Arte, cultura e spettacolo

Il bello del baratto. Il sistema più social per fare shopping

Il bello del baratto. Il sistema più social per fare shopping

di Enrica D’Acciò
C’è il vestito da cerimonia, comprato solo per quel matrimonio e indossato solo quella volta, un paio di stivali nuovi di zecca che si sono rivelati scomodissimi, lo svuota tasche griffato ricevuto a Natale che proprio non si sposa con il resto dell’arredamento. Che fare di tutta la roba che giace nei cassetti e negli armadi delle nostre case? Fra il bidone dell’immondizia e la cesta parrocchiale della beneficienza c’è ora un’altra strada. Si chiama exchange party o swap party o, per i fedeli italianisti, al netto di un pizzico di malizia, la festa dello scambio. Si tratta di forme autorganizzate di baratto, dove ognuno porta un capo da dare via che potrà essere scambiato con un altro capo: uno strumento semplice ma efficace per svuotare l’armadio di ciò che non va più bene e portare a casa qualche oggetto interessante.

Tutto, rigorosamente, a costo zero. La formula dello scambio, infatti, prevede che ognuno porti alla festa un oggetto di cui si vuole disfare. L’oggetto viene stimato e valutato in base al suo valore iniziale e allo stato di conservazione.

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Courtesy of Gaetano Lo Porto

Per ogni oggetto messo a disposizione, così, si ricevono dei crediti che possono essere utilizzati per scambiare altra roba. E’ ammesso di tutto, dagli abiti agli oggetti per la casa. «Più che un baratto – spiega a riguardo Chiara Cannito, vicepresidente della Ulixes scs, che ha organizzato nei giorni scorsi un exchange party a Bitonto, nel barese, – si tratta di una forma di scambio merci. L’operazione ha un evidente valore ecologico, visto che lo scambio evita di creare rifiuto e permette di recuperare materie prime». Non solo ecologia ma anche economia. Nell’epoca del consumo sfrenato e dell’obsolescenza programmata, lo scambio diventa una forma di economia rivoluzionaria. Ne sanno qualcosa i gestori della Cianfrusoteca, a Salice Salentino, nel leccese, dove la regione Puglia, tramite il programma regionale “Principi Attivi” ha finanziato l’apertura di un banco di raccolta, un mercato permanente dell’usato.

A Milano, invece, ha aperto i battenti da pochi giorni RIgeneriAmo, un’officina di quartiere per dare nuova vita agli oggetti destinati al cassonetto: giovani designers sono a disposizione per riparare e recuperare gratuitamente oggetti da cestinare. «Il fenomeno è in espansione anche per il suo valore social», spiega a riguardo Cannito. «Scambiare un oggetto, o lavorare insieme all’artigiano che trasformerà il tuo vecchio comodino in un oggetto di design, significa attivare una relazione, segnare un prima e un dopo, scrivere la storia di un oggetto che ieri era mio oggi diventa tuo». Antesignano del fenomeno, il bookcrossing è la politica di abbandonare i libri in strada, sulle panchine, nei bar perché altri li possano leggere e li possano condividere. Tutto, rigorosamente, a costo zero.

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