Cronaca

Il Senato conferma l’acquisto dei 90 F35

Il Senato conferma l’acquisto dei 90 F35

di Teresa Manuzzi
A nulla sono serviti gli appelli, i sit-in, le campagne e la mozione presentata da Sel e M5S. Il Senato ieri ha deciso e ha dato il “via libera” (con 202 voti favorevoli) al documento presentato congiuntamente da PD e PDL che  conferma l’acquisto di novanta F35 da parte dell’ Italia. La mozione votata richiama inoltre una legge del dicembre 2012 che restituisce al Parlamento l’ultima parola sull’acquisto delle armi. In futuro quindi il Governo non potrà decidere sull’argomento senza prima avere l’approvazione da parte delle Camere.

La campagna “Taglia le ali alle armi”
La campagna “Taglia le ali alle armi” promossa da “Sbilanciamoci”, “Rete italiana per il Disarmo” e “Tavola per la Pace” è riuscita ad accogliere una grande approvazione da parte di tanti italiani, complice anche la forte crisi economica che attanaglia il nostro Paese. Molti nostri connazionali si sono espressi e hanno deciso di mettere il proprio nome e cognome in calce all’appello per chiedere al Governo italiano di bloccare l’acquisto dei 90 aerei da guerra F35 prodotti negli Stati Uniti dalla Lockheed Martin. L’appello è stato firmato anche da 158 parlamentari di diverse aree politiche: SEL, M5S e 14 del PD. Questi stessi parlamentari hanno anche presentato, senza alcun risultato,  alla Camera una mozione che chiedeva la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter, seguendo così l’esempio di Olanda Canada, Australia e Turchia. Per sostenere l’uscita dell’Italia dal programma JSF le associazioni pacifiste, e non solo, hanno organizzato anche un sit-in in Piazza Montecitorio, a Roma, lo scorso 24 giugno. In tempi di crisi, in effetti, sarebbe meglio investire quei 40 miliardi di euro ( Costi a carico dell’Italia per l’intero programma considerando anche i costi di esercizio e di manutenzione) per creare nuovi posti di lavoro, per finanziare la scuola pubblica ed i servizi sanitari e sociali piuttosto che per comprare aerei con funzioni d’attacco, che peraltro presentano anche diversi difetti tecnici risultando così pericolosi anche per gli stessi militari che li piloteranno.

Che costi dovrà sopportare l’Italia?
Il programma militare Joint Strike Fighter è uno dei più esosi mai realizzati. Inizialmente il costo totale dell’operazione prevedeva una spesa totale pari 400 miliardi di dollari. A causa però dei ritardi e delle defezioni da parte di alcuni stati e dei problemi tecnici che si stanno verificando, il bilancio sale di anno in anno e i costi sono già aumentati del 70%. I costi a carico dell’Italia, considerando solo l’acquisto degli aerei, si aggirano tra i 13 e i 17 miliardi di euro. Già nel 2012 l’allora ministro della Difesa del governo Monti, Gianpaolo di Paola, ridimensionò la quantità degli F35 da acquistare e dagli iniziali 131 si passò agli attuali 90. Secondo “Il Sole 24 ore” ogni velivolo potrebbe pesare sule casse italiane dai 99 milioni di euro (per un F-35A) ai 106,7 milioni di euro (per un F-35B) . E pensare che in campagna elettorale tutti i leader politici (Bersani, Monti, Berlusconi, Ingroia e Grillo) ai microfoni di “Presa Diretta” avevano affermato di voler rivedere e ridurre le spese militari e di volersi scollare dal programma JSF.

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