Arte, cultura e spettacolo

Una decadenza culturale: il cinema

Una decadenza culturale: il cinema

di Emanuela Dibattista
Qualcuno un giorno ha detto che la cultura è la forma più eccelsa per cambiare il mondo. Si manifesta attraverso moltissime forme, con svariate sfaccettature. Non sempre però, è così facile comprenderla ed individuarla. La cultura è sinonimo di sviluppo, crescita personale e sociale come quella di un paese, la sua crescita sconfigge l’ignoranza in qualsiasi campo essa sia la protagonista. “L’articolo 9 della Costituzione «promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Niente cultura, niente sviluppo” (Il Sole 24 Ore). Tra i suoi svariati lineamenti è compresa qualsiasi forma d’arte, pittura, scultura, letteratura e anche cinema. Volgendo l’attenzione su quest’ultima, potremmo sicuramente enunciare che contiene una certa valenza; è infatti uno dei modi più efficaci di far conoscere il nostro Paese nel mondo, facendo carpire quelle che sono le qualità strutturali, sintattiche di un film italiano, come è accaduto a Paolo Sorrentino, vincitore dell’Oscar con La grande Bellezza.

Il cinema nella sua totalità è definibile come un assetto o strumento mediatico che ci lancia in giro per il mondo, lasciando l’opportunità ai milioni di cinespettatori stranieri di capire e stimare tale opere. Nei secoli ci siamo meritati una fama internazionale con i film di Fellini, soprattutto con La dolce vita, accompagnati da Roma Città Aperta, Ladri di biciclette durante il Neorealismo italiano e tanti altri degni di essere ricordati, con l’augurio di non perdere mai questi “primati”. E’ proprio il mondo straniero che apprezza di gran lunga i “prodotti made in Italy“, riscontrabili su fonti certe, attraverso articoli, interviste e commenti: «La camera scivola su una barca giù verso il Tevere verde-marrone. Il tempo si ferma, ed ogni cosa è bella, così come solo l’Italia può essere» così apostrofa il New York Times, parlando di quello che loro chiamano The Great Beauty. Peccato però che proprio da noi, tali film non sono presi in considerazione neanche per i festival nazionali. Sole a Catinelle, Che bella giornata con protagonista Checco Zalone, La vita è bella con il magnifico Benigni, Benvenuti al Sud, Chiedimi se sono felice, sono i primi cinque film italiani in classifica con un maggior numero di incassi, contrapposto a quelli stranieri, di origine americana e canadese, tra cui troviamo, primi fra tutti Avatar, Titanic, The Avangers, Il cavaliere oscuro e Star Wars, episodio 1.

Il cinema contemporaneo è ampiamente conosciuto negli stati stranieri e questo ci porta sicuramente ad esserne orgogliosi, a parte una “piccola” contingenza che riguarda i tagli significativi soprattutto nei settori culturali, a maggior ragione in questo periodo di crisi, perché come diceva qualcuno di “cultura non si mangia“, certo che no, ma si diventerebbe sempre più privi di sapienza. Nel 2013 sono diminuite ancora di più le riscorse del Fondo Unico dello Spettacolo, togliendo circa 22 milioni di euro, al quale vengono aggiunti anche altri 45 milioni dal Tax Credit, apportando le inevitabili proteste del mondo del cinema. Una tra quali la si trova anche su Twitter dove l’attore Alessandro Gassman ha scritto: “Taglio tax credit x cinema = tramonto cultura definitivo”. In questo modo molti film non arriveranno neanche nelle sale e molti dipendenti verranno licenziati. Si condanna così il cinema ad una morte fioca e lenta come un moribondo che aspetta lentamente di esalare il suo ultimo respiro.

La questione che deve essere presa in considerazione riguarda il “mai più tagli alla cultura” enunciato da Enrico Letta, il quale come è possibile appurare non ha tenuta la parola e come darli torto? Deve sostenere l’intera classe politica con quei fondi (ironicamente parlando). Si arriva così verso un effettivo degrado morale, etico e anche spirituale. Per non parlare del cinema di sala, dal suo anno d’oro, quello del 2011 si è riscontrato un calo del 47% e per i film italiani la quota dei biglietti venduti è passata da 48% al 34%. La domanda sul perché di tali tagli è sicuramente retorica; il potere, la politica, vuole che la sua popolazione sia sempre meno istruita sul sapere comune, sulla conoscenza e sulla cultura, perché solo così e solo a contatto con tali individui, resi inetti, inabili, possono elargire senza nessuna preoccupazione il loro forte potere senza nessun problema apparente.

Aggiungi un commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altro in Arte, cultura e spettacolo

noreka

ARS, tra cultura e divertimento

Francesco Tiberio4 dicembre 2018
stan-lee2

Muore Stan Lee, padre dei supereroi

Francesco Tiberio15 novembre 2018
Michele Pinto Wendie Webfest

Cinema e vino: eccellenze pugliesi al Wendie Webfest 2018 di Amburgo

Tiziana Di Gravina14 settembre 2018
Enzo Avitabile al Talos Festival

La musica dei popoli di Enzo Avitabile *Intervista*

Tiziana Di Gravina8 settembre 2018

Libri giganti sul porto di Trani con Fondazione Megamark

Tiziana Di Gravina23 agosto 2018
bgeek2018

Bgeek 2018: Il festival barese punta sempre più in alto

Francesco Tiberio13 giugno 2018
"In vino veritas"

“In vino veritas” riscopre il rapporto fra Dio, uomo e natura

Tiziana Di Gravina12 giugno 2018
Leonardo Alberto Moschetta al Bifest 2018

Leonardo Alberto Moschetta, da Andria alla “Napoli velata”

Tiziana Di Gravina1 maggio 2018
Bernardo Bertolucci

Bifest2018: la storia del cinema di Bernardo Bertolucci

Tiziana Di Gravina30 aprile 2018

Il primo magazine online di informazione regionale, nazionale ed estera, libero ed indipendente.

Testata registrata n. 1093/2011, reg. 16, Tribunale di Bari.

Direttore responsabile: Antonio Cesare Catacchio

Invia articoli

© 2009-2016 Il corriere delle Puglie - Edito da Associazione InformAEticamente - http://www.informaeticamente.it