Cronaca

Sette lunghi giorni di vicende Ilva

Sette lunghi giorni di vicende Ilva

di Teresa Manuzzi
Pochi giorni fa ecco la notizia: nel registro degli indagati dei pm di Milano sono stati iscritti Emilio Riva e Adriano Riva. I due fratelli sarebbero accusati di truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. L’inchiesta ha portato al sequestro di un miliardo e 200 milioni dei Riva bloccati nel paradiso fiscale di Jersey. Questo è solo  l’ultimo colpo di scena di una settimana ricca di avvenimenti per l‘Ilva di Taranto.

Quella appena trascorsa, è stata infatti una settimana ricca di avvenimenti per le questioni inerenti l’Ilva di Taranto. Lunedì scorso, 15 maggio, sono state arrestate quattro persone. Tra i quattro spicca su tutti il nome di Gianni Florido, presidente della Provincia di Taranto (PD) dal 2004, Florido è accusato di concussione, nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto”, condotta dal gip Patrizia Todisco.

Nella stessa giornata sono stati spiccati gli ordini di custodia cautelare anche per l’ex segretario alla Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia, l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva, e per Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva e addetto ai rapporti con le istituzioni locali. Archinà era in carcere già dal 26 novembre 2012.

Secondo le indagini si sospetta che Florido abbia si sia impegnato per far ottenere all’Ilva l’autorizzazione alla realizzazione della discarica “Mater Gratie”, contenente rifiuti speciali, sita all’interno dello stesso complesso siderurgico, ma nel territorio del comune di Statte.

Gli ambientalisti a Bruxelles
Mentre In Italia scattavano le manette, Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, e Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina, erano ad illustrare proprio la drammatica situazione ambientale e sanitaria della città di Taranto presso il Parlamento Europeo. I due hanno parlato dinnanzi alla Commissione Ambiente di Bruxelles. In seconda battuta hanno messo in luce come l’Ilva di Taranto non ha rispettato l’Autorizzazione Integrata Ambientale del 26 ottobre 2012. In seguito all’incontro è partita da Bruxelles una procedura di infrazione sulla direttiva europea 2004/35/CE, direttiva che afferma il principio del “chi inquina paga“.

L’incontro con il ministro dell’Ambiente
Dopo la visita a Bruxelles è stato lo stesso neo ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, a richiedere un incontro romano agli ambientalisti tarantini. Così, lunedì 20 maggio, Alessandro Marescotti e Fulvia Gravame (Peacelink), Fabio Matacchiera e Antonia Battaglia (Fondo Antidiossina), si sono recati a Roma dove hanno mostrato al Ministro l’elenco delle 35 infrazioni all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) da parte dell’Ilva.

La necessità di individuare le fonti inquinanti
I quattro esponenti dell’associazionismo tarantino, mentre sono in viaggio per Roma redigono un comunicato stampa indirizzato, tra gli altri, al Presidente della Regione Puglia e dell’Assessore all’Ecologia della Regione Puglia. Nel comunicato si richiede l’applicazione del principio comunitariochi inquina paga”. In particolare viene richiesto, alla Regione Puglia, di effettuare uno studio in grado di esporre quali sono le fonti inquinanti che hanno contaminato il quartiere tamburi: “Chiediamo pertanto, entro 30 giorni dalla presente comunicazione, di sapere se sia stata individuata la fonte (o le fonti) di inquinamento del quartiere Tamburi per le aree di cui si prevede la bonifica”. Senza lo studio non può infatti scattare la norma europea “Chi inquina paga” (art. 1 direttiva 2004/35/CE). Senza l’individuazione delle fonti inquinanti, i costi delle bonifiche ricadranno unicamente sulla collettività che si troverebbe doppiamente danneggiata sia perché inquinata sia perché costretta a pagare i costi della bonifica.

La risposta di Vendola
Il Presidente della Regione Puglia, rispondendo alle associazioni tarantine, non tocca l’argomento dello studio, ma cerca di rimediare alle dichiarazioni rilasciate alla “Gazzetta del Mezzogiorno” il 20 maggio 2013 p. 4. Vendola aveva infatti dichiarato al quotidiano pugliese: “In alcuni quartieri di Brescia o in tanta parte della Pianura Padana c’e’ benzoapirene e diossina in quantità cinque volte superiore a quelle che ci sono nei quartieri più inquinati di Taranto”. Le dichiarazioni avevano fatto rabbrividire le associazioni ambientaliste che avevano immediatamente accusato il presidente della Regione Puglia di voler soltanto “rassicurare” per “ridimensionare” il problema dell’inquinamento di Taranto.

Oggi Vendola risponde dicendo “Vorrei rassicurare Peacelink di Taranto. Non ho alcuna intenzione di ridimensionare la portata dell’inquinamento nel capoluogo ionico. Ho semplicemente, invece, voluto sottolineare la dimensione nazionale dell’inquinamento industriale. Questo è un tema che chiama in causa decenni e decenni di latitanza delle istituzioni e di pigrizia politica e culturale”.

Si conclude così questa settimana che ha visto l’Ilva di Taranto al centro delle preoccupazioni di Bruxelles, di Roma e della Regione Puglia. Incontri e avvenimenti che testimoniano ancora una volta la lotta solitaria delle associazioni di cittadini e volontari non solo contro una cattiva maniera di fare industria, ma, soprattutto, contro una cattiva maniera di fare politica.

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