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Sangue infetto: Strasburgo, Italia paghi indennizzi.

Sangue infetto: Strasburgo, Italia paghi indennizzi.

di Adriana Ranieri
Il 3 Settembre 2013 gli italiani infettati da trasfusioni di sangue o da prodotti da questo derivati hanno vinto la loro battaglia a Strasburgo. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che lo Stato deve versare a tutti gli infettati l’indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992.
Il presidente dell’Associazione Politrasfusi Italiani, Angelo Magrini, commenta la sentenza della Corte europea dei diritti umani su ANSA.IT, affermando: “Una importante vittoria per tutti i 60mila cittadini italiani infettati da trasfusioni di sangue. Si tratta di un successo – spiega Magrini – perchè, grazie a questa sentenza, si riconosce a tutti i cittadini infettati, senza differenze, la possibilità di percepire gli arretrati dell’adeguamento Istat per l’indennizzo loro riconosciuto, a partire dal momento del riconoscimento per legge della loro condizione”.

“La sentenza” – precisa Magrini – ”riguarderà tutti i circa 60mila cittadini italiani infettati. Come associazioni dei politrasfusi abbiamo infatti intentato causa a beneficio di tutti gli infettati, chiedendo alla Corte di Strasburgo che vengano riconosciute pari opportunità a tutti i cittadini”. “Attualmente”, afferma il presidente dell’associazione, ”i cittadini infettati ricevono un indennizzo, sulla base della legge 210 del 1992, pari ad un minimo di circa 540 euro al mese, pagati bimestralmente. Ora, per effetto della sentenza, i cittadini infettati arriveranno a percepire circa 100 euro in più al mese”. “Un adeguamento” – conclude Magrini – ”che contribuirà al sostenimento delle spese per farmaci e ticket a carico dei malati,  ed in costante aumento”.

Il ricorso su cui si è pronunciata la Corte dei diritti umani riguarda 162 cittadini italiani (sono quelli che hanno presentato ricorso a Strasburgo) infettati da Hiv, epatite B o C dopo una trasfusione o somministrazione di emoderivati. Secondo quanto stabilito dalla legge 210 del 1992 hanno diritto, come altre migliaia di persone, ad un’indennità che deve essere rivalutata ogni anno in base al tasso d’inflazione.

Ma le autorità italiane non hanno mai pagato la rivalutazione annuale – che costituisce la parte più consistente dell’indennizzo – e con il decreto legge n. 78 del 2010 l’hanno abolita. I ricorrenti non hanno ricevuto le somme che gli erano dovute per la rivalutazione annuale anche dopo che la Corte costituzionale italiana con una sentenza del 2011 ha dichiarato incostituzionale il decreto legge del 2010. Un provvedimento, quest’ultimo, ora censurato anche dalla Corte di Strasburgo secondo la quale – in base a quanto scritto nella sentenza odierna – lo Stato italiano ha violato i diritti dei ricorrenti e di tutti coloro che si trovano nella loro stessa situazione.
Secondo i giudici, in particolare, con il decreto del 2010 lo Stato ha solo voluto garantirsi un vantaggio economico nei processi intentati dai ricorrenti contro il mancato pagamento della rivalutazione dell’indennità. Pertanto, in base a quanto stabilito dai giudici di Strasburgo, lo Stato italiano avrà sei mesi di tempo, dal momento in cui la sentenza diventerà definitiva, “per stabilire una data inderogabile” entro cui s’impegna a pagare rapidamente le somme dovute. La sentenza non sarà comunque definitiva prima di tre mesi, ovvero il tempo a disposizione del governo italiano per chiedere la revisione del caso davanti alla Grande Camera della stessa Corte.

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