Arte, cultura e spettacolo

Dalla cucina più famosa d’Italia ai legumi preconfezionati. “Vi racconto il mio MasterChef”

Dalla cucina più famosa d’Italia ai legumi preconfezionati. “Vi racconto il mio MasterChef”
Candido Marinelli

di Candido Marinelli
Forno a microonde. Piastra elettrica per la cottura mal funzionante. Cubetti di spinaci congelati e minestroni precotti. Niente che uno studente fuori sede non abbia affrontato. Eppure, ancora faccio fatica ad immaginarmela in questi panni. Per vanificare le mie titubanze, mi mostra il fornello elettrico in dotazione nel collegio che la ospita ad Urbino, dove è iscritta al primo anno di Farmacia all’Università “Carlo Bo”. Un “cimelio” dei primi anni ’90. Lei è Margherita Cicinelli, la più giovane tra i concorrenti in gara nell’ultima edizione italiana di MasterChef, conclusasi da un paio di settimane con il trionfo del piemontese Federico Francesco Ferrero. La sua avventura nel programma Sky non è stata particolarmente lunga, è uscita alla prima puntata. Tuttavia la storia della giovane pugliese, nata a Giovinazzo, “speziata” con il suo sorriso solare e la caparbietà acquisita di chi ha già vinto in cucina sfide ben più importanti, non solo ha colpito il pubblico a casa, ma ha commosso il più duro tra i giudici in gara: Joe Bastianich.

Candido Marinelli: La ringrazio per aver accettato l’invito del Corriere delle Puglie, è obbligo incominciare chiedendole…

Margherita Cicinelli: Dammi del tu , ti prego. Ho 18 anni!!

C.M. Allora raccontaci un po’ la tua esperienza a MasterChef.

M.C.: L’esperienza a MasterChef è stata la più emozionante di tutta la mia vita, era un concentrato di ansia e stress ma anche di grande felicità e soddisfazione. Ho provato una grandissima gioia quando ho ricevuto il grembiule ed ho avuto la conferma di essere tra gli aspiranti MasterChef. Purtroppo, a causa della breve durata della mia partecipazione, non si è creato un vero e proprio feeling con i giudici; al contrario con i miei colleghi ho legato molto, superando la rivalità. Infatti, seguire i loro percorsi a Masterchef  da telespettatrice è stato ancora più coinvolgente!

C.M.: Come definisci la tua cucina? Quanto è stato importante apprendere i segreti della tradizione culinaria pugliese dalla tua mamma, come hai dichiarato in alcune precedenti interviste, e come si è evoluta in base ai tuoi gusti?

M.C.: La passione per la cucina è nata grazie a mia madre che, come pugliese doc, ha sempre seguito la tradizione della nostra regione. Infatti ancora oggi prediligo prodotti e sapori tipicamente pugliesi cercando però di ridurre al massimo l’apporto calorico, per quanto possibile (sorride).

C.M.: Conoscendo “la cucina” dei fuori sede, immagino che per i tuoi coinquilini sia un vanto averti in casa. Quanto tempo dedichi alla tua passione?

M.C.: Sfortunatamente anch’io, da studentessa fuori sede, vivo di cubi di spinaci surgelati e legumi preconfezionati! Vivo in un collegio in cui non c’è una cucina ma solo un forno a microonde e una piastra elettrica dell’anteguerra, è una sofferenza! Quando torno a casa qualche weekend, per rimediare, lo passo a sfornare cibi di ogni genere, con buona pace di familiari ed amici.

C.M.: Quali sogni sono ancora custoditi nel tuo cassetto? Credi che la Puglia possa essere teatro dei tuoi successi?

M.C.: Sinceramente prima di MasterChef sentivo il bisogno di allontanarmi da casa, di diventare indipendente: volevo cavarmela con le mie forze. Nell’ultimo anno, infatti, ho dovuto affrontare molto cambiamenti che però, alla fine dei conti, mi hanno fatto crescere. La nostalgia della mia famiglia e della Puglia, qualche volta, si fa sentire, ma sono caparbia e decisa a realizzare i miei obiettivi.  Uno dei miei sogni nel cassetto è, dopo aver concluso gli studi, quello di seguire al 100% la mia passione, ad esempio aprendo un ristorante. E dove, se non nella mia amata Puglia?

C. M.: Ed ora, per concludere, un consiglio a chi aspira ad indossare il mitico grembiule nella prossima edizione di MasterChef.

M.C.: L’unico consiglio che posso dare a chi vuole iscriversi alle selezioni è quello di essere sempre se stessi e di portare un piatto che rispecchi non solo la loro cucina ma anche se stessi! (Ps: anche seguire un corso per tenere sotto controllo l’ansia sarebbe utile, ride).

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