di Roberto Loizzo
La magistratura belga ha dato il via libera alla scarcerazione di Michelle Martin, ex compagna e complice di Marc Detroux, meglio noto come il “mostro di Marcinelle” per aver rapito e lasciato morire più ragazze in un vano nascosto ricavato nella cantina della sua villetta.
Michel Martin era stata condannata a 30 anni di prigione nel 2004 dalla Corte d’Assise di Arlon per essere stata riconosciuta colpevole, insieme al suo ex marito, del rapimento di sei adolescenti.
Avendo però già scontato più della metà della pena, aveva il diritto di chiedere la libertà condizionata e, dopo cinque rigetti, l’ultima richiesta è stata ora accolta dal tribunale di Mons.
L’ex complice di Detroux uscirà, quindi, dal carcere per ritirarsi, pare, nel monastero delle Clarisse a Malonne, località a un centinaio di chilometri a Sud di Bruxelles.
La notizia ha fatto subito il giro del mondo sconvolgendo, in modo particolare, chi quelle vicende le porta stampate a fuoco nella mente in modo indelebile, almeno fino a quando i parenti delle vittime di Dutroux e il Tribunale Generale di Mons non hanno presentato ricorso in Cassazione.
La scarcerazione, dunque, della ex moglie del mostro di Marcinelle non sarà eseguita prima della pronuncia della Corte di Cassazione.
Chi era il “Mostro di Marcinelle”?
La storia inizia con due nomi: Melissa e Julie due bambine di soli otto anni che amavano giocare insieme nel cortile di casa di Melissa, in un paesino alle porte di Liegi. È il 14 giugno del 1995, le bambine avvertono la mamma di Melissa di volere andare a giocare nel cavalcavia, a pochi metri da casa, dove possono salutare le macchine e ricevere colpi di clacson in risposta, come era successo tante altre volte, senza rimanere fuori casa oltre mezz’ora. Le bambine in quella casa non ci rimetteranno mai più piede. Tutte le indagini svolte non hanno portato ad alcun esito in Europa e, per conoscere la verità, bisognerà aspettare che altre due ragazzine, dopo Julie e Melissa, scompaiano.
Il 9 agosto del 1996, scompare Laetitia. È più grande di Julie e Melissa, ha quattordici anni. Il giorno della sua scomparsa stava uscendo dalla piscina comunale per tornare a casa. Un ragazzo, tempo dopo, racconterà di avere visto un furgone bianco avvicinare l’amica. Si ricorda la targa e, grazie alla sua testimonianza, la polizia comincia ad indagare sul proprietario del mezzo: Marc Dutroux. Si scopre che quell’uomo nel 1985 ha violentato cinque ragazzine e una cinquantenne. È condannato, nel 1989, ad undici anni di carcere ma, dopo averne scontati solo due, nel 1991 è già libero per buona condotta.
Marc Dutroux viene dunque arrestato il 13 agosto del 1996. Insieme a lui finiscono dietro le sbarre anche la giovane moglie, Michelle, di 25 anni, e un complice della coppia Michel Lelievre. Passano solo due giorni dall’arresto e Marc Dutroux comincia a raccontare la sua storia e indica al Procuratore del Re il luogo in cui è nascosta Laetitia.
Si scopre che quell’uomo nasconde una storia molto complicata. Sulla carta fa il meccanico, ma possiede ben undici case. Pian piano svela tutte le sue carte e dopo aver confessato il rapimento di Laetitia racconta di avere un altro nascondiglio nella sua casa di Sars La Brussiere, nelle vicinanze di Marcinelle. È lì che, scavando tre metri di terra nel giardino della villetta, vengono ritrovati i corpi di Julie e Melissa. Sono chiusi dentro un sacco di plastica e accanto a loro ci sono anche i resti di Bernard Weinstein, un complice di Marc Dutroux. La sua condanna a morte era stata decretata quando Dutroux percepì che avrebbe potuto raccontare tutto alla polizia. Fu seppellito vivo e dunque condannato ad una morte lunga e terribile. Weinstein aveva portato a Dutroux le piccole Julie e Melissa. Le bimbe erano state inizialmente nascoste nella casa, nel frattempo che venisse costruita per loro una cella dove poi poterle trasferire per evitare che a qualcuno, fuori, potesse venire qualche sospetto.
Secondo il racconto di Dutroux le bambine però non sarebbero dovute morire. Il 6 dicembre del 1995 Marc Dutroux viene accusato del furto di alcuni camion e finisce in carcere. Il killer racconta di avere dato 50mila franchi a Weinstein per occuparsi delle piccole mentre lui si trova dietro le sbarre. Una volta fuori però trova le piccole denutrite perché il suo complice non aveva assolto al suo incarico e qualche giorno dopo le due bambine muoiono e Dutroux le sotterra nel suo giardino, insieme a Weinstein, ritenendolo pericoloso. Intanto le piccole sono state segregate 9 mesi. In molti hanno abusato di loro e queste sevizie sono state sistematicamente filmate. Ai funerali delle due bambine partecipa commossa ed indignata l’intera comunità Belga e, da quel giorno, si è istituito un comitato di solidarietà per tutte le famiglie vittime della banda di Dutroux.
In un’altra casa di proprietà di Dutroux, dove abitava il complice Lelievre, vengono rinvenute e sequestrate 600 videocassette pornografiche che avevano come vittime delle minorenni e come carnefici Dotroux stesso, la moglie ed altre persone non identificate. Era un dipendente di una agenzia immobiliare che si occupava di diffondere queste cassette, oltre che di abusare delle bambine.
Insieme a Laetitia c’è anche un’altra bambina, Sabine. Il mostro l’ha portata nel suo nascondiglio il 9 maggio 1996, rapendola mentre rincasava da scuola, e rimasta con Dutroux per settantanove giorni. Le bambine vengono chiuse nella stessa cella e Marc Dutroux le mette in guardia, non dovranno dire una parola. Se grideranno o faranno rumore sarà costretto a chiamare i suoi complici che per loro non avranno pietà. Le ragazzine si impauriscono talmente tanto che quando la Polizia fa irruzione nella casa in cui sono prigioniere non fanno il minimo tentativo per attirare l’attenzione sulla loro cella. Una volta libera, Laetitia, racconta di essere stata avvicinata da uno sconosciuto, una volta uscita dalla piscina, poi di essere stata spinta dentro un furgone e narcotizzata. I suoi ricordi poi sono quelli dentro la cella.
Vista la complessità e le ramificazioni dell’organizzazione pedofila, si era ipotizzato che dietro i delitti del mostro di Marcinelle ci fossero coperture ad alto livello. Questa tesi è poi stata esclusa nel corso del processo o, comunque, non più seguita.
Restano ancora aperte tante domande, le cui risposte potrebbero portare il caso ad ampliare il ventaglio dei responsabili in questi rapimenti.
(Dott. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)

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