Cronaca regionale

Inaugurazione dell’anno giudiziario a Bari. I soliti problemi.

Inaugurazione dell’anno giudiziario a Bari. I soliti problemi.
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
Eccessiva durata dei processi, riforma della geografia giudiziaria, sovraffollamento delle carceri, carenze negli organici amministrativi e necessità di una <<riforma che renda più rapida la risposta alla crescente domanda di giustizia>>. Sono questi i temi che anche in Puglia hanno segnato l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014.

Per il distretto di Bari e Foggia, il Presidente della Corte d’Appello di Bari Vito Marino Caferra, nella relazione di apertura, ha fatto riferimento ai continui conflitti tra magistrati che ha caratterizzato la Procura barese negli ultimi tempi. E’ stato fatto notare come <<Non mancano conflitti tra gli stessi magistrati, ampiamente echeggiati dai media, con inevitabili ricadute negative sull’intero sistema giudiziario>>.

Per Caferra la durata del processo, sia nel settore penale che in quello civile, <<resta il problema piu’ grave della giustizia nel nostro Paese ed e’ costantemente esposto a censure in sede europea dove ormai da decenni viene offuscata l’immagine dell Italia come Stato di diritto>>. Anche il dato delle prescrizioni  <<evidenzia che non e’ possibile materialmente celebrare ed esaurire tutti i processi penali pendenti in tempi utili e ragionevoli con risultati scarsi e deludenti>>. Passando al tema sui delitti, la relazione segnala il persistere <<di gravi fenomeni di delinquenza organizzata anche di tipo specificamente mafioso mentre è in aumento il reato di usura ma anche in conseguenza dell’aumento di denunce da parte delle vittime>>.

A Lecce, il neo presidente della Corte d’Appello di Lecce Mario Fiorella ha voluto invece affrontare i mali della giustizia puntualizzando che non può e non deve essere raccolta in mere cifre statistiche. <<Nel Salento – ha spiegato – resta grave la situazione del traffico di rifiuti pericolosi di varia provenienza, spesso sparsi in discariche abusive o anche interrati, con gravi danni per i terreni e la falda acquifera>>. Il Procuratore generale Giuseppe Vignola, ha invece fatto riferimento al disastro ambientale di Taranto e alla vicenda giudiziaria dell’Ilva.  Ha precisato il Procuratore Vignola che il vero male della terra Tarantina << è l’ipocrisia che è calata sul suo territorio>>.

Concludo con una mia piccola osservazione su quello che è il quadro della Giutizia all’interno del distretto nel quale lavoro. Io credo che la Giustizia, oggi, non riceve più quell’aiuto che dovrebbe in reatlà ricevere dallo Stato. Quando leggo la nostra Carta Costituzionale o le norme che disciplinano il Codice di Procedura Penale, penso che il legislatore dell’epoca abbia fatto un lavoro stupendo ed attuale, proiettato verso il futuro e che se veramente quanto riportato venisse rispettato la Giustizia italiana sarebbe una delle più efficaci d’Europa. Basti pensare che, secondo il codice di rito, i processi penali dovrebbero durare un solo giorno, ed invece sappiamo benissimo che non è così.
Quando ho iniziato questa professione ricordo che per ogni Giudice erano assegnati due cancellieri, due dipendenti pubblici che si occupavano di gestire il lavoro all’interno del suo ufficio e fare in modo che potesse essere quanto più snello possibile. Oggi, invece, c’è un cancelliere per due giudici il che vuol dire una mole di lavoro enorme ed una difficoltà dal punto di vista oggettivo a poter svolgere il lavoro.

La Giustizia è come una macchina, è come un ingranaggio che per funzionare ha bisogno dell’olio altrimenti il motore si fonde e non cammina più. Quell’ingranaggio sono tutti coloro che lavorano all’interno di questo grande apparato (cancellieri, Avvocati e Magistrati) e l’olio è lo Stato che deve fornire quei supporti necessari per poter permettere a questa macchina di girare e funzionare nel migliore dei modi. Se la maccina non gira e si ferma, è l’intera nazione a non funzionare più e, con effetto a catena, tutti vengono investiti da questo problema, andando a colpire non soltanto gli addetti ai lavori ma, anche, i cittadini. Non è troppo tardi per risolvere questi problemi, ma è necessario intervenire altrimenti quella lungimiranza che hanno avuto i padri della Costituzione ed i legislatori dell’epoca sarà stata vana.

Avv. Roberto Loizzo, Criminologo Forense

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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