Costume & Società

Da lunedì fermo pesca per 30 giorni a sud della Puglia

Da lunedì fermo pesca per 30 giorni a sud della Puglia

di Francesca Cataldo
Dal prossimo lunedì 30 settembre i pescherecci rimarranno attraccati per un mese, per rispettare il fermo pesca 2013 disposto dal ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Nunzia De Gerolamo. Il fermo, programmato per 30 giorni consecutivi per le marinerie da Brindisi ad Imperia, riguarda tutte le unità abilitate ai sistemi di pesca a strascico e a volante.

“E’ una misura necessaria – sottolinea il ministero – per garantire il futuro della pesca nel Mediterraneo. Troppo spesso, in passato, il nostro mare ha vissuto un eccessivo sfruttamento delle risorse”. L’interruzione temporanea e obbligatoria della pesca da Brindisi ad Imperia dal basso Jonio nelle acque ricadenti sotto la giurisdizione dei Compartimenti marittimi di Brindisi, Gallipoli e Taranto, terminerà il 29 ottobre. Un mese di pausa per cercare di non ostacolare la riproduzione delle specie e di salvaguardare la produzione di fauna acquifera dal collasso. Il fermo pesca, infatti, ha l’obiettivo di garantire il ripopolamento o meglio, l’accrescimento del novellame di molte specie ittiche bersaglio delle flotte e vanto delle cucine pugliese e imperiese. I pescatori, di fronte al fermo biologico sono però perplessi: “Un mese di sosta non serve: non si ripopola il mare in soli 30 giorni”. Occorrerebbe, secondo loro, una scelta diversa di gestione dei compartimenti: quando ci si ferma tutti i tipi di pesca dovrebbero essere bloccati e per un periodo di almeno due mesi.

Alla perplessità dei pescatori, si accosta quella dei ristoratori e soprattutto degli abituali consumatori di prodotti ittici, i quali, con molta probabilità, vedranno servirsi sulle tavole del pesce straniero o congelato, o meglio, proveniente da altre zone italiane dove il fermo pesca non è applicato. Secondo le imprese di categoria il fermo pesca rappresenta un forzato black out dell’attività ittica e soprattutto del consumo.Lo confermerebbeo anche i recenti dati ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), secondo cui nei primi cinque mesi dell’anno si è accusato un forte crollo dell’acquisto, con un calo del 12% in valore per i prodotti ittici che sale addirittura al 17% per il pesce fresco. Un provvedimento in vigore da decenni, ma che non manca mai di suscitare polemiche.

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