché ci sono state molte pause… Diciamo che il concorso mi ha convinto a finirlo…
C: Secondo te, qual è stato l’elemento-chiave per il quale il tuo racconto è stato reputato il migliore?
R: Io posso dire cosa entusiasmava me nello scriverlo, e ipotizzare che sia stato ciò che è piaciuto anche alla giuria. Mi entusiasmava l’idea di tre generazioni unite da un oggetto, un’audiocassetta, un’intervista, l’idea che tutto sia collegato, che il passato, il presente e il futuro non siano separati… Non credo ci sia nulla di più affascinante del tempo.
C: La situazione dell’editoria italiana oggi.
R: Sappiamo che in Italia si legge meno che in altri paesi… Ed è molto difficile per una persona senza un nome farsi conoscere. Da questo punto di vista “La Giara” è stata un’opportunità straordinaria, che credo mai nessun esordiente aveva mai avuto in precedenza…
C: Progetti per il futuro? Vuoi continuare a scrivere o fai altro, nella vita?
R: Io al momento non ho un lavoro… Mi piacerebbe, certo, restare nell’ambito dell’editoria, e che lo scrivere fosse il mio lavoro. Spero che qualche casa editrice, o rivista, o giornale mi contatterà… Quanto al mio prossimo romanzo, è già in lavorazione.
Ringraziamo Roberto Paterlini per la sua disponibilità con il Corriere delle Puglie e gli formuliamo i nostri migliori auguri per tutto.
Di seguito, riportiamo l’estratto del suo romanzo letto da Barbara De Rossi in tv durante la premiazione.

Credo che vogliano farci morire, scrive Luigi nei pochi centimetri ancora liberi dell’ultimo foglietto bianco che conserva,segretamente e gelosamente, tra le sue tasche, temendo, per la prima volta, che il loro intento sia esattamente quello di farli morire, o quanto meno di portarli a togliersi la vita.
Da quanti giorni sono in viaggio? Forse cinque, ma davvero non lo saprebbe dire con sicurezza, se non usando tutta la concentrazione che in questo momento sente di non possedere o comunque di non potersi permettere. Il polso della sua mano destra è ferito, non sanguina ma la carne è viva nel punto in cui la manetta sfregava contro la pelle nuda. Li hanno messi in file da due e in una catena da venti, il suo braccio sinistro con quello destro di Cosimo – ha deciso che non chiamerà mai più nessuno con quei soprannomi idioti – e nell’altra mano la valigia con la poca roba che sua madre gli ha potuto impacchettare, o almeno quella che è sopravvissuta alla razzia delle guardie. Comunque dopo un po’ mi sembrava talmente pesante che non la sopportavo e avrei voluto gettarla via.

Ha freddo. Sa che in realtà c’è caldissimo, i suoi compagni sudano e puzzano come bestie, ma lui sente costante un brivido che gli contorce la schiena, e lo stimolo di vomitare. Se avesse ancora qualcosa nello stomaco ci riuscirebbe, ma è vuoto, sono solo strepiti, un po’ di saliva, il rigurgito dei succhi gastrici che aggiungono amaro alla sua bocca.
Forse non li vogliono far morire, ma se dovesse capitare non ne farebbero di certo una  tragedia, ragiona. La costituzione fisica e lo spirito deboli che aveva di natura gli sono stati fatali, direbbe il documento con il quale di fatto nessun caso verrebbe aperto, immagina.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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