Arte, cultura e spettacolo

Viaggio nel “Paese delle Meraviglie” di Elena Pezzetta

Viaggio nel “Paese delle Meraviglie” di Elena Pezzetta
Candido Marinelli

di Candido Marinelli
Museo della Fotografia (Bari) – Il tempo passa denso, sospeso tra la mia domanda e il suo silenzio. I miei occhi incontrano per un istante i suoi, poi torna a fissare una delle sue opere in mostra, isolandosi sia da me che da tutti quelli che ci sono attorno. L’indice e il medio della sua mano destra sembrano stringere una sigaretta che non riesco a vedere, ma che ha il potere di renderle la voce languida e assonnata. ” Non amo spiegare le mie foto. Ognuna ha una sua storia. Ma preferirei non raccontarla, meglio lasciare spazio all’immaginazione, all’interpretazione, all’immedesimazione” Capisco di aver sbagliato la domanda iniziale. Resto in silenzio cercando di prendere tempo, non interrompendo il flusso dei suoi pensieri.

Ma capisce il mio gioco, il suo sorriso ricorda un ghigno beffardo, si allontana, lasciandomi lì a perdermi tra i suoi fantasmi. Già, fantasmi. Quando sei dinanzi alle opere di Elena Pez (o Elena P. , un vezzo non usare il suo cognome per intero) hai l’impressione di entrare in un dimensione irreale. Un trionfo di colori brillanti, oggetti resi vivi da un originale gioco di ombre e luci, atmosfere incantate tendenti al cupo, sono gli elementi scatenati delle sue fotografie. Trappole ben congegnate capaci di “strappare” l’osservatore dal mondo reale e catapultarlo nelle visioni tra sogno e realtà di questa giovane artista pugliese.Un “bianconiglio” impossibile da non seguire, forte del candore dei suoi 19 anni e con la fretta di dare voce alle sue passioni. “Guarda – non mi ero accorto che fosse tornata – io ho delle idee che mi arrivano improvvisamente e sono molto precise, mi danno delle immagini chiare di ciò che poi dovrò rappresentare. Un po’ come il surrealismo, “automatismo psichico”; eseguo ciò che la mia mente mi suggerisce, senza pensarci troppo. Mettersi in gioco non sempre è facile, ma è necessario. Ecco perché spesso e volentieri,invece, faccio degli autoscatti; per poter esprimere esattamente ciò che ho in mente.”  Adesso sono io a restare in silenzio e lei in attesa del mio prossimo passo. Una partita a cricket la nostra , non mi stupirebbe sentirla gridare “Tagliategli la testa!” come la Regina di Cuori, nel caso di una mia domanda banale. Cerco di farmi spazio nei suoi soggetti, nei suoi luoghi, istanti rubati e messi a fuoco. “Mi lascio attraversare dalla vita altrui e al tempo stesso me la lascio sfuggire dalle mani.I bambini sono spesso soggetto delle mie opere (credo) perché in un certo qual modo, una parte di me è intrappolata nel mondo dell’infanzia.


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E’ come se fossi stata invitata a prendere parte ad un gioco, ma poi gli altri giocatori son scomparsi ed io non so a chi comunicare e non mi resta che dichiararmi anch’io fuori dal gioco.” Non è una ventenne qualunque, Elena ne è consapevole ed è la sua forza. “Odio definire.” tiene a precisare come se ancora non avessi capito quanto le mia domande fossero state stupide. “Sento di essere costantemente (o quasi) in fuga. Sono affamata di vita e bellezza, e per me la fotografia -come la pittura e la poesia- sono strumenti di ricerca dell’infinito. Potrei dire che, riguardo la fotografia, sono colei che inala il soffio di vita altrui.Mi piace la street photography perché la casualità mi dà le vertigini.”  Vertigini. Mi tornano in mente le parole di una canzone di Lorenzo Cherubini “Jovanotti”: “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare.” Sembrano calzarle alla perfezione.

Alcune opere di Elena Pezzetta, sono state in  mostra in una collettiva di  cinque giovani autori pugliesi al Museo della Fotografia – Politecnico di Bari , dal 06/02/2014 al 20/02/2014  dal titolo “Abitare i luoghi Abitare l’anima“. Ma è possibile lasciarsi trascinare nel fantastico mondo di Elena Pez seguendo la sua pagina Facebook di riferimento https://www.facebook.com/ElenaPez?ref=ts&fref=ts#!/pages/Elena-P-Photography/548732611841022

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