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La Cannabis ad uso terapeutico: la Regione Puglia dice sì

La Cannabis ad uso terapeutico: la Regione Puglia dice sì

di Francesca Cataldo
E’ dal Tacco d’Italia che è partita la rivoluzione della cannabis terapeutica, esattamente da un piccolo paese di circa 10.400 abitanti, Racale. E’ qui che si sta combattendo la battaglia più importante per i malati che necessitano dei cannabinoidi per curare gli effetti di patologie come la sclerosi multipla. La Puglia è la quarta regione in Italia (dopo Veneto, Toscana e Liguria) a consentire l’uso terapeutico della marijuana ma si propone come prima alla creazione del primo campo per la coltivazione in proprio della materia prima. Questo per due precisi scopi: interrompere il mercato illegale degli stupefacenti al quale molto spesso i malati erano costretti a rivolgersi ed eliminare gli elevati costi di importazione, in quanto attualmente l’Italia acquista il Brodocan dall’Olanda con costi molto alti.

La rivoluzione di Racale ha tre nomi in testa, quello di Lucia Spiri, quello di Andrea Tresciuoglio, entrambi malati di Sclerosi multipla e fondatori del primo “Cannabis social club”, e quello di Donato Metallo, sindaco di Racale che apertamente dichiara di abbracciare la “cattiva strada”. «Vi spiego perché dovete venire con me sulla cattiva strada. Una scelta scomoda, lo so. Ma è una scelta d’amore. Me lo hanno chiesto due amici, Lucia ed Andrea, racconta Metallo. Si tratta di regalare anche solo un pomeriggio di vita. I tempi del malato non sono quelli della politica. Io li ho visti questi ragazzi, in quest’ultimo anno hanno perso molti amici. Ecco, grazie a quei farmaci possono fare un giro in macchina, alzarsi, passare una giornata normale senza sentire gli effetti devastanti delle loro patologie. Lucia ha ricominciato a camminare e così Andrea».

Si tratta di aprire con tutte le autorizzazioni il primo centro italiano per la coltivazione della Cannabis rompendo, così, tutti i tabù che da anni padroneggiano in Italia. La proposta dei ragazzi del Cannabis social club è quella di produrre il medicinale e poi venderlo alla Regione con costi molto più bassi. Il ricavato della vendita sarebbe poi investito per la realizzazione di un centro per la riabilitazione. La Regione Puglia – dice – sembra favorevole. Ora non resta che attendere l’autorizzazione.

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