Arte, cultura e spettacolo

Circuito D’Autore, Bari ricorda la “New Hollywood”

Circuito D’Autore, Bari ricorda la “New Hollywood”

di Gianpiero Fato
Luci spente, silenzio in sala e il suono “sordo” dell’ormai proiezione digitale accompagnano l’inizio del film. I titoli di testa chiari, il motivetto familiare e la faccia di un giovanissimo Dustin Hoffman, il film in questione è “Il Laureato” di Mike Nichols. E’ con questa pellicola del lontano 1967, proiettata in lingua originale, che si apre il quarto appuntamento di “Due o tre cose che so di loro”, rassegna cinematografica a cadenza mensile, presentata da Circuito D’Autore e Apulia Film Commission, e curata dal critico e vicedirettore del Bif&st, Enrico Magrelli, che nell’occasione ha voluto ricordare l’epoca della “New Hollywood”. Al termine del film, Magrelli in compagnia della critica e saggista cinematografica Emanuela Martini, già direttore del Torino Film Festival, ha accompagnato il pubblico in sala, alla scoperta di quel periodo storico statunitense che ha visto l’ultima grande rivoluzione-evoluzione del cinema a stelle e strisce. Un periodo che si può classificare in un decennio che va dal 1967 al 1977, e che vede la rinascita dell’industria cinematografica americana, appunto chiamata “New Hollywood”, dopo un declino iniziato nell’immediato dopoguerra.

Emanuela Martini, infatti, analizza come dopo la seconda guerra mondiale, con il boom economico, il numero di spettatori al cinema cala vertiginosamente a causa della forte influenza che porta la televisione in quegli anni: “Hollywood è sempre stata lenta, e mentre la tv, la radio e le mode, i jeans, e la musica, avevano già capito qual era il pubblico sul quale puntare – il pubblico giovanile – il cinema era rimasto fossilizzato a un ideale vecchio stampo. In uscita vi erano solo i “kolossal”, e appunto questi, con ultimo fra tutti Cleopatra con Liz Taylor, portarono a un fallimento totale delle major”. Non da meno furono le forti influenze che provenivano dall’Europa, con la Nouvelle Vague francese e il cinema italiano. La svolta dunque si ebbe alla fine degli anni sessanta, durante i forti avvenimenti socio-politici, i movimenti sessantottini, gli omicidi politici, la guerra nel Vietnam e le lotte razziali. In quegli anni con le major in piena crisi, la New Hollywood porta alla creazione di produzioni indipendenti, vedendo così lo sviluppo di registi emergenti totalmente liberi di esprimersi avendo pieno controllo sulla lavorazione dei film e divenendo “autori” e non più semplici dipendenti delle case cinematografiche.

E’ in questi anni che crescono e si sviluppano registi oggi mostri sacri del cinema mondiale come Coppola, Scorsese, Lucas, Altman, Spielberg, De Palma, Pollack, Polanski, Cimino e tanti altri. Grazie alla loro inventiva, si è riusciti a rimodulare l’idea di racconto, reinventare le storie e i generi (il western rivisitato di Sam Peckinpah o la fantascienza epica di Guerre Stellari), portando sul grande schermo nuovi sentimenti, come l’inquietudine e la paranoia, nuove tipologie di linguaggio più volgare e diretto, i drammi dell’epoca come la guerra, il sesso e la droga, cambiando anche il paesaggio non solo geografico, sobborghi delle grandi città, deserto ecc., ma anche umano, come il popolo, la persona comune che diventerà protagonista e con la quale il pubblico riuscirà a immedesimarsi.

E con questa carrellata di avvenimenti che cambia anche lo stereotipo dell’attore-divo, bello e impossibile, sostituito da attori di comunque alto livello ma più fisicamente vicini al pubblico, bruttini o bassini; ed è così che iniziano ad emergere attori al tempo sconosciuti come Al Pacino, Robert De Niro, Dustin Hoffman, Jack Nicholson e molti altri. La fine della New Hollywood raccontata da Magrelli e Martini si dovrebbe collocare intorno alla fine degli anni ’70, quando iniziarono ad uscire i primi blockbuster e le major riuscirono a riappropriarsi del loro potere, ma in un certo senso la nuova faccia di Hollywood è riuscita a spingersi in là fino alla metà degli anni ’90. Il dibattito, conclusosi con i consueti auguri pasquali, ha lasciato spazio alla proiezione di un secondo film facente sempre parte dell’epoca citata, “Il braccio violento della legge”, chiudendo così la serata. Il prossimo appuntamento con la rassegna è programmato per il 15 e 16 Maggio con Luca Bandirali per analizzare la vita e le opere di Carlo Verdone.

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