Cronaca

Il 7 agosto ’90 moriva Simonetta Cesaroni, ancora nessun colpevole

Il 7 agosto ’90 moriva Simonetta Cesaroni, ancora nessun colpevole

di Teresa Manuzzi
Via Carlo Poma, a Roma, è diventa tristemente famosa durante l’agosto del 1990 in seguito all’omicidio della ventunenne Simonetta Cesaroni. Simonetta lavorava in Via Poma n°2 come segretaria dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù, nel quartiere Prati. Il suo corpo viene ritrovato solo alle 23:40 del 7 agosto da Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, accompagnata dal suo fidanzato e dal datore di lavoro della sorella, Salvatore Volponi, seguito dal figlio. Il cadavere della giovane è nell’ultima stanza dell’ufficio è quasi nudo e straziato da 29 coltellate. In seguito il referto medico chiarirà che la morte è avvenuta per trauma cranico e che la ragazza è stata ferita e denudata solo dopo la sua morte. Tutta la violenza scaricata sulla vittima cozza con il luogo del delitto, che è pulito e in perfetto ordine.

Pietrino Vanacore: l’uomo sbagliato
Sui pantaloni di Pietrino Vanacore, uno dei portieri dello stabile, vengono trovate tracce di sangue e gli inquirenti accusano l’uomo, che viene incarcerato per 26 giorni. Pietrino si dichiara innocente e successivamente si scoprirà che le macchie di sangue presenti sui suoi pantaloni son dovute ad un problema personale del portiere. A causa del clamore mediatico l’uomo però si suicida dopo 20 anni, il 9 marzo del 2010. Prima di compiere l’atto estremo, l’uomo scrive: “20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio”.

Raniero Brusco
Ad oggi l’unico sotto processo è Raniero Brusco, fidanzato di Simonetta nel 1990. Nel 2004 vengono effettuati degli esami sui vestiti della vittima e sul cadavere. Il DNA ritrovato sul corpetto indossato dalla ragazza coincide con quello di Brusco. Anche altri esami realizzati dopo altri 4 anni, nel 2008, riportano a Brusco. La Scientifica analizza del sangue ritrovato sul luogo del delitto e vi trova 8 alleli coincidenti con il DNA del ragazzo, mischiato a quello di Simonetta. Nel 2009 Brusco viene rinviato a giudizio per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Il fidanzato di Simonetta, che ormai si è costruito una vita, viene condannato a 24 anni in primo grado, ma in appello viene dichiarato non colpevole.

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