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L’autoimpiego come risposta alla disoccupazione

L’autoimpiego come risposta alla disoccupazione
Antonio Catacchio

di Antonio Catacchio
La parola chiave è autoimpiego e dovremo imparare a farci i conti. L’alfabeto della ricerca di lavoro cambia anche se il dibattito politico sull’occupazione, seppur vivace, continua a restare concentrato sui temi del lavoro dipendente. Ma tra i ragazzi che escono dalle superiori o dall’università molte cose stanno cambiando e i dati di flusso lo dimostrano. Nei primi nove mesi del 2013 il 34% delle imprese aperte ha un titolare under 35 e la stima dell’Unioncamere ci dice che un giovane su 4, terminati gli studi, si rivolge verso l’autoimpiego. Sono ragazzi che hanno perso le aspettative di un tempo e hanno maturato una consapevolezza diversa. Vogliono evitare la via crucis dei contratti a tempo determinato e degli stage senza speranze e preferiscono misurarsi direttamente con il mercato. I ragazzi iniziano, pertanto, a riconoscere che la meritocrazia si sposa meglio con una propria iniziativa piuttosto che con una scrivania in un ufficio pubblico.
Non sono, però, solo i figli di commercianti e artigiani a scommettere su se stessi. La pura necessità di trovare un primo/nuovo sbocco lavorativo o comunque un lavoro stabile è la causa dell’autoimpiego per il 36,4% dei giovani sotto i 30 anni.

Le trasformazioni del mercato hanno poi determinato una drastica riduzione del peso contrattuale di molte lauree e la conseguente definitiva scissione tra percorso formativo e tipologia di occupazione.
Ad aggravare la difficoltà di trovare un’occupazione pesa l’assorbimento, pressoché nullo, di diversi settori, dal pubblico impiego passando per editoria, scuola ed enti locali.
Se il sociologo americano Richard Sennett ha scolpito il concetto di “corrosione del carattere” per indicare il contraccolpo psicologico della precarizzazione, l’autoimpiego – almeno da un punto di vista psicologico – è mobilitante e suscita energie. Tanto è vero che il 47,1% degli under 30 con attività avviata nel 2013 indica nell’autorealizzazione la motivazione principale della sua scelta.
Il professor Emilio Reyneri nel suo libro “Dieci domande su un mercato del lavoro in crisi” parla, però, a questo proposito di una <<terziarizzazione distorta a favore di settori arretrati>>.
Questo fenomeno sale anche per motivazioni legate all’autorealizzazione personale, che si sposano con una forte propensione alla mobilità territoriale. Secondo rilevazioni di fonte Isfol il 50% dei giovani è pronto a trasferirsi all’estero e solo il 20% non vuole muoversi da casa.
Sempre secondo l’indagine di Unioncamere, nei primi nove mesi del 2013 ha chiuso il 7% delle aziende degli under 35 contro una media generale del 5%. Comunque l’esigenza di accompagnare l’autoimpiego si sta facendo largo.

Il primo problema che emerge dalla sua completa soddisfazione è trovare i soldi per aprire l’impresa e secondo i racconti di molti giovani imprenditori si ricorre spesso al prestito familiare. Più del 50% parte con un capitale inferiore ai 5 mila euro e solo il 3% inizia con una dotazione di risorse maggiori di 50 mila euro. Si avverte la necessità di strumenti di microcredito perché pochi neoimprenditori utilizzano la banca. La legge di Stabilità ha rifinanziato l’agenzia per il sostegno alle start up dopo che nel 2013 il bando era stato chiuso perché ad aprile aveva già prosciugato i fondi, ma la dotazione resta bassa: 80 milioni di euro per tre anni.

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Antonio Catacchio
@tonykataklios

Nato a Bari nel freddo gennaio del 1979, non ha intrapreso esclusivamente l'Università della vita, come molti oggi vanno orgogliosamente sostenendo. Oltre a quella infatti si è anche laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari nel 2009 con una tesi in diritto penale dal titolo "La frode informatica". Dopo aver sostenuto gli scritti per l'esame di avvocato nel dicembre 2011, si inerpica come un dedalo, nella realizzazione di un magazine online iniziando a studiare SEO, SEM e aprendo account online su social media d'ogni genere per iniziare a carpirne funzionamento ed evoluzioni. Tra un lavoro occasionale ed un altro a tempo determinato, dirige e conduce gli aspetti organizzativi del progetto corrieredellepuglie.com, di cui è il maggiore artefice. Nel 2013 fonda insieme a Claudio Santovito, Roberto Loizzo e Teresa Manuzzi l'Associazione InformAEticaMente.it, editrice del corrieredellepuglie.com.

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