Arte, cultura e spettacolo

“Perchè ora affondo nel mio petto”.

“Perchè ora affondo nel mio petto”.

di Anna Piscopo
Un trapezio disegnato sulla scena a segnare il confine entro cui si consuma la follia bestiale di Pentesilea, l’amazzone scitica che secondo la suggestione di Von Kleist divorò l’amato Achille, colui che fece della crudeltà un fascino. Non dell’amore, ma del desiderio di sopraffazione dell’altro come risposta immediata al bisogno di inclusione umana quando manca la capacità di condividere l’esistente, di uscire dal ring in cui si dimena una monade da un corpo nodoso. La narrazione procede per strappi dilatando una condizione assolutamente umana e condivisibile, una condizione di inadeguatezza nello stare al mondo e nel rapportarsi con l’esistente non rappresentato, ma incarnato, qui e ora, sulla scena. La drammaturgia è scandita da dieci brani musicali trash quasi quanto il cuore di peluche appeso fuori dal trapezio, a produrre un contrappunto rispetto alla sublimità del testo.

Le luci, utilizzate anch’esse in maniera contrappuntistica rispetto alla trattazione, spezzano la geometria della tragedia aprendo possibili immaginari altri: dall’occhio di bue cabarettistico agli ovali diagonali drammatizzanti, fino alla perdizione del festino abbozzato sul proscenio, suggestioni di bisogni personali che si consumano in uno sbadiglio. Roberto Corradino con un balbettio dal retrogusto slavo recita la litania di un desiderio che non può essere esaudito e lo fa in maniera imbarazzante rivelando l’inadeguatezza di quello stato d’essere. Una parrucca bionda, un paio di ciabatte portate con le calze, un’amazzone non sbarbata: è la parodia della tragedia, la dichiarazione dimessa dell’inadeguatezza di chi non sa uscire dal confine della sua individualità. Non dell’amore che è progetto di vita condivisa, ma del bisogno di sopraffazione dell’altro che conduce alla follia, all’ingordigia, oppure, come per Paolo e Francesca, all’essere soggetti eternamente ai turbini del vento, in un volo senza sosta, senza possibilità d’Essere, di determinare.

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