Cronaca

Malaysia MH370, “deviazione deliberata”: ma dove, da chi e perchè?

Malaysia MH370, “deviazione deliberata”: ma dove, da chi e perchè?
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
Nelle ultime ore sono aumentate le possibilità che il volo MH-370 della Malaysia Airlines, operato da un Boeing 777-200 marche 9M-MRO partito da Kuala Lumpur a diretto a Pechino con 239 occupanti non sia esploso o caduto in mare, ma che sia stato volutamente dirottato: è quanto emerso dalle parole del Primo Ministro della Malesia, Najib Razak, secondo cui “il volo MH370 non è arrivato a Pechino per l’azione deliberata di qualcuno che era sull’aereo“. La tesi regge, in quanto meno di un’ora dopo il decollo è stato spento l’ACARS (Aircraft Communication Addressing and Reporting System), un dispositivo che mantiene il contatto radio con le stazioni a terra. Un quarto d’ora dopo (non in simultanea, quindi, e in maniera non compatibile con un guasto) è stato disattivato il trasponder, dispositivo che invia segnali di identificazione sui radar. Dopo, quando i suddetti dispositivi erano già inattivi, si è avuto l’ultimo contatto vocale tra la cabina e l’ATC: “Tutto ok, buonanotte”, quasi a rassicurare i controllori. La mancata contemporaneità delle due azioni scongiura l’ipotesi di un guasto o di un’esplosione improvvisa (almeno in questa fase). Per quanto concerne la vicenda dei passeggeri con falsi passaporti, si tratta di due iraniani, rispettivamente di 29 e 19 anni, in fuga verso la Svezia e la Germania al fine di chiedere asilo.

“Traffico di esseri umani”, hanno titolato alcune testate. Pare inoltre che a bordo ci fosse Mohd Khairul Amri Selamat, un ingegnere aeronautico di 29 anni, con cognizioni di aeronautica. L’aereo è stato “perso” a 35mila piedi, per poi essere ripescato a 45mila (altitudine proibitiva per un B777) mentre virava a Ovest. Ancora oltre, è comparso a 23mila piedi verso l’Oceano Indiano. L’ultimo rilevamento è datato alle 8,11 locali, oltre sette ore dopo il take-off da Kuala Lumpur ed è un dato verosimile in quanto i motori del Boeing, i Rolls-Royce, hanno continuato a inviare alla base a terra segnali di corretto funzionamento (nell’ottica di un programma volto a un monitoraggio continuo dei motori). E’ inevitabile constatare che chi ha causato tutto questo è certamente gente ben addestrata che sa perfettamente come evitare i radar civili (meno quelli militari, visto che l’aereo attraversava una zona militarmente delicata e non è da escludere l’ipotesi secondo cui, in pieno dirottamento, l’aereo sia stato abbattuto per prevenire un attentato). Può essere compatibile con il fatto che i cellulari dei passeggeri ancora squillano a vuoto (se è così, che ci vorrà mai a localizzarli?): in questo ci dà una spiegazione un articolo dell’Unione Sarda in cui si spiega che “lo squillo che si sente è solo un segnale di latenza tra l’inizio della chiamata e il raggiungimento del primo ripetitore, che non è il portatile del destinatario”.

Se l’aereo è stato dirottato ed è ancora intero, dove si trova? In questo senso Air Journal, in un’interessante analisi (tra l’altro molto ottimista in merito), calcola come in teoria il B777 sia potuto atterrare su almeno 634 piste d’atterraggio sparse in 26 paesi tra l’India, Maldive, Pakistan, il Giappone e l’Australia: praticamente come trovare un ago in un pagliaio. Ancora più difficile sarà trovarlo se – come è probabile – durante il dirottamento qualcuno a terra ha temuto un possibile attentato, sulla scia di quanto accaduto a Manhattan l’11 settembre, tanto da abbatterlo in volo: i resti, probabilmente, non li troveranno mai, non conoscendo l’esatta ubicazione della caduta. Non sono mancate teorie del tutto inaspettate: una presunta devozione del Comandante Zagarie Ahmad Shah (53 anni e 18.365 ore di volo) al leader dell’opposizione malaisiana Anwar Ibrahim, condannato in sua presenza a 5 anni di reclusione (provocando lo choc di Shah), un’ipotesi dell’ex vice segretario di Stato americano Strobe Talbott, secondo cui si è trattato di un dirottamento mirato ad un attentato contro l’India (“la direzione, il carico di combustibile e la traiettoria portano alcuni a sospettare che dirottatori abbiano pianificato un attacco del tipo 11 settembre in una città indiana”).

Rivelazioni del Mail on Sunday, riprese da La Stampa, sostengono che “il pilota e il co-pilota (Fariq Bin Ab Hamid, 27 anni e 2.763 ore di volo alle spalle) del Boeing 777 della Malaysian Airlines avevano chiesto di non volare l’uno insieme all’altro”. Attriti tra i due? In questo video si possono vedere i controlli prima dell’imbarco. Restano i fatti: al momento le abitazioni dei piloti sono in fase di perquisizione (nella casa del capitano è presente un simulatore); le ricerche sono state sospese in attesa di identificare una possibile rotta che, secondo le autorità, interessa “due corridoi di volo per il Boeing 777: uno meridionale sull’oceano Indiano ed uno settentrionale sull’India ed il Pakistan”. Autorevoli fonti americani sostengono che il B777 sia sparito nel “punto perfetto“, al confine cioè tra lo spazio aereo malese e quello vietnamita. Una sorta di zona grigia. Il mistero è ancora fitto, resta l’unica speranza legata all’unico dispositivo che i piloti (o chi per loro) hanno dimenticato di disattivare: il Satcom, uno strumento che consente all’aereo di comunicare con il satellite e che ha lasciato l’ultima traccia attendibile dell’MH370.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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