Economia e Diritto

“Gli smartphone ci castrano e ci rendono asociali”: parola di Brin

“Gli smartphone ci castrano e ci rendono asociali”: parola di Brin
Antonio Catacchio

di Antonio  Catacchio
Non importa che tu sia uomo o donna, l’attacco degli smartphone avviene lo stesso, nella stessa maniera. “Gli smartphone ci stanno castrando”. Questa la dichiarazione di Sergey Brin, il fondatore  di una delle più grandi compagnie Internet, il motore di ricerca Google, nonchè colui che sta incassando milioni di dollari proprio grazie ai telefoni intelligenti. Il suo Android infatti ha conquistato la vetta dei sistemi operativi più diffusi, attestandosi intorno al 75% del mercato globale, e ha permesso a Samsung di diventare il primo costruttore di cellulari al mondo. Ma nonostante ciò, Brin sembra fare un passo indietro.

Durante il suo intervento al TED2013 di Long Beach, usare uno smartphone equival a star fermo sfregando un pezzo di vetro. Mentre parlava, mister Google indossava i suoi inseparabili Glass, i tecnologici occhiali compatibili sia con device Android che con iOS, che hanno un piccolo monitor di fronte all’occhio destro e consentono di usare gli smartphone senza toccare nulla nè intralciare la vista. “Il cellulare è come un tic nervoso”, continua Brin attaccando il sistema che lo ha reso ancora più ricco e famoso. “Se fumassi, preferirei fumare piuttosto che usare lo smartphone, almeno sembrerebbe più figo. Invece tiro fuori il cellulare e sembra che abbia qualcosa di importante da fare”. Brin ha velatamente sottolineato come il telefono ci stia rendendo asociali, castrando la nostra umanità. Ritagliamo più attenzione entrando nel device “a testa bassa”, che guardando ciò che ci accade intorno. E’ vero, ammette Mister Google, il telefono ci permette di accedere a tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno ma per farlo dobbiamo staccarci dal mondo, rinchiuderci nella nostra realtà informatizzato. Come dargli torto.

Basta entrare in treno o in metropolitana la mattina per vedere un esrcito di capi chini sul device completamente disconnessi dalla realtà, senza alcun interesse per ciò che li circonda. Ma il discorso di Brin sembra volgere verso un’altra direzione: quella di pubblicizzare i suoi occhiali. I Glass, spiega Brin, liberano gli occhi perché non intralciano la vista, il monitor è in alto a destra sulla montatura, ma anche che le orecchie: il suono infatti arriva alla tromba di Eustachio tramite il semplice contatto di due trasmettitori al cranio, senza bisogno di auricolari. Così si può partecipare alla vita di tutti i giorni mentre si è sempre connessi e partecipare a una rimpatriata tra amici evitando il fatidico momento in cui tutti si piegano a consultare il monitor. Grazie alla fotocamera integrata Brin ammette che gli occhiali gli hanno permesso di “catturare momenti passati con la mia famiglia e i bambini che non avrei mai potuto riprendere con una fotocamera o un telefono”. Basta infatti dire: “Ok Glass, registra un video” e loro fanno partire la ripresa, saltando quindi quegli istanti necessari per prendere il device dalla tasca, attivarlo e scattare.

Grazie alla fotocamera integrata Brin ammette che gli occhiali gli hanno permesso di “catturare momenti passati con la mia famiglia e i bambini che non avrei mai potuto riprendere con una fotocamera o un telefono”. Basta infatti dire: “Ok Glass, registra un video” e loro fanno partire la ripresa, saltando quindi quegli istanti necessari per prendere il device dalla tasca, attivarlo e scattare. Questo movimento di liberazione dal touchscreen ha un (interessatissimo) capofila che, se l’operazione avrà successo, incasserà 1.500 dollari per ogni occhiale. Mica male come trovata.

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Antonio Catacchio
@tonykataklios

Nato a Bari nel freddo gennaio del 1979, non ha intrapreso esclusivamente l'Università della vita, come molti oggi vanno orgogliosamente sostenendo. Oltre a quella infatti si è anche laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari nel 2009 con una tesi in diritto penale dal titolo "La frode informatica". Dopo aver sostenuto gli scritti per l'esame di avvocato nel dicembre 2011, si inerpica come un dedalo, nella realizzazione di un magazine online iniziando a studiare SEO, SEM e aprendo account online su social media d'ogni genere per iniziare a carpirne funzionamento ed evoluzioni. Tra un lavoro occasionale ed un altro a tempo determinato, dirige e conduce gli aspetti organizzativi del progetto corrieredellepuglie.com, di cui è il maggiore artefice. Nel 2013 fonda insieme a Claudio Santovito, Roberto Loizzo e Teresa Manuzzi l'Associazione InformAEticaMente.it, editrice del corrieredellepuglie.com.

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