Cronaca

Giappone: liberato un innocente dopo 46 anni di carcere

Giappone: liberato un innocente dopo 46 anni di carcere
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
Iwao Hakamada
è un ex pugile giapponese che nel 1968 fu condannato a morte per l’omicidio dello sterminio della famiglia del suo datore di lavoro. Dopo oltre quarant’anni trascorsi nel braccio della morte, il giudice Hiroaki Marayama ha deciso di procedere con la revisione del processo, mentre l’ormai settantottenne Hakamada è stato liberato in seguito alla considerazione del fatto che, stando al test del DNA, il sangue ritrovato sugli indumenti non apparteneva a Hakamada. Il giudice della Corte distrettuale di Shizuoka infatti non nasconde la probabilità che le prove che incriminerebbero l’imputato siano in realtà state inquinate se non del tutto montate all’epoca dagli investigatori. Hakamada avrebbe confessato l’omicidio in seguito alle violenze ed alle torture alle quali fu sottoposto dalla polizia durante i due interminabili giorni di interrogatorio avvenuto alla fine degli anni ’60.

Le vicissitudini, legate a questo caso da Guinness dei primati (nel 2011 l’ex pugile è diventato il detenuto che ha trascorso più tempo in assoluto nel braccio della morte) non sono mancate nel corso degli ultimi 46 anni: dall’appello al secondo grado durato quasi trent’anni, fino all’ultima richiesta di revisione che ha finalmente portato alla liberazione dell’uomo grazie anche alla collaborazione di Amnesty International. Il caso Hakamada ha riscosso una notevole eco a livello mediatico, tanto che la scarcerazione è stata trasmessa in diretta televisiva. Naturalmente tutto questo porterà ad un inevitabile strascico di polemiche, aprendo dibattiti concernenti, da un lato la grave inadeguatezza della giustizia giapponese nella gestione del caso, dall’altro la problematica questione della pena di morte. In realtà, questo tipo estremo di condanna, sembra essere approvata da una larga fascia della popolazione giapponese. L’incredulo Hakamada ha dunque abbandonato il carcere dopo 46 anni, mostrando, tra l’altro, sintomi di condizioni fisiche e mentali non ottimali.

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