Cronaca estera

UE, si va verso la riorganizzazione del cielo unico e l’apertura a Israele

UE, si va verso la riorganizzazione del cielo unico e l’apertura a Israele
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
La Commissione Europea sta stringendo i tempi per accelerare la riforma del sistema di controllo del traffico aereo europeo e puntare al “cielo unico” (Single European Sky o SES, qui la normativa). Questo perché nei prossimi 20 anni si prevede un aumento del 50% del numero dei voli e c’è il rischio di una crisi di capacità. Ma non è l’unico punto focale sul quale si è soffermato Siim Kallas, commissario UE responsabile per i trasporti. Vi sono dei problemi in materia di sicurezza, in quanto l’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) ha evidenziato gravi lacune nella vigilanza sugli organismi di controllo del traffico aereo negli Stati membri. La Commissione propone di separare completamente, sul piano organizzativo e di bilancio, le autorità nazionali di vigilanza dagli organismi di controllo del traffico aereo sui quali esercitano la vigilanza, garantendo allo stesso tempo che alle suddette autorità nazionali siano assegnate risorse sufficienti per lo svolgimento delle loro mansioni.
Ma ciò che costituisce il reale problema è la frammentazione dello spazio aereo europeo. Secondo la Ue, come detto, i cieli e gli aeroporti europei sono a rischio saturazione. Ogni anno, circa 800 milioni di passeggeri transitano per gli oltre 440 aeroporti europei. Ogni giorno vengono effettuati circa 27 000 voli controllati, il che significa che 9 milioni di voli attraversano i cieli europei ogni anno.

L’80% di questi voli sono effettuati all’interno dell’UE, il cui spazio aereo rimane frammentato in 27 sistemi di controllo nazionali, che prestano servizi a partire da circa 60 centri di traffico aereo, mentre lo spazio aereo è diviso in più di 650 settori. Ciò significa che lo spazio aereo è attualmente strutturato attorno ai confini nazionali e quindi i voli spesso non possono seguire rotte dirette, costringendo gli aeromobili a volare in media 42 chilometri più dello stretto necessario con la naturale conseguenza di tempi di volo superiori, ritardi e maggiori consumi di carburante ed emissioni di CO2.
Tutto questo, sommato alle tecnologie di gestione del traffico risalenti agli anni ’50, genera costi aggiuntivi per 5 miliardi di euro, che in gran parte ricadono – ovviamente – sui passeggeri (il controllo del traffico aereo rappresenta attualmente tra il 6 e il 12% del costo di un biglietto).
Contestualmente, Ue e Israele hanno siglato un accordo con cui si stabilisce che tutte le compagnie aeree europee potranno operare voli diretti verso Israele da qualsiasi aeroporto Ue e viceversa. Un primo passo verso l’apertura completa del mercato prevista per il 2018 che contempla anche l’integrazione di Israele alle norme UE in materia di sicurezza, impatto ambientale e tutela dei consumatori. L’operazione garantirebbe un introito di 350 milioni di euro l’anno; attualmente solo 18 dei 27 Paesi europei volano in Israele. Proprio su questo si è soffermato Siim Kallas: ”Israele è un partner chiave per l’Ue e ci aspettiamo più voli diretti, prezzi più bassi, più posti di lavoro e benefici economici per entrambe le parti”.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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