Cronaca

L’Aja pone fine allo sterminio di balene in Giappone

L’Aja pone fine allo sterminio di balene in Giappone
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
Si conclude dopo quattro anni la causa intentata dall’Australia contro il Giappone attraverso una sentenza emanata dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja che impone ai nipponici di interrompere immediatamente la caccia alle balene. In realtà, nel 1986, una moratoria internazionale emanata dall’International Whaling Commission, ossia l’ente che si prefigge la tutela di questi esemplari a rischio di estinzione, proibisce la caccia dei cetacei. Purtroppo però ancora ai giorni nostri Norvegia, Islanda e, in maniera particolare, il Giappone cacciano questi animali marini. Proprio il Giappone, inoltre, ha costantemente giustificato l’attività di sterminio delle balene tentando di mascherare gli scopi prettamente commerciali alla base della caccia con motivazioni di ordine scientifico. Lo “Jarpa II”, infatti, è un progetto messo in atto dal Giappone e finalizzato alla ricerca, in favore del quale sarebbero stati catturati circa 3600 esemplari, numero esiguo considerato che le vittime complessive dell’attività condannata dall’Aia sono oltre diecimila, dal 1988.

Il progetto Jarpa II è stato quindi smantellato da un provvedimento della Corte Suprema dell’ONU che si è espressa con dodici voti favorevoli e solo quattro contrari e che ha così stabilito il divieto, per il Giappone, di autorizzare iniziative simili in futuro. Stando a quanto dichiarato dal ministro degli Esteri nipponico, la sentenza emanata 31 marzo 2014 e definita perciò storica nella lotta oramai longeva condotta contro i cacciatori di balene, sarà rispettata dal Giappone che in passato aveva già dovuto fronteggiare l’opposizione dell’esercito di “Sea Shepherd”, composto da contestatori che ostacolavano la cattura dei cetacei opponendosi fisicamente, ossia attraverso la formazione di barriere umane schierate contro le baleniere.

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