Arte, cultura e spettacolo

Prado e Thyssen, due musei in recessione: quando la crisi colpisce l’arte

Prado e Thyssen, due musei in recessione: quando la crisi colpisce l’arte
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
La crisi non risparmia nessuno e generalmente i primi tasti del complesso pianoforte della spending review ad essere accarezzati sono quelli relativi alla cultura. Anche in Spagna l’arte non se la passa bene: il Prado sta vivendo una profonda recessione. Se il Ministerio de Cultura nel 2007 aveva stanziato ben 28 milioni di euro per la roccaforte di Goya, El Greco e Velàzquez, oggi i finanziamenti si attestano a soli 16 milioni di euro, con una contrazione del 44%. Ma c’è di più: si assiste a una diminuzione delle revenue del 7% dovuto a un calo dei visitatori del 25%, fattore che induce a un certo pessimismo nelle previsioni per il prossimo triennio, in cui si stima debbano transitare 2,5 milioni di visitatori l’anno; il 2012 si è chiuso con 2,8 milioni di visitatori in transito, una distanza siderale dai 10 milioni di visitatori del Louvre, il museo più visitato del mondo. A nulla è servita l’implementazione dell’operativo prevista per il 2012, che comportava l’apertura al pubblico tutti i giorni della settimana, con un conseguente impatto complessivo sul Pil spagnolo di circa 80 milioni di euro l’anno a fronte di 53 giorni di apertura in più per un totale di 3.542 ore annue, confermandosi come il museo europeo con il più lungo orario di apertura al pubblico.

Analoga è la situazione del Thyssen-Bornemisza, che nel 2012 ha visto transitare 1256209 visitatori, in particolare grazie alle collezioni di Gauguin, Morisot e Antonio López che hanno permesso ricavi fino a 8.051.875 euro con un aumento del 13%, senza contare i servizi ancillari (souvenir et similia) che garantiscono revenue per 5 milioni. Nel complesso, però, i ricavi sono diminuiti rispetto al 2011, soprattutto per il mancato sostegno di sponsor, collaboratori e mecenati che hanno generato un calo dei profitti del 38,1% (da 2.906.843 milioni di euro a 1.798.594). Stando a quanto riporta El Confidencial, ogni anno il bilancio del Thyssen alla voce spese reca 1.442.481 euro per trasporto di opere d’arte e 4.907.500 euro per gli stipendi ai 129 dipendenti. Costi enormi che senza l’aiuto di fondi pubblici e finanziatori privati diventa difficile – se non impossibile – sostenere. Fa male ricordare come soltanto nel 2011 il Museo Thyssen ha registrato 1,1 milioni di visitatori, il Prado 2,9 e il Museo d’Arte Contemporanea Regina Sofia, che ospita Guernica, 2,7 milioni.

E c’è, purtroppo, un maledetto fattore da considerare: il furto delle opere d’arte. È iniziato nei giorni scorsi il processo relativo al furto dei 7 dipinti d’autore rubati lo scorso ottobre dal museo Kunsthal di Rotterdam: si tratta di “Testa di Arlecchino” di Pablo Picasso, “La lettrice in bianco e giallo” di Henri Matisse, “Waterloo Bridge” e ”Charing Cross bridge” di Claude Monet, “Donna davanti una finestra aperta” di Paul Gauguin, “Autoritratto” di Van Meyer de Haan e “Donna con gli occhi chiusi” di Lucien Freud. I quadri, il cui valore è stimato tra i 50 e i 100 milioni di euro (anche se la BBC si spinge fino a 200), sono stati bruciati in Romania da Olga Dogaru, madre di uno dei ladri (Radu Dogaru) per distruggere le prove (anche perché non erano più vendibili sul mercato). “I placed the suitcase containing the paintings in the stove. I put in some logs, slippers and rubber shoes and waited until they had completely burned” (“Ho messo la valigia contenente i dipinti nella stufa assieme ad alcuni tronchi, pantofole e scarpe di gomma e ho aspettato che bruciassero completamente”); queste le parole della donna, che molto probabilmente sarà condannata per crimine contro l’umanità.

L’ultimo colpo rilevante sferrato alle opere d’arte è targato 2008 e ha per scenario il museo Buhrle di Zurigo, dove ignoti sottrassero 4 tele impressioniste del valore complessivo di 112 milioni di euro: si trattava di “Ramo di castagno in fiore” di Vincent Van Gogh (1890); “Papaveri vicino a Vetheuil” di Claude Monet (1879); “Il conte Lepic e le sue figlie” di Edgar Degas (1871); “Ragazzo con il gilet rosso” di Paul Cézanne (1888).

Crisi e furti, in definitiva, affossano in modo preoccupante le sorti delle opere d’arte.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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