Arte, cultura e spettacolo

#Amys30: buon compleanno Amy Winehouse

#Amys30: buon compleanno Amy Winehouse
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
L’oramai tristemente nota “maledizione del 27” rappresenta probabilmente una delle più inquietanti, ma al tempo stesso suggestive storie legate al mondo della musica, in particolare del rock. Essa concerne una lunga serie di morti premature, prevalentemente violente o comunque dai profili piuttosto incerti che hanno colpito, nel ventisettesimo anno di età, musicisti, interpreti, icone culturali, personaggi, insomma, dal vissuto estremamente controverso e non di rado burrascoso.
Tra i nomi più costantemente menzionati nella lista dei “maledetti” compaiono quelli di artisti inarrivabili, dal talento prorompente e rappresentanti di una generazione in tumulto: da Brian Jones, storico membro dei Rolling Stones, accidentalmente annegato nella sua piscina, a Jimi Hendrix, soffocato dal suo stesso vomito in seguito ad una overdose, a Janis Joplin, anch’essa uccisa dalla droga, fino ad arrivare al leader dei Doors Jim Morrison, colto da un mai concretamente verificato attacco di cuore a Parigi.
Le morti di questi quattro artisti, avvenute tutte in un arco di tempo che va dal 1969 al 1971 e caratterizzate da una risonanza mediatica di vastissime dimensioni considerate le influenze da essi esercitate nel panorama musicale degli ultimi 40 anni, rappresentano però soltanto la piccola parte di un elenco assai corposo di nomi più o meno celebri che attraversa più di cento anni di storia della musica: infatti, da un’analisi più approfondita, emerge che a partire dagli ultimi anni del 1800 si sono susseguite all’incirca una quarantina di morti tra artisti eccellenti, tutti spentisi drammaticamente all’ormai divenuta emblematica età di 27 anni.

Omicidi, suicidi, overdose, persino una misteriosa scomparsa ed una “presunta morte” hanno avuto luogo con grande regolarità: 17 anni dopo la dipartita del leader dei Nirvana, Kurt Cobain, la minuta sirena del soul bianco Amy Jade Winehouse viene ritrovata senza vita nella sua abitazione di Camden Town, il 23 luglio 2011.
Una breve carriera quella della cantautrice con “l’alveare” tra i capelli, due album di successo, cinque Grammy Awards portati a casa tra i quali due appartenenti ai cosiddetti “big four” ossia le categorie più ambite; Brit Awards, Ivor Novello Awards, MTV Europe Music e Video Awards e via di seguito, eccellenti critiche e recensioni, importanti posizionamenti nella classifiche mondiali, il tutto straordinariamente accompagnato da una voce grave, estremamente profonda, le cui caratteristiche non potevano non condurre al paragone, inevitabile, con gli dei.
Perché di divinità si parla, quando Tony Bennett afferma che dopo Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan ci sono l’eyeliner deciso ed i tatuaggi esagerati della “piccola” Amy.
Una vita, anch’essa troppo breve, dedicata alla musica ed alla composizione, fin dall’esordio come professionista nella “National Youth Jazz Orchestra”, passando per la pubblicazione del primo album “Frank” nel 2003, approdando alla consacrazione mondiale avvenuta nel 2006 con “Back to black”.
Il suo sound, considerato una delle massime espressioni del soul bianco contemporaneo, entusiasmò la critica per la sua capacità di aver rivisitato in chiave assolutamente fresca e moderna il famigerato “Motown sound” espressione con la quale si indicava la fervente attività creativa degli anni ’60 in seno alla divisione soul della casa discografica Motown, la quale lanciò alcune delle icone più significative della musica mondiale tra cui Marvin Gaye e Sam Cooke.

Ma non solo: non mancano riferimenti alle leggendarie formazioni femminili in gran voga negli anni ’60, le cui influenze si ripercuotono anche su un look squisitamente vintage e demodé, ma al tempo stesso originale e nuovo, di cui infatti non si sentirà derubata nemmeno Ronnie Spector, storico leader delle Ronettes alla quale la Winehouse è stata spesso accostata.
Ma le ombre non tardarono a riversarsi sulla vita personale della giovane Amy, offuscando l’accecante bagliore di un talento quasi “iperuranico” e contribuendo a danneggiare la reputazione della cantante che, dopo imbarazzanti apparizioni in pubblico, scandali ed un alquanto turbolento matrimonio con Blake Fielder-Civil (considerato il responsabile del suo declino), arriverà a conquistarsi l’onore delle cronache per quell’aspetto della sua vita che faceva a pugni con le sue doti artistiche, mettendole KO e lasciando che all’opinione pubblica rimanesse solo l’immagine di una semplice alcolizzata.
Dopo tutto erano parole sue: più di una volta le fu consigliata un po’ di sana “rehab”, categoricamente rifiutata (“I said: no,no,no!) sostituita dalla compagnia di “Ray” (Ray Charles) e dagli insegnamenti di “Mr. Hathaway” (Donny Hathaway).

E mentre il testo di “Love is a losing game” diveniva materia di critica letteraria per la classe 2008 dell’Università di Cambridge, l’abuso di alcol e droghe pesanti (queste ultime però abbandonate negli ultimi anni) continuò a provare un fisico già esageratamente esile a causa della perdita repentina di diverse taglie, senza contare i precedenti disturbi alimentari e la bulimia.
Tristemente emblematica rimarrà l’ultima esibizione a Belgrado: un faticosissimo tentativo di rincorrere le note, difficoltà nel deambulare ed una pioggia di fischi che invase il palco.
Tour europeo annullato: un fugace saluto alla figlioccia Dionne Bromfield sulle note di “Mama said” delle Shirelles durante l’iTunes festival e la morte, due giorni dopo, a 27 anni.
E così il fantasma della maledizione tornò ad aleggiare su questa fragile esistenza, complice una bottiglia di vodka di troppo, o semplicemente quella legge della compensazione universale che, se da un lato ti rende il privilegiato degli dei, dall’altro ti priva della capacità di rendertene conto.
Due anni dopo, la “Amy Winehouse Foundation”, mirabilmente condotta da Mitch Winehouse padre devoto della defunta cantante, lavora alacremente al fine di aiutare e sostenere i giovani ad alto rischio di dipendenza dalle sostanze stupefacenti, conducendo una forte campagna di prevenzione, ma anche provvedendo alla fornitura di occorrente idoneo all’apprendimento musicale.
La pubblicazione dell’album postumo, “Lioness: Hidden Tresures”, ha portato l’intero incasso del ricavato alla fondazione, così come accaduto per la cover di “Body and soul”, standard jazz degli anni ’30 eseguita in duetto con Tony Bennett, ma anche per la biografia stilata dallo stesso Mitch Winehouse, intitolata “Amy, mia figlia”, edita nel 2012.
In occasione del trentesimo compleanno della cantante, il 14 settembre 2013, la città di Londra è ricca di numerosi eventi in suo onore che continueranno ad avere luogo per tutto il mese, tra mostre, spettacoli dal vivo, esposizioni e lanci col paracadute, il tutto nel tentativo di ricordare Amy Winehouse, il suo talento, il suo apprezzato impegno in ambito umanitario, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica e aiutare i giovani in difficoltà.

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