Cronaca

Disastro Air France 447, emergono nuove rivelazioni.

Disastro Air France 447, emergono nuove rivelazioni.
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
Secondo un’inchiesta realizzata dalla testata francese Le Point, il BEA (Bureau d’Enquêtes et d’Analyses pour la Sécurité de l’Aviation civile) avrebbe omesso – nel rapporto finale – importanti particolari relativi a quanto avvenuto al volo AF447 Air France precipitato l’1 giugno del 2009 mentre operava il collegamento tra Rio e Parigi, causando 228 morti. Non si sa se in maniera volontaria o meno, ma quel che è certo è che la testata francese ha sollevato un enorme polverone. Dei particolari del disastro (la cui pista terroristica fu immediatamente esclusa) ci siamo già occupati, ma andiamo a vedere il risultato del rapporto ufficiale e le successive scoperte.
Secondo il rapporto, l’aereo attraversò una forte perturbazione: essendosi congelati i tubi di Pitot (particolari sensori esterni che rilevano velocità, altitudine e temperatura), il pilota automatico si disinserì autonomamente. Il co-pilota, istintivamente, cercò di risollevare il muso (forse per riprendere rapidamente quota e uscire dalla perturbazione), quando invece avrebbe dovuto spingerlo verso il basso per evitare lo stallo aerodinamico.

Il BEA ha focalizzato la causa dell’incidente nella concitazione che si era venuta a creare in cockpit e nello stallo, causa principale dell’incidente non rilevata da nessuno dei piloti (come si evince dal CVR, cockpit voice recorder), alla perdita repentina di quota e velocità, ai piloti distratti dall’ECAM (il display centrale dell’Airbus A330) e alla perturbazione in cui si erano imbattuti, fattori che hanno generato un clima di tensione e scarsa lucidità. Si è a lungo parlato dell’incapacità dei piloti a gestire quel velivolo, che stazza 170 tonnellate, in manuale (senza cioè gli ausili elettronici) e in condizioni di forte turbolenza.
L’inchiesta di Le Point ha però messo in evidenza un fattore determinante: l’equipaggio era stanco.
Il comandante del volo, Marc Dubois (58 anni) al momento dell’inizio dei problemi, stava riposando nel bunker: stando alle testimonianze raccolte dalla testata francese, la sera precedente al volo assieme all’equipaggio e alle compagne avevano preso parte a una festa, perdendo preziose ore di sonno, come testimoniato dalla frase pronunciata dal comandante all’1 e 4 minuti: “Cette nuit, j’ai pas assez dormi. Une heure, c’était pas assez tout à l’heure “Stanotte non ho dormito abbastanza, un’ora di sonno non è sufficiente”. Di questo nel rapporto del BEA non c’è traccia, eppure il mancato riposo è una delle cause più frequenti di crew incapacitation in condizioni normali e in particolar modo in situazioni di emergenza, come quella dell’AF447. La testata francese parla chiaramente di “comportement totalement hors norme” da parte dei piloti.
Nell’incidente morirono 228 persone: ogni incidente aereo è frutto di una serie di concause, che se affrontate con la giusta lucidità e sangue freddo – qualità precipue richieste ai piloti – possono anche essere superate. Ma nell’eventualità in cui i piloti non fossero stati in condizioni di pilotare quell’aereo e ancor di più se il BEA ha tentato di “coprire” questa pecca solo perché Air France è francese, ciò costituirebbe uno scomodo precedente.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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