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Cronaca

I 10 fatti di cronaca nera più importanti del 2013
Seconda parte

I 10 fatti di cronaca nera più importanti del 2013
Seconda parte
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
Continua il nostro percorso tra quelli che, a mio avviso, sono i reati più importanti e che hanno interessato la cronaca nazionale nel 2013.

[Per chi non l’avesse letta: Qui la prima parte]

6) Faida dei Tatone a Quarto Oggiaro

Si chiama Antonino Benfante, 50 anni, detto “Tonino Palermo”, l’uomo arrestato dalla Squadra Mobile di Milano con l’accusa di essere il responsabile dei tre omicidi commessi a Quarto Oggiaro alla fine dello scorso ottobre. Secondo gli uomini della Mobile, Benfante ha agito soli quattro giorni dopo il rilascio dal carcere: il 27 ottobre a cadere sotto numerosi colpi di pistola sono Emanuele Tatone, 52 anni, e Paolo Simone, 54 anni. I cadaveri dei due erano stati ritrovati in un campo tra Quarto Oggiaro e Nova Milanese: solo 36 ore dopo, la sera del 30 ottobre, di fronte al bar-pizzeria “Rim” di via Cesare Passarella, era stato ucciso Pasquale Tatone, 54 anni, fratello maggiore di Emanuele. I Tatone sono stati un pezzo di storia criminale milanese prima del decadimento tra la fine degli anni ’90 e gli anni 2000: una perdita progressiva di prestigio nel mondo della delinquenza, che secondo gli inquirenti è confermata anche dal movente degli omicidi di ottobre. L’indagine, che si e’ svolta attraverso intercettazioni ambientali e interrogatori, dimostra che dopo l’estate del 2013 Benfante aveva approcciato Pasquale Tatone durante il periodo in cui era affidato ai servizi sociali. Se la decisione di uccidere i Tatone sia dovuta a uno screzio maturato in quel periodo o se “Tonino Palermo” avesse cercato i fratelli già con l’intenzione di eliminarli non è chiaro: sta di fatto che Benfante già negli anni ’90 era coinvolto nella guerra di potere che scuoteva Quarto Oggiaro.

7) La dottoressa samaritano Eleonora Cantamessa viene investita mentre soccorreva un ferito a Chiuduno
L’8 settembre a Chiuduno una rissa tra immigrati si è trasformata in una tragedia con l’uccisione di un indiano e di una dottoressa che, dopo essersi fermata a prestare soccorso a un ferita, è stata ammazzata dagli stessi aggressori che, mentre fuggivano in auto, l’hanno travolta. Quattro immigrati a bordo di una Volkswagen Golf hanno bloccato altri due stranieri che erano su un’Audi A2 scura: armati di spranghe, hanno colpito prima la vettura, poi il conducente e il passeggero. Uno dei due è morto. In pochi minuti sul posto si sono fermate diverse persone. La dottoressa Eleonora Cantamessa, una ginecologa 44enne alla clinica Sant’Anna di Brescia, stava passando in auto e si è fermata per soccorrere i due aggrediti. Ma la Golf è tornata indietro a grande velocità, forse con l’obiettivo di “finire” l’indiano ferito a sprangate poco prima dagli stessi occupanti dell’auto, ed è piombata sul gruppo di persone: ha investito e ucciso il medico e ha ferito gravemente almeno altre due persone.

8 ) La ventinovenne brasiliana Marilia, uccisa a Brescia
Un tradimento, un figlio inatteso, la paura dello scandalo e le conseguenze per la propria vita coniugale. Gli investigatori di Brescia non hanno dubbi: sono questi i motivi per cui Marilia Rodrigues Silva Martins, brasiliana di 29 anni, è stata uccisa il 31 agosto Gambara, nella Bassa bresciana nell’ufficio in cui lavorava. In carcere è finito Claudio Grigoletto, 32 anni, istruttore di volo e socio della Alpi Aviation do Brasil, la società che commercializza ultraleggeri per la quale lavorava Marilia. I due, dicono gli investigatori avevano una relazione. Poi l’imprevisto: come ha confermato l’autopsia, Marilia era fra il quarto e il quinto mese di gravidanza, frutto con ogni probabilità dell’amore clandestino con il suo datore di lavoro. Una verità troppo pesante per Grigoletto, sposato e già padre di due figlie (di cui una nata da poche settimane). Grigoletto, fermato al termine di un lungo interrogatorio durato tutta la notte nella caserma del comando provinciale dei carabinieri di Brescia, non ha confessato, ma ci sono innumerevoli indizi, la certezza che si trovasse sul luogo dell’omicidio nel momento in si è accaduto, le sue contraddizioni e alcune testimonianze a far credere che l’assassino di Marilia sia stato proprio lui. Di sicuro il giorno dell’omicidio l’uomo ha mandato un sms alla ragazza per chiederle se a lavoro fosse tutto a posto. “Tutto tranquillo”, è stata la sua risposta, ignara di ciò che le stava per accadere.

9) Mariangela Granomelli, l’orefice di Saronno, uccisa a calci e pugni da un rapinatore
Uccisa in trenta secondi di incredibile violenza da un uomo che l’ha massacrata con calci e pugni per poi fuggire portando con sé pochi monili di scarso valore. E’ morta così nel pomeriggio di sabato 3 agosto Maria Angela Granomelli, 62 anni, aggredita all’interno della sua piccola gioielleria nel centro di Saronno. L’ipotesi potrebbe essere quella di una rapina finita in tragedia, anche se l’episodio, ripreso interamente dall’impianto di videosorveglianza del negozio, presenta una dinamica che gli stessi investigatori definiscono anomala. Come emerge dalle immagini delle telecamere, l’uomo l’ha colpita all’improvviso, senza mostrare prima atteggiamenti minacciosi. Dopo il delitto ha trascorso una mezz’ora all’interno del negozio, che non è stato messo a soqquadro, e ha portato via solo pochi oggetti, pur avendo a disposizione tutti i gioielli esposti. Non si sarebbe preoccupato di cancellare le proprie tracce: nel locale, infatti, sono state trovate diverse impronte digitali e capelli che potrebbero essere riconducibili all’aggressore.

10) Ad Abbadia Lariana un bimbo di soli tre anni viene ucciso a colpi di forbici dalla madre
Il 24 ottobre si è consumata ad Abbadia Lariana, centro della provincia di Lecco affacciato sul ramo lecchese del Lago di Como, una tragedia che ha straziato una famiglia e sconvolto la piccola comunità della frazione collinare di Novegolo. Una giovane madre, Aicha Christine Coulibaly, di 25 anni, originaria della Costa d’Avorio ma nel Lecchese da una decina d’anni, ha inspiegabilmente ucciso il primo dei suoi due figli, Nicolò, che avrebbe compiuto tre anni tra un mese. Arrestata per omicidio, in un primo momento sembrava che la donna avesse usato un coltello da cucina ma è stato probabilmente con un paio di forbici che ha ucciso il piccolo Nicolò. Resosi conto del dramma che si stava consumando, il padre, Stefano Imberti, 42 anni, ha afferrato il bimbo, correndo fuori di casa urlando per chiedere aiuto. I vicini hanno lanciato l’allarme e sulla frazione si sono via via riversate ambulanza, volontari e carabinieri. Tutto inutile. Trasportato all’ospedale di Lecco nell’estremo tentativo di potergli salvare la vita, il piccolo è morto. Illesa l’altra figlioletta della coppia, Sara, di soli dieci mesi.

(Avv. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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